L’Etica urbana, le città e la Grecia antica

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I nomi famosi sono scolpiti nella roccia e nel marmo bianco, i nomi comuni saranno soprascritti soltanto nel cielo arancio del tramonto dai veloci ghirigori degli stormi migranti in strane volute. Sono attimi ma tutti saremo registrati altrimenti a che servirebbero quei riccioli volanti?
E pensare che qualche giorno fa ho letto all’istante il mio insolito nome, Eustacchio Franco nel volo degli uccelli migranti. Basta saper fare lettura veloce e poi più nulla non come l’Etica personale che mi porto addosso e che non mi molla… non so in quale organo l’ho riposta illudendomi che sia stabile e invece anch’essa è un volo di stormi migranti.
Le città non sono come le persone che ci prendono in giro, l’Etica urbana ci sovrasta sempre anche perché segue la sua cabala per questo le città ci opprimono e le amiamo al tempo stesso.
Roma eterna non è stata forse fondata da un volo di stormi migranti che poi si sono fermati e girano ancora attorno al cielo speciale di Roma?
Le città etrusche erano fondate come specchi di cielo ma aspettano ancora che le nuvole scompaiano

L’Autunno è il periodo migliore per il volo fantasmagorico degli stormi degli uccelli migratori verso qualunque Sud. Si divertono dentro le loro bellissime coreografie caleidoscopiche e proprio sulle città. Perché sulle città?
Perché nei loro istinti misteriosi c’è la voglia di fermarsi sulle più svettanti guglie urbane. Per guardare la città dall’alto, meglio di quanto vediamo noi. A volo d’uccello, appunto. Questa è la migliore “Etica urbana”. Che contempla dal cielo il bello e il brutto insieme, come da un palco teatrale regale.
È l’Etica che cerchiamo. Tutta scritta nei Voli migratori augurali dell’anima, appena sotto i nostri cervelli matematici.
E che noi non riusciamo ancora ad interpretare in modo chiaro. Gli uccelli migratori si.
Moltiplichiamo allora le antiche guglie urbane, e non solo le Guglie-Grattacieli.
Guglie urla come facevamo una volta. Forse quando sapremo anche noi volare, solo aprendo le ali delle braccia, ci poggeremo sulle nostre guglie eccelse, e leggeremo meglio i ghirigori degli uccelli migratori, ma anche i nostri destini. Parleremo con loro di noi e noi di loro. Sapremo chi siamo veramente. Dimenticando le nostre piccole storie troppo singole [involuzione di individualismi storici], che offuscano il nostro senso etico.
E così il volo all’unisono dello stormo degli uccelli, proprio sulle nostre Città, scriverà per noi e con noi, nuove poesie di Etica urbana. A mezz’aria senza spazio e senza tempo.
Anonimo

Grecia Antica

È molto suggestiva l’origine dell’antico termine greco di “Etica”, derivante da Ethos (ἦθος), che significava, allora, e in modo fascinoso, “posto dove vivere”. Il senso astratto era quello di “luogo”, che, in un certo senso, indicava non solo lo “spazio fisico”, ma anche il recinto irreale del sentimento e del mistero del vivere. Per i popoli che vi si insediavano e per quelli che sarebbero venuti nel futuro, costruendo ambienti funzionali e magici al tempo stesso.

Il senso meta-figurato di “umano” era tale solo in quanto incastrato nel “luogo”, e, forse, non viceversa. “Luogo” che poi si è chiamato Città, Polis – che per l’antica Grecia molto più significativa del solo concetto di Città.
Non era solo un insieme di case e di ripari, ma anche “luoghi” fragili di incontro e di pensiero – il Tempio e l’Agorà – simboli di incantesimi misteriosi. Espressi dentro e fuori la suprema architettura greca, parallela espressione di “sezione” aurea di Città.

L’etimologia greca ha inventato e tracciato, per prima in modo chiaro, i confini simbolici dell’Etica urbana, eterea, dentro la quale stava il campo della marmorea Etica greca.
Il significato di Città-luogo greca era anche la concatenazione religiosa di un misto umano-divino. Quella dei “miti”, i vangeli greci tramandati a voce, che incastravano la vita dei mortali con quella immortale gli Dei, dei Semidei e degli Eroi Greci, che vivevano poco più lontano, sul Monte Olimpo.
Un Paradiso greco molto folto, dove ogni singolo Divino rappresentava un sentimento umano per volta, ed erano tanti, quanti sono i sentimenti umani. Spiegati, se non “inventati”, proprio dallo spirito della Grecia. Addirittura un Dio per ogni greco….

