Les Fleurs du Mal secondo Armand Rassenfosse

Les Fleurs du Mal Rassenfosse
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Sebbene sin dalla loro prima pubblicazione i “Fleurs du Mal” furono per molto tempo il centro di dissidi più meno virulenti i poemi di Charles Baudelaire restano dei capolavori di “una purezza di linguaggio e una semplicità di forma che producono un effetto poetico magnifico”, come scrisse la madre del poeta in una lettera destinata al secondo figlio, Claude-Alphonse.

In quel 1857 ci furono riviste all’avanguardia che ne pubblicarono dei poemi e critici che la lodarono, tra i quali Théophile Gautier o Barbey d’Aurevilly, ma l’opera venne sopratutto criticata aspramente, al punto da finire tra le segnalazioni dell’allora Ministro di Stato Achille Fould che, in una comunicazione al Procuratore Generale, elencava alcuni poemi definendoli “delitti di oltraggio alla morale pubblica”. Il 21 agosto 1857 il poeta dovette presentarsi sullo stesso banco degli imputati sul quale, qualche mese prima, era stato convocato Gustave Flaubert in difesa della sua “Madame Bovary”; Baudelaire ne uscì con una multa di 300 Franchi per l’editore e la condanna alla soppressione di 6 poemi dalla raccolta [1]. E mentre alla sbarra i suoi versi diventavano “maledetti”, il romanzo della adultera suicida dell’amico si era trasformata in una placida lettura.

La posizione dei “Fleurs du Mal” si capovolge a partire dal 1892. Lo scandalo e le urla di disprezzo si sono fatte più fievoli; è diminuito il numero dei detrattori ed aumentato quello degli elogiatori. È l’anno in cui il periodico “La Plume” istituisce una sottoscrizione per innalzare una statua a Baudelaire, sollecitando la collaborazione degli uomini di lettere. Risposta che non si fa aspettare e che non lascia dubbi sulla gloria del poeta tra critici, romanzieri e uomini di teatro, che lo salutano all’unanimità come l’ispiratore della migliore letteratura di quella fine secolo. Maeterlinck lo definirà “il padre della nostra generazione”. I “Fleurs du Mal” è stata infatti l’opera più innovativa ed influente, non solo del XIX ma anche del secolo successivo e, come per tutte le opere “universali”, venne spesso fatta oggetto di illustrazione.

Dopo Félicien Rops (1866) e Odilon Redon (1890), nel 1895 Armand Rassenfosse [2] viene scelto dalla Société des Cents Bibliophiles per illustrare i Fleurs du Mal in una edizione speciale. Lavoro complesso per il giovane autodidatta belga, che fino a qualche anno prima si era occupato dell’attività commerciale di famiglia: per il considerevole numero delle immagini richieste (170), ma sopratutto per l’arduo compito di raffigurare testi complessi per la loro indiscutibile portata metafisica e il loro valore poetico, incentrato su un vocabolario appartenente ad un ambito pluri-sensoriale, piuttosto che semplicemente fisico.

La scelta della Société, organizzazione nata allo scopo di dare rilievo all’incisione che stava perdendo terreno per la concorrenza subita dalla neonata fotografia, si appoggiava sul fatto che Rassenfosse fosse stato “amico e collaboratore di quel Félicien Rops, che a Baudelaire fu dilettissimo” [3]; ma l’artista vantava anche rare doti di fantasia ed insieme di osservazione dal vero. Scelta innovativa fu sopratutto quella di assegnare il lavoro ad un solo artista invece che ad un gruppo, cosa non rara all’epoca; l’allora presidente, un certo Rodrigues, decise infatti di optare per l’unità dell’opera illustrativa che solamente un unico autore poteva assicurare. E Rassenfosse fu il primo ad illustrare i Fleurs con una tale vastità di impegno.

Nato a Liegi nel 1862, figlio unico e destinato a succedere al padre commerciante di oggetti orientali, il giovane Armand si dilettava di disegno nel tempo libero, fino al suo incontro con il compatriota Felicien Rops, che fu per lui un mentore. Lo stesso Rops che vent’anni prima aveva ricevuto la commissione di illustrare i Fleurs du Mal, con dodici incisioni più un frontespizio e un retro [4].

