Lettonia. Economia e società al collasso

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La crisi continua ad essere drammatica in Lettonia. Agli inizi di settembre l’Istituto nazionale di statistica ha comunicato che il PIL nel secondo trimestre del 2009 è sceso del 18,7% su base annua.
Standard & Poors ha abbassato il rating da BB a BB+ a testimonianza della situazione del’economia reale e della finanza pubblica [1].
La banca danese Danske Bank, nel maggio scorso, ha pubblicato un’analisi dal titolo <<molto eloquente: Lo scenario del peggio è diventato realtà>> [2].
Un paese sull’orlo del fallimento che continua ad essere a rischio esplosione sociale. All’inizio dell’anno la disperazione portò a violenti proteste, compreso un tentativo di assalto del Parlamento con scontri arresti e decine di feriti [3].
Il governo di Ivars Godmanis si demise e a marzo una coalizione di sei partiti con a capo  Valdis Dombrovskis ha preso in mano le redini del paese.

L’economia lettone aveva imboccato la strada del libero mercato dopo l’indipendenza da Mosca e tra il 2004 al 2007, a suon di speculazione finanziaria e immobiliare, era cresciuta del 50%. Andamento che è difficilmente riscontrabile in altri paesi. L’adesione all’UE nel 2004, di poco successiva a quella alla NATO, era un sintomo ulteriore dell’essere parte del mondo delle economie avanzate. Ma come altri paesi dell’Est, e non solo, nel 2008 il triste risveglio con rovesciamenti sul fronte sociale di proporzioni gigantesche.
Il numero di disoccupati nel primo trimestre del 2009 è raddoppiato rispetto allo steso periodo dell’anno precedente (167.100 contro 79.500). I salari medi di operai e impiegati nel settore pubblico sono passati da 786 a 736 euro.
Per fare un accenno ai consumi a luglio le immatricolazioni di automobili nel paese baltico hanno visto un tracollo dell’86,6% [4].
Il 21 luglio scorso la ministra della Sanità ha dichiarato che <<tutti gli ospedali della Lettonia saranno completamente sprovvisti di denaro in autunno>> a causa delle riduzioni di bilancio. Il numero di scuole aperte è inferiore a quello del precedente anno.
Aumentano a dismisura gli emigrati il cui numero potrebbe collocarsi tra il 5% e il 13% della popolazione attiva: un impatto disastroso per l’economia che perde personale competente e per la società che vede sempre più famiglie divise [5].
Ci sono anche pesanti rischi di un’eventuale svalutazione del lat. Il risultato sarebbe un aumento dei prezzi dei beni importati ma soprattutto delle rate di mutui e prestiti che molte famiglie hanno contratto in euro.
La Lettonia per fronteggiare la crisi ha chiesto e ottenuto un prestito di 7,5 miliardi di euro dal Fondo Monetario Internazionale finanziato in parte da UE e Svezia ed altri paesi per cifre minori. Le condizioni imposte stanno però strangolando il tessuto sociale.
Nel giugno scorso infatti il Parlamento di Riga ha approvato ulteriori drastiche misure tra cui i tagli del 10% alla spesa  pubblica grazie alla riduzione del 20% sui salari e al 10% sulle pensioni. I provvedimenti hanno soddisfatto FMI e Commissione europea per la conferma della quota parte di 1,2 miliardi dei 7,5 complessivi.

Che il rischio di un fallimento totale sia concreto lo dimostra probabilmente la decisione della banca centrale di Stoccolma di prendere a prestito dalla BCE tre miliardi di euro per fronteggiare le tempeste baltiche. Gli impieghi svedesi in Lettonia sono enormi e molti di quei mutui e prestiti di cui si faceva cenno sono appunto svedesi [6].
E tutto questo mentre i media più influenti segnalano a gran voce la prossima uscita dalla crisi grazie a segnali di un’inversione di tendenza.
Pasquale Esposito

[1] “S&P taglia rating Estonia ad A-, Lettonia a BB+”, http://it.reuters.com, 10 agosto 2009
[2] Philippe Rekacewicz e Ieve Rucevska, “Lettonia, salvare il lavoro senza più fabbriche”, Le Monde diplomatique, settembre 2009, pag. 28
[3] Offeddu Luigi, “Lettonia sull’ orlo della bancarotta. A picco il governo e l’ economia”, Corriere della Sera, 25 febbraio 2009, pag. 3
[4] “Auto Europa, immatricolazioni in crescita in estate”, http://it.reuters.com, 15 settembre 2009
[5] Philippe Rekacewicz e Ieve Rucevska, idem pp. 28 e 29
[6] Riccardo Sorrentino, “Bce in soccorso della Svezia”, www.ilsole24ore.com, 11 giugno 2009

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