Gli Dei greci stavano, in particolare, anche (soprattutto) dentro le Città greche. Forse per questo le Città-Stato della Grecia non avevano bisogno di espandersi. Bastavano a loro stessi e ai loro Dei, cui non piaceva espatriare.

Grecia Atene Acropoli
Atene, Acropoli. Foto Maurizio Stanziano 2005

Se i Greci occuparono l’Italia meridionale per fondarvi nuove Città-Colonie – Magna Grecia, Graecia Maior – e se non è stata espansione di potere, allora il motivo essenziale di questo meraviglio processo di sviluppo italico meridionale, è consistito soprattutto nell’apertura di nuovi mercati (vocazione mercantile navale della Grecia), offrendo occasioni di vita ad una parte consistente di demos, il “popolo” greco meno privilegiato.
Si può dire che sono stati proprio i Greci ad inventare il primo sistema di “colonizzazione” di territori collegati con la terra madre, mantenendo con essa forti legami di lingua e soprattutto di cultura. L’Urbanistica di fondazione delle nuove Città in territorio italico era quella greca, ancora oggi riconoscibile nello spirito grecizzante, sia pure con l’aggiunta successiva dell’ordine urbano romano.
Tale grecità sta soprattutto nella “meridionalità aperta” del Sud Italia, nella sua fantasia, e cultura intesa non necessariamente sotto l’aspetto “dotto”, nonostante le successive dominazioni culturali di altri Popoli.
Questo dice che all’Etica delle antiche Città meridionali si è protratta e protrae ancora. Siamo figli della Grecia e del suo influsso filosofico sotto traccia.

Le guerre greche, quindi, non erano “tirate” per espandere i confini, bensì per assoggettare chi avrebbe lavorato per loro, e liberare i filosofi greci per espandere all’infinito il “pensiero greco”. O per costruire meglio i pensieri umani, come lotta e impulso massimo per un unica vita, secondo le credenze greche, e nella quale gli antichi Greci riponevano ogni idea razionale ed irrazionale [la religione greca non aveva una speranza di una vita eterna dopo la vita terrena].

I Greci pensavano, pensavano…Oggi noi non possiamo pensare senza un cenno di quello che loro avevano già mentalmente elaborato. Come dire che avevano già pensato tutto loro, con etimologie lessicali in continuo movimento.

Il grande pensiero filosofico greco aveva capito che la mente elabora pensieri attraverso immagini, reali o archetipi, che si trasformavano necessariamente in parole, e queste in un linguaggio strutturato. Questo meccanismo, circolare, necessitava di una specie di “programma sequenziale” primordiale. E questo era l’etimologia greca. Parole composte, significati multipli, polivalenti. Articolazione di prefissi, suffissi…..
Le nostre etimologie attuali sono ferme. Anzi. Per esprimere le nostre immagini attraverso parole – perché le parole sono sempre traduzioni di immagini -, facciamo giri di parole.
Forse per questo perdendo di vista anche le logiche delle nostre Identità ed Etiche, anche in termini urbani. Città balbettanti.
Dobbiamo ritornare alle analisi dei concetti/sensazioni, anche attraverso le ricerche ed invenzioni etimologiche delle parole, e delle immagini-concetti che stanno dietro le parole. Le Città sono un ottimo esercizio per questa operazione linguistica strutturale. In senso etico generale.

E così per tutti gli altri motivi di unicità culturale della antica supremazia greca, come se un Dio assoluto, a prescindere dai tempi e dalle Religioni, avesse deciso, ora per allora, di regalarci una linfa vitale, antica e moderna, per allungare i nostri tempi infiniti.

Potremmo, allora, andare oltre e dire che, attraverso i giochi mentali dei filosofi greci, in particolare, e di cui detto, la forza culturale antica della Grecia è stata, di fatto, una specie di “imperialismo intellettuale greco” ante litteram, giocato tutto, a livello soft ovviamente, sulla diffusione e conquista culturale dell’intero mondo allora conosciuto.
Nel periodo ellenistico, infatti, ogni elaborazione e rappresentazione culturale anche di altri popoli e Civiltà, è stata tradotta nella lingua greca.
Le iscrizioni egizie non sono state interpretate grazie alla famosa Rosetta, una trascrizione simultanea greco-egizia? Così come i Vangeli canonici ed apocrifi scritti e divulgati anche in greco? E altro.
L’“Imperialismo greco” è stato, quindi, inteso ed assunto come espansione della identità-eticità globale, spaziale e temporale, poi senza etichetta, greca o altro. Anche se di fatto perché è proprio la forma del prevalente imperialismo greco ad essere arrivato a influenzare stabilmente anche noi contemporanei.