Per sua stessa ammissione Armand Rassenfosse dà inizio alla sua vita d’artista nel 1890 “abbandonando il commercio per consacrarmi al disegno e all’incisione. E’ solo un anno dopo che cominciai ad intravedere cosa era davvero il disegno” [5]. La sua vita è generalmente descritta come una lunga lotta contro tutti i problemi tecnici, sopratutto per quel che riguarda la rappresentazione del corpo umano, quello della donna in particolare, che non cesserà di apparire nelle illustrazioni dell’opera di Baudelaire. È il suo tema preferito, sebbene lavori dal vero anche altri tipi di modelli: bambini, ragazzi, uomini, vecchi.

Rassenfosse è sostanzialmente un illustratore, lavorò molto nella realizzazione di cartelloni pubblicitari e di cartoline da disegno e, come Rops, anche lui si dedicò all’opera di Barbey d’Aurevilly, “Les Diaboliques”. È il disegno quello che più lo caratterizza ed è forse per questo che si dedicherà con grande passione all’arte dell’incisione.

Rispetto ai Fleurs, l’artista ha un approccio assai razionale riguardo ai testi; non sono per lui l’occasione per esercitare la fantasia come più gli piace; è più spesso fedele ai poemi, ma senza mai cadere in una rappresentazione troppo minuziosa né dettagliata; non amplifica il lato letterario e neppure i sottintesi del testo; accade che riprenda un elemento specifico del poema, che spesso è una donna nuda, ma la sua illustrazione non è mai una interpretazione, come invece era stato il caso di Odilon Redon nella edizione del 1890.

Ed è proprio questa assenza della propria presenza, la ragione per la quale molti sono gli ammiratori che vantano i meriti di Rassenfosse: “Ha compreso perfettamente che il suo compito esigeva una totale subordinazione. L’artista non ha il diritto di sostituirsi al poeta o allo scrittore, di commentarlo o di sottolineare le intenzioni che gli attribuisce, altrimenti l’illustrazione non è altro che un impaccio e una offesa” [6].

E sono molte le illustrazioni vicine ai testi: “Lola de Valence” è un poemetto la cui origine è nel quadro omonimo dipinto da Manet nel 1862 e che Rassenfosse illustra con la donna in abito spagnolo di cui parla Baudelaire; “A Théodore de Bainville” è illustrato semplicemente con una lira, il simbolo più adatto all’amico poeta. Ma l’immaginazione non manca, pur restando molto attinente al testo: per “Spleen”, partendo dai versi
Je suis come le roi d’un pays pluvieux/Riche, mais impuissant, jeune et pourtant très vieux […]” [7], disegna un uomo annoiato, malato ed accasciato su una grande poltrona; oppure per “L’Amour et le Crâne” considerando i primi versi
L’Amour est assis suo le crâne/de l’Humanité/et sur ce trône profane/Au dire effronté,/Souffle gaiment des bulles rondes/Qui montent dans l’air […]” [8], disegna un putto seduto sulla testa di un morto mentre gioiosamente fa bolle di sapone.
Una subordinazione però che non è servilismo: spesso infatti traspone gli elementi. Ne è un esempio il colore verde degli occhi degli amanti ne “Le Poison” che Rassenfosse non dimentica, ma che sposta su un altro elemento del disegno; e così il verde domina il fondo e si trasferisce sul ritratto della donna, mentre il ritratto in seppia dell’uomo resta senza colore. Altro frequente atteggiamento dell’artista sta nel minimizzare l’importanza del testo; quando infatti l’impatto della parola crea un’immagine disturbante le sue incisioni risultano meno potenti, come nel caso dei testi “demoniaci”. Rassenfosse è più equilibrato del “poeta maledetto”; è un artista riflessivo e il suo approccio ai testi mostra proprio questa lettura logica, luminosa, positiva, che lo spinge ad escludere il lato “malefico” che il poeta invece affida spesso ai suoi poemi. Ne è un esempio “Je t’adore à l’égale de la voûte nocturne”: al posto della donna fredda e crudele che tortura il poeta, l’artista opta per un paesaggio notturno dominato da una luna lattea [9].
E sono molte queste incisioni che non rendono affatto l’atmosfera tesa dei testi, né l’inquietudine interiore, né il dolore dei personaggi; al contrario, l’universo dei disegni resta statico e non si appoggia sul malessere psicologico del poeta.

