Libia. La visita di Draghi per un nuovo ruolo dell’Italia?

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Il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi non ha scelto a caso, per quanto importante sia stata la nascita del nuovo governo a Tripoli, la Libia come prima nazione da visitare.
Ci sono ragioni per riaffermare un ruolo internazionale importante, riprendere a far crescere rapporti economici rilevanti tra le due sponde e gestire da quel lato il flusso dei migranti. E così facciamo difficoltà a considerare un caso le parole pronunciate da Mario Draghi proprio sui migranti quando ha detto:
«Esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa nei salvataggi, nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia. Ma il problema non è solo geopolitico, è anche umanitario e in questo senso l’Italia è uno dei pochi Paesi che tiene attivi i corridoi umanitari».

Per quanto smorzate dalla seconda parte del testo non possiamo che condannare questo approccio. Gli affari sono affari con buona pace dei diritti umanitari? Non bisogna dare troppo fastidio al padrone di casa che ci potrebbe offrire spazi di investimento per le aziende italiane? Continueremo a vedere violenze, torture, stupri, malversazioni nei confronti di migranti e profughi come testimoniato da anni in Libia?
Al momento gli unici porti sicuri sono quelli italiani e per quanto sia migliorata la situazione in Libia, lo saranno per molto tempo. Sarebbe meglio allargare i corridoi umanitari e riconsiderare un’operazione come Mare Nostrum varata dall’allora governo Letta, attuale segretario del PD, che «in un solo anno salvò più di centomila persone in fuga dalla Libia senza pensare neanche per un attimo di riportarli indietro» [1].

A Tripoli Draghi ha incontrato il suo omologo Abdel Hamid Dbeibah, alla guida del governo di transizione che dovrà rendere solida la pace nel paese, far riprendere le attività economiche, cementare una società e arrivare alle elezioni legislative e presidenziali del 24 dicembre scorso.

L’attuale situazione si è venuta a determinare dopo dieci anni di sanguinosa guerra civile e sette senza un esecutivo. Il nuovo governo di unità nazionale è frutto dei negoziati sotto l’egida dell’ONU che hanno portato al superamento dei due governi che si erano combattuti negli ultimi anni: quello di Tripoli con a capo Fayez al Serraj e quello a Tobruk che aveva come uomo forte il maresciallo Khalifa Haftar. Lo stallo militare dopo la mancata conquista di Tripoli da parte del maresciallo e una maggiore spinta diplomatica hanno fatto nascere un mese fa il nuovo governo con a capo il sessantunenne Dbeibah, ricco imprenditore di Misurata, laurea in Ingegneria in Canada e tecnocrate gheddafiano, ma senza compromissioni violente con il regime. Un governo che ha molte anime come quelle della Libia e che presenta la prima ministra degli Esteri donna Najla el-Mangoush [2].

L’effettivo ritorno alla normalità passa per la soluzione di molti problemi aperti. Uno ei più rilevanti a cui tutte le diplomazie dovranno dare fondo, oltre al governo Dbeibah è quello dello smantellamento delle milizie e dei mercenari come prevede l’accordo per il cessate il fuoco, nell’ordine delle ventimila unità, e che fanno capo per buona parte alla Russia e alla Turchia. La prima ha sostenuto, insieme ad Egitto e Emirati Arabi Uniti, il maresciallo Haftar e la seconda è intervenuta per difendere militarmente il governo di al Serraj. E non sarà facile se non in cambio di concessioni.

Gli Stati Uniti per ora si tengono con un profilo defilato anche se meno di quanto accaduto nella presidenza Trump. L’Europa sembra invece aver fatto qualche passo in avanti per gestire diplomaticamente la crisi libica. A dimostrazione di ciò c’è anche l’incontro dei ministri degli esteri di Francia, Germania e Italia dello scorso 25 marzo a Tripoli,

«un evento tutt’altro che scontato, considerando che gli europei sono stati a lungo divisi sulla Libia, con Italia e Francia addirittura impegnate in una rivalità. Jean-Yves Le Drian, Luigi Di Maio ed Heiko Maas hanno espresso con una sola voce l’appoggio dell’Europa al primo ministro Abdul Hamid Dbaibah e al suo tentativo di pacificare un paese gravemente ferito. Il sostegno francese è importante anche alla luce della dichiarazione rilasciata all’inizio della settimana da Emmanuel Macron, che ha riconosciuto il “debito” francese nei confronti della Libia per l’intervento militare del 2011, su iniziativa di Parigi, a cui sono seguiti dieci anni di caos» [3].

Tornando alla visita di Mario Draghi e agli obiettivi a cui facevamo riferimento agli inizi bisogna dire che è stata anticipata da due brevi visite del ministro degli Esteri Luigi Di Maio il 21 e il 25 marzo scorso utili a sostenere il nuovo governo e ad instradare i temi in agenda. Inoltre il giorno di Pasquetta c’è stata la missione dei dirigenti del Consorzio Aeneas e dell’agenzia italiana per il servizio aereo (Enav) per la riapertura dell’aeroporto di Tripoli con il conseguente ripristino dei collegamenti aerei con l’Italia e l’Europa. Ancora la Cooperazione italiana aveva fatto «arrivare al porto di Tripoli una nave con oltre 10 tonnellate di materiale medico-sanitario, tra cui un milione di mascherine e kit d’emergenza» [4].
Nel dossier per lo sviluppo dei rapporti bilaterali ovviamente c’è il petrolio e il gas con la presenza di ENI che deve recuperare terreno nei confronti delle multinazionali di altri paesi, Francia inclusa, che hanno allargato il loro raggio d’azione in questi dieci anno di guerra. Su Draghi e sulle sue competenze e conoscenze i libici potranno contare per la ricostruzione della Banca centrale che ha consulenti della Bundesbank. E poi si tratta di ridare linfa ai progetti di opere infrastrutturali nell’ambito della ricostruzione di un paese distrutto dalla guerra. Tra questi c’è la famosa

«autostrada costiera dal confine tunisino a Bengasi, che prima ancora d’essere realizzata viene già chiamata “Salerno-Reggio Calabria” libica, alludendo alla quantità di interessi territoriali, condizionamenti politici, pretese dei clan lungo tutto il tragitto. I più ottimisti la chiamano “autostrada della pace”, ma nel Paese le municipalità si preparano a negoziare su ogni singolo metro d’asfalto» [5].

Pasquale Esposito

[1] Carlo Lania, “Draghi loda i libici per come trattano i migranti”, 7 aprile 2021
[2] Per un approfondimento sulla compagine di governo cfr. Vincenzo Nigro, “Libia, il manuale Cencelli del nuovo potere. E nel governo di unità nazionale entrano gli ex seguaci di Gheddafi”, 31 Marzo 2021
[3] Pierre Haski, “L’Europa unita per sostenere la transizione politica in Libia”, 26 marzo 2021 da France Inter, Francia; traduzione Andrea Sparacino.
[4] Lorenzo Cremonesi, “Tripoli aspetta la visita di Draghi (domani). E intanto riceve 100 mila dosi di Sputnik dalla Russia”, 4 aprile 2021
E “nel frattempo, anche Mosca non sta a guardare. Lo stesso Dbeibah annuncia via twitter di essere riuscito a fare arrivare circa 100 mila dosi di vaccini Sputnik V”.
[5] Nello Scavo e Redazione Internet, “Il premier in Libia. Draghi: riportare l’interscambio ai livelli di 5-6 anni fa”,  6 aprile 2021

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