Libano: un altro teatro della III guerra mondiale?

beirut
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L’Arabia saudita è un paese governato da una monarchia assoluta e dittatoriale, ma grazie ai petrodollari che spende per acquistare armi in grande quantità, anche dall’Italia, e grazie alla sua funzione di guardiano degli interessi americani nell’area non è mai contrastato né tanto meno osteggiato, nemmeno quando bombarda impunemente civili, come accade nello Yemen.

Accadono anche cose strane all’apparenza: nella capitale ha dato le dimissioni il premier libanese, Saad Hariri, capo del movimento politico sunnita “Il Futuro”, e secondo Hassan Nasrallah, segretario generale del movimento sciita Hezbollah, che ha rispedito al mittente le dimissioni, il premier si troverebbe in carcere in Arabia Saudita. Ipotesi, quest’ultima, non confermata da altre fonti che parlano di domiciliari o di libertà di movimento a Riyad.
Tutto questo accadeva subito dopo che il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman aveva fatto arrestare, da una commissione anticorruzione, principi, ministri in carica ed ex-ministri sauditi anche perché potevano ostacolare il suo piano di controllo di tutti gli ambienti e di tutte le istituzioni di potere e il suo progetto del Paese.
Tutto questo accadeva mentre Riyad comunicava di aver intercettato un missile lanciato dai ribelli dallo Yemen.

Nel Paese dei cedri, secondo Peter Harling, le dimissioni di Hariri hanno provocato delle reazioni paradossali:
«da una parte la dissoluzione di un raro governo di unità nazionale, […], scuote una fragile stabilità. Dall’altra quest’evento eclatante ridà importanza al Libano, che per anni era stato ai margini delle principali questioni regionali. Un esercito di commentatori politici libanesi sembra rivivere, [..]: Hariri è stato rapito … Israele attacca … Esplosioni scuotono Riyadh … Il Libano, tornato al centro del gioco, ha paura e respira» [1].
Davide Lemmi riporta le reazioni politico istituzionali: «“Ci sono alcuni Paesi che ci minacciano, la nostra risposta sarà pace e unità”, le decise parole del Ministro degli Esteri Gebran Bassil, che in giornata ha ricevuto anche la chiamata di vicinanza di Mevlut Cavusoglu, la sua controparte turca. Walid Jumblat, leader del Partito Sociale Progressista, aderisce a una posizione più conciliante, ricordando attraverso Twitter i meriti del Governo Hariri nella protezione del Paese contro i miliziani dell’Isis. Le altre due cariche istituzionali più importanti del Libano hanno invece progressivamente modificato la loro linea, ad inizio settimana tesa a garantire l’integrità del Paese» [2].

Come ha spiegato Martin Chulov «i leader sauditi hanno da tempo posto fiducia in Hariri come loro uomo per sfidare Hezbollah e affermare l’autorità delle istituzioni statali sulla sua struttura parallela politica e militare in Libano. La loro pazienza è finita l’anno scorso, quando il settore delle costruzioni sauditi è crollato, trascinando con sé una compagnia che Hariri presiedeva» [3].

Di fatto questo gravissimo episodio è una delle spie di allarme per una possibile deflagrazione della guerra, ancora una volta per interposta nazione, tra Arabia Saudita e Iran. Una guerra che aggraverebbe il disastro umanitario che va dalla Siria, allo Yemen, all’Iraq. Paesi questi dove da anni le due potenze regionali si confrontano su sponde diverse. In Iraq, in particolare dopo l’indebolimento e la successiva sconfitta dell’Isis, ha permesso a Teheran  di allargare la sua influenza. Tutto questo per le mire espansionistiche del principe ereditario saudita sono un affronto e un ostacolo. E se poi ci aggiungiamo la tradizionale “rivalità” religiosa tra il mondo arabo sunnita e quello sciita si comprende bene come quella che, papa Francesco ha definito III Guerra mondiale sarebbe sempre più una realtà.

I Paesi del Golfo hanno invitato tutti i propri cittadini ad abbandonare il Libano.
E gli USA dell’amministrazione Trump che ha ingaggiato da tempo un duro confronto con l’Iran? E Israele che da tempo preferirebbe eliminare dal Libano gli Hezhollah?
Michele Giorgio, riportando le parole del leader di Hezbollah secondo il quale l’Arabia Saudita vorrebbe che Israele scateni una guerra contro il Libano perché è un modo per fronteggiare l’Iran, scrive che questa interpretazione sia confermata «indirettamente» da Tel Aviv. «“L’Arabia Saudita sta aprendo un nuovo fronte contro l’Iran e vuole che Israele faccia il gioco sporco (in Libano)” spiegava ieri il quotidiano Haaretz, il più autorevole del Paese, […] Riyadh, ha scritto Amos Harel, sta cercando di spostare il campo di battaglia con l’Iran dalla Siria al Libano e di innescare una reazione a catena. […]. La pianificazione dell’escalation però potrebbe essere stata comune, ipotizza la rivista americana Foreign Policy sottolineando gli stretti legami fra Donald Trump, il primo ministro israeliano Netanyahu e Mohammed bin Salman, allo scopo di mettere l’Iran nell’angolo»[4]. Anche se il segretario di stato USA ha invitato alla calma.
Pasquale Esposito

 

[1] Peter Harling, “«Le Liban fait l’effet d’un avion dont le pilote a sauté en parachute» “, http://www.lemonde.fr/idees/article/2017/11/10/liban-y-a-t-il-un-pilote-dans-l-avion_5213284_3232.html, 10 novembre 2017
[2] Davide Lemmi, “Nella Beirut che tenta di spezzare l’accerchiamento”, http://eastwest.eu/it/opinioni/open-doors/libano-beirut-accerchiamento-arabia-saudita-israele, 10 Novembre 2017
[3] Martin Chulov, “Tension mounts in Lebanon as Saudi Arabia escalates power struggle with Iran”, https://www.theguardian.com/world/2017/nov/11/lebanon-saudi-arabia-iran–power-struggle-saad-hariri-resignation, 11 Novembre 2017
[4] Michele Giorgio, “Scende in campo Nasrallah, ora è scontro aperto con Riyadh”, https://ilmanifesto.it/scende-in-campo-nasrallah-ora-e-scontro-aperto-con-riyadh/, 11 novembre 2017

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