Il “luogo” greco di eccellenza divina, come noto, era l’Olimpo, la montagna più alta della Grecia settentrionale, non lontano dal mare Egeo. Era il “luogo” dell’anima greca – l’anemos, “soffio”, “vento” -, rappresentata come emergenza quasi rarefatta, costruita, con tutta la filosofia e l’“Arte” possibile del tempo, tutt’attorno come un vestito bellissimo, cucito tutt’attorno all’anima.
Il Paradiso greco era composto dalle loro straordinarie intuizioni, con la loro fantasiosa religiosità, che faceva la somma di tutto quello che c’era che di più bello si potesse allora immaginare. Il mondo greco, un’eccezione nella storia dell’uomo. Tutto un “mito” in senso storico e in modo anche immaginifico.

Il miracolo della continuità culturale greca sorprendentemente sta soprattutto nel ruolo particolare, e determinante, assegnato all’Arte, il cui obiettivo non era, è ancora non è, solo il mezzo per provare qualche emozione sporadica, ma rimane, ancora oggi, la freccia infinita che trapassa tutto, per scardinare i pensieri e gli schemi mentali rigidi. Per questo le Città hanno bisogno di senso universale espresso dall’Arte, in particolare alla scala macro della “Arte urbana”. Sia pure ricordando che l’Arte è anche “follia” indistinta, oltre la sola razionalità.
Molte Città che si arrendono alla banalità della Urbanistica corrente – quindi non intesa come Arte massima sommata -, pertanto solo tremendamente “funzionale”, o, peggio, asservita al dilagante “globalismo urbano” che media tutto, eliminano qualsiasi requisito e possibilità di identità specifica, e, quindi, di corrispondente Etica urbana, nel modo di cui parliamo. Omologando semplicemente, ed annullando ogni discorso di Identità e di Etica, soprattutto perché quest’ultima non può essere mediata senza colori.

È questo, in definitiva il tragitto misterioso e di grande portata – che viene da lontano e da vicino – che propone l’Etica urbana impalpabile.
Che nelle successive civiltà future, dovrà/potrà “riavvicinare” gli uomini dentro i loro “luoghi”. Semplificando, nel contempo, la Conoscenza dell’anima, il cui posto deputato è anche dentro le Città, con lo scopo preciso di veicolare più facilmente in tempi immediati e quotidiani, i nostri moti spirituali e le nostre vocazioni inespresse, dentro i frattali contemporanei più fitti.

L’altro termine-aggettivo greco, che porta significati ancora più misteriosi e fantasiosi, è quello di “ethikos” (ἠθικός), che si evolve in più complesso significato di “teoria del vivere”, cioè di “comportamento”, teso alla costruzione progressiva di una cultura interiorizzata. Pronta ad esplodere in nuovi salti, anche pragmatici, di Civiltà aperta (il contrario di quello che succede con le chiusure attuali).
Qualcosa che stazioni perennemente dentro di noi, e che non necessariamente diventi testo solo “parlato”, ovvero incastrato in “norme” troppo semplificative in termini di vita pratica, fino alle conseguenti Morali incerte, fonti di discussioni infinite senza risultati.

In effetti dobbiamo tornare a vivere dentro “pratiche etiche” sempre meno rappresentate da sole “immagini convenzionali”. Viceversa pluri-significanti”, sia pure “percettive”, anche inconsapevoli, tacite, avvertite al livello di riscoperta sensibilità personale e di Gruppo e, soprattutto, di Città. Comprese le credenze, le antiche tradizioni, le emozioni, i sentimenti….. quindi oltre la attuale fisicità neutra delle Città neutre. Si salvano queste eticamente significanti.
Le “Città etiche” non aspettano altro che riportarci sui nostri palcoscenici, per riprendere le nostre “rappresentazioni”. Girovagando attenti, come una volta facevamo, e non solo come turisti, nelle nostre Città come “luoghi” amati, inseparabili, annusandole di nuovo come effluvi impercettibili e corroboranti, lungo le strade e le piazze fascinose delle nostre delle Città del cuore, dalle quali non vorremmo mai allontanarci, e alle quali, se siamo lontani, vorremmo sempre ritornare.

