Letizia va alla guerra di Agnese Fallongo

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Tre grandi donne, due guerre mondiali, un sottile fil rouge ad unirle: uno stesso nome, un unico destino. Letizia va alla guerra è un racconto tragicomico, di tenerezza e verità. Tre donne del popolo, irrimediabilmente travolte dalla guerra nel loro quotidiano, che si ritroveranno a sconvolgere le proprie vite e a compiere, in nome dell’amore, piccoli grandi atti di coraggio.

La prima Letizia è una giovane sposa, partita dalla Sicilia per il fronte carnico, in Friuli, come “portatrice di gerle” durante la Prima Guerra Mondiale, nella speranza di ritrovare suo marito, Michele, chiamato alle armi il giorno stesso delle nozze.
La seconda Letizia, invece, è un’orfanella cresciuta a Littoria (Latina) dalle suore e riconosciuta dalla zia, unica parente rimastale, solo dopo aver raggiunto la maggiore età. I suoi 21 anni, compiuti nel giugno del 1940, coincideranno, però, con l’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale al fianco della Germania. Sarà proprio la richiesta di incremento di personale femminile per il contesto bellico a condurla a Roma piena di speranze e aspettative per il futuro.
Infine Suor Letizia, un’anziana sorella dalle origini venete e dai modi bruschi che, presi i voti in tarda età vinta dal senso di colpa per un errore di gioventù, si rivelerà essere, suo malgrado, il sorprendente”trait d’union” dei destini di queste donne tanto lontane quanto unite.

Tre storie di vita, narrate rispettivamente in dialetto siciliano, romano e veneto che si susseguono come tre capitoli di un unico racconto. Un omaggio alle vite preziose di persone “comuni”, che, pur senza esserne protagoniste, hanno fatto la Storia.
Impreziosito da musiche e canzoni popolari eseguite dal vivo, prende vita un brillante, triplo “soliloquio dialogato”, che, pur nel suo retrogusto amaro, saprà accompagnare lo spettatore in un viaggio ironico e scanzonato. Uno spettacolo delicato che racconta uno spaccato drammatico della storia d’Italia: la Prima e la Seconda Guerra Mondiale; capace, tuttavia, di alternare momenti di pura comicità ad attimi di commozione, in un susseguirsi di situazioni dal ritmo incalzante in cui spesso una lacrima lascia il posto al sorriso.

Ho avuto l’occasione di vedere questo spettacolo presso il Teatro della Cometa di Roma, il 9 Aprile 2019, che, anche se piccolo, è una struttura molto affascinante e con una programmazione piuttosto interessante.
Lo spettacolo, ideato d Agnese Fallongo per la regia di Adriano Evangelisti, merita di essere visto.
Sul palco abbiamo due attori, Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, che tra le altre cose suona dal vivo alcune canzoni popolari. Lo spettacolo è ben realizzato, e attraverso una scenografia essenziale, su fondo nero, permette allo spettatore di viaggiare nel tempo: due grandi cornici, delle scatole, alcune sedie. Le cornici in particolare diventano elemento di traslitterazione temporale. Esse diventano di volta in volta, porte, fotografie, elementi della storia, strumenti di ricordo.
Le tre Letizia rappresentate nello spettacolo, parlano prima in siciliano, poi in romano, e infine in veneto. In questo senso va riconosciuta la grande capacità interpretativa di Agnese Fallongo, che padroneggia egregiamente i dialetti italiani e mostra grande sensibilità di immedesimazione. Non è da tutti i giorni incontrare sul palco una attrice di così grande ecleticcità. Anche la postura dei personaggi che vengono raccontati sul palco, si modifica in funzione della storia da raccontare, tanto che alle volte si hanno dei dubbi sul fatto che l’attrice sia la stessa. Ad onor del vero, anche Tiziano Caputo merita particolare menzione, dimostrando di sapere maneggiare i ruoli in maniera eccellente. Tale capacità, si esprime soprattutto nella introduzione al terzo personaggio, quello della suora, che fra i tre, è forse quello maggiormente cesellato.
Il testo è sospeso fra il drammatico e lo scherzoso, attraversato però sempre da un profondo rispetto per le persone che vengono raccontate. In fondo questo giocare sui registri, altro non è che la metafora del reale, dove si vive sospesi fra dramma e farsa.
Uno spettacolo che racconta la storia di tre donne, poco importanti, ma che hanno, nonostante il contesto poco favorevole, effettuato delle scelte autonome e di libertà. Ma nello stesso momento sembra che in queste donne manchi la consapevolezza della proprie possibilità, e soprattutto il controllo della proprio corpo e della propria sessualità, espropriata dal potere maschile.

Concludo con una piccola osservazione storica: fra le donne che durante la Prima Guerra Mondiale ebbero il ruolo di portatrici di gerle (chiamate anche portatrici carniche), non vi fu alcuna donna siciliana. E l’unica donna morta era di Timau. La piccola imprecisione storica si può perdonare, se questa può servire a far conoscere il ruolo misconosciuto di queste donne durante la Prima Guerra Mondiale. Anche perché l’osservazione che la Letizia siciliana rivolge al pubblico è vera: migliaia di siciliani sono andati morire in un posto che non sapevano neanche che esistesse.
Lo spettacolo dura circa 85 minuti senza pausa. Non perdetelo.

Francesco Castracane

Letizia va alla guerra. La suora, la sposa, la puttana 
di Agnese Fallongo
ideazione e regia Adriano Evangelisti
arrangiamento e accompagnamento musicale dal vivo Tiziano Caputo
prodotto da GITIESSE Artisti Riuniti diretta da Geppy Gleijeses
arrangiamento e accompagnamento musicale dal vivo Tiziano Caputo
prodotto da GITIESSE Artisti Riuniti diretta da Geppy Gleijeses

Roma – Teatro della Cometa
Via del Teatro Marcello, 4
Dal 9 al 14 Aprile 2019

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