L’Ètang di Gisèle Vienne, uno stagno su cui riflettere

L’Ètang di Gisele Vienne © Jean Louis Fernandez
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Frastuono. Luce fredda. Bambole, come adolescenti dopo un party pieno di eccessi, collassate in una camera che ricorda un sinistro simulacro.
Caos.

Un uomo, dotato di guanti, con la massima cura, sposta i corpi inerti dei manichini. Come a voler ripulire una scena del crimine.

L’Ètang, Lo Stagno, di Gisèle Vienne, tratto dall’omonimo scritto di Walser, presentato alla XVII edizione dello Short Theatre di Roma, insieme alla mostra dell’artista: 40 Portraits (2003-2008) al Mattatoio, racconta la violenza, la disfunzionalità e il fallimento della famiglia borghese.

La regista mostra come tutta l’anaffettività generata all’interno di questo microcosmo, piombi sui ragazzi, lacerandone l’identità. E amplifica questo messaggio adottando il monologo a più voci come forma per l’intero spettacolo. Il giovanissimo protagonista, Fritz, non parla solo per se stesso ma anche a tutti per gli altri personaggi che, nel corso della sua breve vita, lo hanno ferito, mettendo in drammatica evidenza la frammentazione schizoide che connota la sua personalità.

Le attrici: Adèle Haenel e la sua interlocutrice, Henrietta Wallberg, sono spaventosamente talentuose.
L’entrata in scena in slow motion è di grande effetto, creando una forte ambiguità tra le bambole, con cui si apre lo spettacolo, e le attrici; dal momento che le prime appaiono più umanizzate delle altre.

L’Ètang di Gisele Vienne © Jean Louis Fernandez
L’Ètang di Gisele Vienne © Jean Louis Fernandez

Il movimento lento, sincopato, plastico caratterizza tutta la pièce. Trasformando la dilatazione del tempo in uno strumento per creare un’atmosfera disturbante e distorta; per amplificarne il dramma, instillandolo goccia per goccia. Come se, attraverso il movimento a rallentatore e la narrazione ai limiti dell’assurdo, la regista cercasse di fagocitare il pubblico, inglobandolo in questa dimensione vischiosa, perversa e malata.

Lo spettacolo, con lucidità e freddezza, racconta, sprigionandola in sala, la violenza incubata all’interno del nucleo famigliare che emerge dagli atteggiamenti seduttivi e grotteschi della madre e dai dialoghi fittizi di Fritz. In particolare, sono le affermazioni apparentemente più banali, come il commento sul naturale amore delle madri per i figli, a rivelarsi maggiormente letali e taglienti. E l’elemento più inquietante, in questo contesto velenoso, è che il giovane a questa violenza si è talmente avvezzato, d’aver costruito con essa un rapporto ambiguo e sadomasochistico, per cui, da una parte la teme, dall’altra sembra trarne piacere.

La figura della madre è inquietante. La sua presenza sul palco, paradossalmente ne rafforza la totale assenza e la rende, nella sua malata normalità, demoniaca. La consapevolezza e la vacuità con cui, accuratamente, porta verso il baratro, direi: verso lo “stagno” la sua prole, inducendo il figlio a mettere in scena il proprio suicidio, farebbe impallidire Medea e Giocastra, dal momento che non manca un’allusione alla sessualità incestuosa.

Con il procedere dell’azione, l’atmosfera si fa sempre più surreale e tossica, come se gli stupefacenti assunti da Fritz si sprigionassero nell’aria e cominciassero a fare effetto sul pubblico per indurlo a pensare che: “In fondo tutti potrebbero essere come Fritz”. “Tutti potrebbero esserne la madre”. Data la reazione di spaesamento degli spettatori in sala (sold out), credo che la regista abbia effettivamente colpito nel segno.

Il talento di gisel vienne e delle attrici nel rappresentare queste personalità psicotiche è indubbio. E, poiché ritengo che in generale gli esseri umani non siano solo come quelli descritti, ma siano anche capaci di decidere e, soprattutto di amare, penso che la visione offerta dallo spettacolo possa essere preziosa per riflettere sulla genesi della malattia mentale, trasformando così L’Ètang, Lo Stagno in uno strumento di crescita nella speranza che i nuclei famigliari diventino sempre meno luoghi in cui perdersi o affogare.
resa o morte.

Ludovica Palmieri

 

L’Ètang, di Gisèle Vienne
basato sul testo originale Der Teich (The Pond) di Robert Walser
ideazione, direzione, scenografia, drammaturgia Gisèle Vienne
con Adèle Haenel e Henrietta Wallberg
adattamento del testo Adèle Haenel, Julie Shanahan, Henrietta Wallberg in collaborazione con Gisèle Vienne
luci Yves Godin
sound design Adrien Michel
musiche originali Stephen F. O’Malley e François J. Bonnet
tour assistant Sophie Demeyer
occhio esterno Dennis Cooper e Anja Rottgerkamp
collaborazione alla scenografia Maroussia Vaes
progettazione delle marionette Gisèle Vienne
costruzione dei burattini Raphaël Rubbens, Dorothéa Vienne-Pollak e Gisèle Vienne in collaborazione con il Théâtre National de Bretagne
produzione scenografie Nanterre-Amandiers CDN
scenografie e allestimento Gisèle Vienne, Camille Queval e Guillaume Dumont
costumi Gisèle Vienne e Camille Queval
parrucche e trucco Mélanie Gerbeaux
direzione tecnica Erik Houllier
sound engineer Mareike Trillhaas
direzione luci Samuel Dosière
direzione scenografica Jack McWeeny
in collaborazione con Kerstin Daley-Baradel e Ruth Vega Fernandez

produzione e touring Alma Office: Anne-Lise Gobin, Camille Queval e Andrea Kerr
amministrazione Cloé Haas e Giovanna Rua
produzione DACM / Company Gisèle Vienne
co-produzione Nanterre-Amandiers CDN / Théâtre National de Bretagne / Maillon, Théâtre de Strasbourg – Scène européenne / Holland Festival, Amsterdam / Fonds Transfabrik – Fonds franco-allemand pour le spectacle vivant / Centre Culturel André Malraux (Vandoeuvre-lès-Nancy) / Comédie de Genève / La Filature – Scène nationale de Mulhouse / Le Manège – Scène nationale de Reims / MC2 : Grenoble / Ruhrtriennale / Tandem Scène nationale / Kaserne Basel / International Summer Festival Kampnagel Hamburg / Festival d’Automne à Paris / Théâtre Garonne / CCN2 – Centre Chorégraphique national de Grenoble / BIT Teatergarasjen, Bergen / Black Box Teater, Oslo
con il supporto di CN D Centre national de la danse, La Colline – théâtre national e Théâtre Vidy-Lausanne
DACM / Company Gisèle Vienne è supportata da Ministère de la culture et de la Communication – DRAC Grand Est, the Région Grand Est and Ville de Strasbourg
e da Institut Français for international touring e Dance Reflections by Van Cleef & Arpels

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