Libia. Investimenti miliardari e tragedie umane rimosse

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Portando a coronamento un percorso diplomatico iniziato alcuni anni fa, dal primo gennaio la Libia detiene la presidenza del Consiglio di Sicurezza alle Nazioni Unite. Nel 2003 il leader libico Gheddafi rinunciava al terrorismo, riconosceva le responsabilità per l’attacco terroristico sul volo Pan Am 103 precipitato a Lockerbie (Scozia) e per quello sul volo Uta 772 N’Djamena-Parigi, e poi rinunciava a qualsiasi arma di distruzione di massa. Nel contempo le ragioni economiche hanno fatto e stanno facendo il resto.

La diplomazia libica sta intensificando i suoi sforzi muovendosi su più fronti: dalla crisi del Darfur, dove svolge il ruolo di paciere ricevendo il plauso anche degli USA, alla posizione più incisiva all’interno dell’Unione Africana dove è recente la candidatura libica alla presidenza[1], dal tour nelle capitali europee di fine 2007, agli accordi con l’Italia, fino allo storico incontro a Washington tra il ministro degli Esteri libico e la Rice il 3 gennaio scorso.

Sul fronte strettamente economico si segnalano vari accordi e investimenti per progetti infrastrutturali come quelli per la banda larga in 1,5-2 milioni di abitazioni [2] o per far diventare l’aereoporto di Tripoli l’hub più importante del continente [3]. E in un momento di crisi poter investire nei paesi emergenti migliora i conti aziendali per fatturati e profitti.
Alla base delle straordinarie aperture verso la Libia ci sono sia le risorse energetiche disponibili, che fanno della Giamahiria uno dei principali produttori africani, e soprattutto – come vedremo – sia il ruolo di gendarme per i flussi migratori in nome e per conto dell’Europa ed in particolare per l’Italia.

Nel dicembre scorso il leader libico ha visitato la Spagna incontrando tutte le cariche istituzionali e gli imprenditori più importanti. Al di là di alcune annotazioni di “costume” per certi aspetti della sua permanenza [4] Gheddafi ha promesso a Zapatero e a Moratinos, suo ministro degli Esteri, <<la Libia come “piattaforma” per nuovi affari delle imprese spagnole in Africa, e un occhio di riguardo alle trattative in corso per contratti con la Libia per quasi 12 miliardi di euro>> [5]

Dello stesso tenore e con risultati non dissimili per quanto riguarda gli aspetti diplomatici ed economici le conclusioni delle giornate francesi. L’arrivo di Gheddafi è stato contestato, da intellettuali, organizzazioni umanitare e esponenti dell’opposizione, per le continue violazioni dei diritti umani perpetrate e per il regime dittatoriale attualmente in essere [6]. Sarkozy ha difeso il nuovo corso di Tripoli e ha portato a termine i suoi obbiettivi e cioè contratti per dieci miliardi di euro dove spiccano i reattori nucleari <<destinati ad alimentare degli impianti per la desalinizzazione e per il <<sostegno alle attività di prospezione e sfruttamento dei giacimenti di uranio>>. E non solo. Gheddafi si è impegnato ad avviare trattative in esclusiva per acquistare armi e “affini” per oltre cinque miliardi di euro[7].Nel tour europee non è stata inclusa l’Italia per la mai chiusa questione delle riparazioni per l’occupazione coloniale subita [8]. A dire la verità un impegno formale è stato preso agli inizi di novembre quando il ministro D’Alema <<ha potuto dichiarare pubblicamente: “Abbiamo raggiunto un’ intesa di massima che dovrà essere perfezionata”. Un patto che prevede l’ impegno dell’ Italia alla costruzione dell’ autostrada che attraversa tutto il Paese, visto che parte dal confine con la Tunisia e arriva a quello con l’ Egitto. È il “grande gesto” più volte promesso da Silvio Berlusconi quando era a capo del governo e mai realizzato>> [9].

Dal punto di vista degli accordi commerciali o delle trattative non siamo molto lontani dai nostri cugini europei. Infatti, tanto per fare qualche esempio, la Sirti ha siglato il contratto per la costituzione di una società mista con la società libica Lptic per lo sviluppo di infrastrutture e sistemi tlc [10]; l’Alenia Aeronautica ha perfezionato un contratto del valore di oltre 31 milioni di euro per la fornitura di un velivolo da pattugliamento marittimo Atr-42Mp Surveyor [11]; Intesa Sanpaolo sta provando ad acquisire il 19% per poi salire al 51% della banca libica Al-Wahda messa in vendita dal governo [12] e per finire soprattutto con l’accordo strategico dell’ Eni da 28 miliardi di dollari che allunga di altri 25 anni i contratti in essere per la produzione di petrolio e di gas [13].

