Lettera di un maestro a una mamma

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Ho scritto questa lettera da ex insegnante. Adesso sono in carrozzina e in pensione. Osservo la distanza sociale. Ma nessuno ha ancora prescritto la distanza dalla ragione.

Ho scritto questa lettera a una mamma immaginaria, rappresentante di una classe altrettanto immaginaria. Ho deciso di scrivere su sollecitazione di una cara amica, che insegna in una seconda elementare. Lei sta tentando come tutti i suoi colleghi di elaborare nuovi modelli di insegnamento. Stretta tra le ansie di un’emergenza sociale e sanitaria che la coinvolge direttamente, le richieste pressanti di genitori altrettanto smarriti, e il tentativo di trovare risposte. È un momento dove tutti navighiamo a vista, e nessuno è in grado di proporre modelli e indicazioni stringenti. Mai come oggi gli insegnanti devono fare affidamento sul loro bagaglio esperienziale, professionale, umano. Sopperendo così a un sistema che non è in grado di dare direttive certe.

Gentile signora Claudia,
sono il maestro Gianfranco. Come sta? Spero bene, così come è per me.
Mi scuso per non essermi fatto sentire prima. Le scrivo in qualità di rappresentante di classe. In modo che possa estendere le mie parole anche agli altri genitori.
Le allego un video sulla punteggiatura. Ben presto ve ne arriveranno altri, che riguarderanno sia temi strettamente didattici, ma anche proposte per mantenere vivo il senso di appartenenza alla nostra comunità. Mi raccomando condivida i materiali!
Nelle prossime settimane caricherò sul registro elettronico la prima pagina di un diario virtuale, che voglio condividere con i bambini. Loro sono in seconda elementare. Devono imparare, ma devono anche sentirsi parte di un mondo affettivo che ha cura di loro.
Per questo li inviterò a scrivere, prendendo come pretesto la mia storia personale. A questa età funzionano meglio i riferimenti concreti, piuttosto che quelli astratti.
Presto troverete una proposta che inizia così:
Cari bambini, sono il maestro Gianfranco. Mi sto proprio annoiando in questi giorni senza la vostra rumorosa e allegra compagnia. Ho pensato di vincere la noia scrivendo una lista dei desideri, per quando potremo correre ancora in giardino. La mia lista inizia così:
Quando potrò andare ancora in giardino voglio comprarmi un cane, fare tante passeggiate. Con lui andrò a trovare il mio migliore amico.
Cari bambini qual è il vostro desiderio più grande in questi giorni? Provate a scriverlo. Quando saremo di nuovo in classe leggeremo tutti i desideri e cercheremo di esaudirli”.

Cara signora Claudia,
questa proposta di lavoro non ha un fine esclusivamente didattico. Ritengo sia importante aiutare i bambini a parlare di se stessi. Farlo usando dei pretesti aiuta tutti, non solo i più timidi e riservati, ad uscire allo scoperto.
Imparare è un processo complesso e delicato. Non avrei mai immaginato di dover ricorrere massicciamente agli strumenti offerti dalla tecnologia per offrire il mio lavoro alla mia classe, formata da 22 splendidi bambini. Splendidi tutti, anche il compagno che per il suo autismo tanto ci fa preoccupare. E per cui dovrò inventarmi nuove soluzioni.
Vede signora Claudia non ero pronto a tutto questo, come non lo era nessuno di noi.
Proprio perché insegnare è un processo delicato, in cui non ci si improvvisa, che non avete ancora ricevuto mie notizie e indicazioni.
Ci vuole tempo per affinare strumenti e modi di insegnamento, che riescano a far sentire i bambini protagonisti dei percorsi educativi, non oche da ingozzare con i saperi.
È a questo che sto lavorando.
Nel frattempo l’unica cosa che possiamo fare è darci sostegno reciproco, costruendo comunità e relazioni. A questo scopo invito chiunque abbia delle competenze a condividerle. Perché da questa situazione o ne usciamo insieme, o rimarremo intrappolati nei nostri egoismi.
Gentile signora Claudia adesso posso solo salutarla, sperando di poterla vedere quanto prima.
Quando questo accadrà non lo so. Perché non so, come non lo sa nessuno, quanto durerà questa situazione.
Intanto la saluto e saluto il piccolo Luca.
Un abbraccio a lei, ai bambini e alle bambine della classe.
Il maestro Gianfranco

Gianfranco Falcone

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