Le immagini di Rassenfosse sono piacevoli, spesso malinconiche, a volte non prive di un accento d’umorismo [10] e dai contorni sempre armoniosi. Concepite spesso separate dal testo, ognuna con il proprio corpo e la propria identità, sono tutte prive di cornice e a volte debordano sullo stesso poema [11]. Realizzate per la parte superiore della pagina, le immagini variano di posizione: sebbene infatti, esse si concentrino generalmente sulla parte destra del foglio, a causa della rilegatura, alcune sono anche a sinistra, probabilmente per non annoiare il lettore o i bibliofili.

La prima edizione interamente illustrata (e costosa) dei Fleurs chiese all’artista tre anni di lavorazione (venne pubblicata nel 1899). La questione della statua dedicata a Baudelaire aveva cambiato molto lo stato d’animo del pubblico nei confronti dell’opera maggiore del poeta, ma il progetto editoriale concepito dalla Société poteva essere destinato solo ad un pubblico certamente colto e amante dei libri, ma indubbiamente benestante. La prima edizione che apparve a maggio 1899 in 150 esemplari riscosse un enorme successo, tanto da spingere alla pubblicazione di altre due edizioni (nel 1900 e nel 1901) con la stessa tiratura di 150 esemplari ciascuna.

Rassenfosse si dedicò ai Fleurs anche per una edizione del 1903 di cui illustrò solo i poemi condannati e che, pubblicata in soli 41 esemplari non venne mai messa in commercio. L’opera del 1899 però è oggi a disposizione di tutti; sul suo sito,  la Biblioteca Nazionale Francese permette di sfogliare le belle pagine illustrate: splendide introduzioni ai poemi immortali di Charles Baudelaire.

V.Ch.

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Note:
1. A Celle qui est trop gaie, Les Bijoux, Le Lethé, Lesbos, Femmes damnées, Métamorphose du Vampire.
2. Liegi, 1862-1934
3. Vittorio Pica, in “Emporium” del 1971
4. In realtà Rops realizzerà un’unica acquaforte, quella del frontespizio che fu molto apprezzata da Baudelaire, il quale ritrovava tradotta da un’artista che apprezzava moltissimo, l’idea di morte che gli stava a cuore. La pubblicazione, Les Epaves, che riuniva i 6 poemi condannati e ulteriori quattro poemi inediti, uscì in una prima edizione di 250 esemplari nel 1866; la seconda edizione dello stesso anno fu di 500 esemplari, a dimostrazione del sempre maggior consenso che i Fleurs cominciavano ad ottenere dal pubblico.
5. A. Rassenfosse – Lettere conservate nel Cabinet d’Estampes della Biblioteca Nazionale di Parigi, e citate in “La Grave”, da Rouir nel 1850
6. Paul Neveux in Vie Wallone, Liegi, aprile 1934
7. “Sono come il re di un paese piovoso/Ricco, ma impotente, giovane eppure molto vecchio…”
8. “L’Amore è seduto sulla testa dell’Umanità/ E su questo trono profano/con un sorriso sfrontato/soffia allegramente delle bolle rotonde/che salgono in aria…”
9. Nelle sue “interpretazioni” per un’edizione dei Fleurs del 1890, il pittore Odilon Redon per lo stesso poema sceglie invece proprio l’immagine di una donna dagli occhi chiusi, in un atteggiamento algido ed altero.
10. La pagina per il poema “Une Charogne” è decorata anche da una mosca che passeggia nelle vicinanze del testo.
11. Ad esempio “La Pipe”, “Sisina”, “Une dame creole

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