Lettera d’amore 2 all’Amministrazione del Comune di Milano

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Gentile funzionario, sono ancora io. Quello che le scrive noiose lettere d’amore per parlarle di diritti, di cittadinanza, di disabilità. Insomma, sono quel cittadino disabile che le parla di parole vecchie, consunte, polverose, buone tuttalpiù per il mercato delle pulci.

Gentile e sconosciuto funzionario,
Il 26 maggio ci sono state le elezioni europee. Non so chi e che cosa lei abbia votato. Non so chi le abbia veramente vinte.
Io le ho perse.
Le ho perse nel momento in cui uscendo dal bar Bianco di Viale Enrico Ibsen 4, all’interno del Parco Sempione le ruote della mia carrozzina sono slittato sul pietrisco che circonda ogni zona verde del parco, e la carrozzina si è ribaltata. Sono finito schiena a terra, incapace a rialzarmi. Per fortuna non c’era niente di rotto. I camerieri e gli avventori mi hanno rimesso in carrozzina. C’è stata “solo” tanta paura, tanta umiliazione. E la prossima volta?

Caro e gentile funzionario,
io le elezioni le ho perse il 26 maggio quando mi son recato a votare presso l’Istituto Tecnico Industriale Statale di via Paravia 31. Lì il personale dell’Istituto nell’aiutarmi a utilizzare il monta scale mi stava facendo cadere. Quel monta scale è una vera trappola per topi. Non è un ausilio degno di questo nome. È collocato nel punto sbagliato. Impedisce manovre corrette.
Quel monta scale è un’ulteriore barriera architettonica in una scuola piena di barriere architettoniche.

Caro e gentile funzionario,
io le elezioni le ho perse non potendo entrare nella farmacia comunale di Piazzale Zavattari 6.
Le elezioni le ho perse non potendo fare pipì dopo aver effettuato le mie consumazioni presso il Bar People di piazza Segesta, poiché la toilette è posta alla fine di quattro gradini che per me sono più impegnativi dell’Everest.

Caro e gentile funzionario,
io le elezioni le ho perse quando non sono potuto entrare alla libreria Libraccio in Via Santa Tecla 5.
Sa gentile funzionario. Si tratta di uno dei pochi esercizi pubblici milanesi, meno del dieci per cento, che hanno fatto richiesta per mettersi in regola con il regolamento edilizio del Comune. Ma io lì non posso entrare perché l’Amministrazione comunale non ha rilasciato il permesso di mettere la pedana. Li ha solo muniti di un documento, che devono esibire quando qualcuno come me vuole entrare, e contesta le loro inadempienze. Inadempienze che poi non sono tali poiché loro oggi sono burocraticamente a posto. Ma sa burocrazia e vita sono spesso in antitesi.
Allora io mi chiedo e le chiedo, caro funzionario, se non sia più onesto invece di parlare di inclusione, di cittadinanza, esporre dei cartelli con su scritto “Vietato l’ingresso agli handicappati”?
Non sarebbe meno ipocrita?

Gentile e caro funzionario,
la ringrazio ancora una volta per la pazienza che avrà avuto nel leggere le mie parole.
Sinceramente suo,
Gianfranco Falcone
https://www.disaccordi.it/

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