Nel linguaggio francese tutto ciò viene distinto in modo significativo, tra ville e cité, distinguendo il fascino delle Città dalla loro fisicità.
Ville è la città nel suo complesso geografico, cité designa il “luogo”, per giunta con una speciale sensibilità francese. Un alter-ego della Città nel suo complesso. Intendendo, in particolare, il modo in cui la gente vi abita, vive e “sente” i “luoghi”, in modo stretto. Balla, canta, ride, oltre che piangere. Anche questa condizione obbligata del vivere.
Quando seguo il Tour de France , mi sembra di scoprire un “tifo sportivo” oltre il tifo. Una occasione di festa oltre l’evento, tra persone che si ritrovano e stringono tra loro il momento che i ciclisti omaggiano, transitando veloci come fulmini, il loro Villaggio pittoresco, e rinsaldano, così, i legami, evento dopo evento.

siena panorama
Siena

La coincidenza italiana di “spazio” e “luogo”, a sua volta, non sempre svilisce i concetti di Città unica. La nostra è una sensibilità diversa, che sembra solo apparentemente celebrare di più l’evento sportivo. Durante i Giri d’Italia talvolta sembriamo distratti e trascuriamo l’opportunità di rappresentare meglio il nostro senso urbano collettivo, insieme all’ovvia esaltazione della bellezza storica-artistica del paesaggio italiano.
Forse è opportuno non esagerare nemmeno con il contrario, evitando sdoppiamenti eccessivi, tanto da confonderci.

Le Città sono, anche e purtroppo, sedi ideali di lotte sociali, politiche, economiche di vario tipo e livello, radicalizzato l’Etica urbana in termini diametralmente opposti. Confermando, al tempo stesso, la loro esistenza/essenza complessa.
Le tribune urbane sono Etica di avanzamento, evitando, in particolare le guerriglie, soprattutto quando sono guidate dall’esterno.
Le Città devono interessarsi anche dei livelli della sicurezza urbana globale – è una delle priorità dei momenti storici che viviamo – difendendo le conquiste che siamo riuscite a mettere nel carrello della nostra identità complessiva. Resilienza Etica.

Si deduce, in questo modo, che l’Etica in generale, percorre l’intero ciclo umano, soprattutto nella forma accompagnatrice dell’Etica urbana, che è fatta di vita a tutto tondo.
Sono flussi vaporosi di sentimenti, non codificati, che si traducono, nella prassi, nella “Morale”, che è l’Etica che si esplicita si concretizza, si solidifica, visibile, inquadrata in “norme e leggi”.
L’Etica primaria è in un certo senso refrattaria alla “strutturazione”, a sua volta diventando Etica morale, attraverso esplicitazioni pratiche.
Il buon vivere ha bisogno, comunque, di questo filo conduttore continuo dell’Etica-Morale, che diventa circolare, rimanendo il principio-base che è la norma che può scaturire ed adeguarsi al senso interiorizzato dell’Etica, uscendo da essa, e non il contrario.

L’antica Grecia sembra che sia stata la prima palestra storica, nella quale il pensiero filosofico greco ha tracciato la originaria struttura dell’Etica, giunta, poi, fino a noi (in effetti connaturata nel corpo teorico della stessa filosofia greca), per pervenire in modo graduale, ma sempre filosofico, alla pratica “morale”. A sua volta sostanziante della più specifica connotazione di “Polis”, come accennato all’inizio.
Ovviamente differenziandosi nelle varie connotazioni delle diverse città-Stato greche.

Potremmo dire che l’Etica era anche incastrata nel complesso della grande “mitologia greca”, che non proponeva storielle, ma che delineava, in versione poetica, la prima “filosofia della fantasia”.
Potremmo anche pensare la mitologia greca come fuori del corpo filosofico vero e proprio, e generata dal popolo greco come traduzione semplice della complessa filosofia in storie complesse e visibili, che si radicavano come Religione “costruita”, ovvero, al tempo stesso, “scaturita” dal furore eroico, erotico del popolo greco arcaico.
L’Eros greco (non quello del desiderio solo sessuale, come oggi abbiamo ridotto) era la spinta che muoveva il popolo verso un futuro di vita, che si concluderà in se stessa (?).
Ma i “miti” greci erano anche così significativi, che non potevano essere estranei alla stessa filosofia greca.
Miti arcaici di violenza, che era forza. Miti di desiderio, soprattutto di felicità senza sbocchi di vita eterna. Gli Dei, da parte loro, partecipavano e ci sfidavano in risse per la vita finita nel modo più eroico.
L’Etica urbana non è ovviamente una caratteristica di una sola epoca storica, pur grandiosa come quella greca. Appartiene ad una storia lunghissima, che arriva fino a noi e proseguirà oltre.
E non è nemmeno una questione di storia. Appartiene alle “cose” della Città e alle “persone” che vivono dentro la Città e viceversa. Dentro un significato che è prima e dopo le cose e le persone.
Per questo il discorso sull’Etica urbana continua, risentendoci a breve.

Franco Eustacchio Antonucci

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