Libano. Le dimissioni del premier e le diplomazie

beirut
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Le manifestazioni iniziate il 17 ottobre contro il governo libanese per protestare contro crisi valutaria, carovita e corruzione hanno portato il Primo ministro Saad Hariri a dimettersi. Non è una soluzione per la crisi in un paese come il Libano dove la politica e le sue istituzioni devono tener conto di 18 comunità confessionali riconosciute e altre che non lo sono. È anche un paese crocevia di interessi stranieri. Basti pensare che Hariri, è un ricco sunnita laico vicino alla Francia, gli USA ma anche all’Arabia Saudita. E non è un caso se dagli Stati Uniti arriva la richiesta, direttamente da una nota del Segretario di Stato, “ai leader politici libanesi di favorire urgentemente la formazione di un nuovo governo che possa costruire un Libano stabile, prospero e sicuro“. Non è tardata la posizione dall’Iran che, come riporta l’Ansa, chiede che “si preservino l’unità nazionale e la comprensione reciproca nella risoluzione dell’attuale delicata situazione nel Paese”.

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