Tutto quello che sta accadendo nelle relazioni tra le nazioni europee, con l’Italia in testa, e la Libia non si spiega senza inquadrarlo nella tragedia dei migranti che tentano di raggiungere i paesi del vecchio continente.
A fine dicembre dopo lunghe trattative – alle quali hanno partecipato attivamente il responsabile del gabinetto De Gennaro e il capo della polizia Manganelli – il ministro Amato ha siglato l’accordo con il ministro degli Esteri libico per combattere l’ immigrazione clandestina sulla base del modello albanese dopo aver assicurato l’impegno finanziario per i mezzi necessari e l’impegno a spingere l’UE a fare altrettanto. «I pattugliamenti – si legge nel testo – saranno organizzati con sei unità navali cedute temporaneamente dall’ Italia (che poi saranno sostituite da altrettanti mezzi consegnati in via definitiva). I mezzi imbarcheranno equipaggi misti ed effettueranno operazioni di controllo, ricerca e salvataggio nei luoghi di partenza e di transito delle imbarcazioni dedite al trasporto degli immigrati clandestini» [14].

Come nelle aziende private e pubbliche si esternalizza per non investire, per non assicurare condizioni di lavoro degne e per licenziare, così gli Stati europei esternalizzano il controllo dei propri confini e poi qualunque cosa accade è lontano dagli occhi e dalle coscienze.

E quello che potrebbe accadere lo ha già annunciato il 16 gennaio il governo libico: tutti gli immigrati illegali presenti in Libia saranno espulsi e <<secondo una stima ufficiale, sarebbero due milioni i migranti sans papiers in Libia. Molti dei quali sono richiedenti asilo o rifugiati e provengono per lo più dal Corno d’Africa>> [15].

Azioni di polizia che porterebbero a decine di migliaia di arresti con possibili deportazioni di massa. E non sono supposizioni: <<Sono 53 842 i migranti arrestati in Libia e deportati solo nel 2006. I dati, ufficiali, provengono dal rapporto segreto della Frontex [l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne Ue]>> e Human rights watch scrive che, tra il 2003 e il 2006, i migranti espulsi dalla Libia sono almeno 200 mila e nel suo rapporto per il 2006 <<parla di rifugiati detenuti in condizioni degradanti, di donne arrestate con bambini piccoli, di abusi e maltrattamenti commessi dalla polizia e di espulsioni collettive verso paesi a rischio e scrive “l’Europa chiude gli occhi sugli abusi dei migranti commessi in Libia”>> [16].

L’Accordo sottoscritto dall’Italia comporta dei rischi anche secondo Amnesty International in quanto la Libia non fornisce garanzie per il rispetto dei diritti umani e nel rapporto Annuale 2007 scrive che gli «stranieri arrestati perché sospettati di essere migranti irregolari, hanno spesso subito abusi durante la detenzione, come percosse, e sono stati espulsi collettivamente senza aver diritto a un avvocato o a una valutazione dei loro casi individuali» [17].

L’Osservatorio per le vittime delle migrazioni a proposito del rapporto del Frontex scrive: «Dalla frontiera meridionale libica ogni anno entrano migliaia di migranti e rifugiati sprovvisti di documenti, alcuni dei quali poi continuano il viaggio verso l’Italia. Le testimonianze riportate in questo rapporto denunciano gravi crimini commessi tanto dai passeurs (coloro che organizzano i viaggi e che fanno “passare” la frontiera) quanto dalle forze dell’ordine libiche. Abusi, vessazioni, maltrattamenti, arresti arbitrari, detenzioni senza processo in condizioni degradanti, torture, violenze fisiche e sessuali, rimpatri di rifugiati e deportazioni in pieno deserto. Crimini che l’Unione europea finge di non vedere dal momento in cui autorizza il respingimento dei migranti in Libia a mezzo dei pattugliamenti Frontex, quando soltanto nel maggio 2005 la Corte europea dei diritti umani aveva vietato i respingimenti collettivi da Lampedusa verso Tripoli. E quando in base all’articolo quattro del IV protocollo della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, “le espulsioni collettive di stranieri sono vietate”». [18].
Pasquale Esposito

[1] È delle ultime ore la candidatura alla presidenza della Commissione UA di Ali Triki, ministro libico per gli Affari africani nonstante altri accordi presi in precedenza. La linea di Gheddafi è quella della creazione degli Stati Uniti d’Africa perché sarebbe l’unico modo di affrontare le sfide del futuro,Unione Africana, un vertice dedicato non solo allo sviluppo (31 gennaio), misna.org 2 febbraio 2008
[2] Carlini Vittorio, Sun Microsystems va in Africa, ilsole24ore.it 19 gennaio 2008.
[3] <<Complice il successo di Afriqiyah Air Lines. Nata nel 2001, esplosa nei sei anni successivi, la compagnia collega l’ Africa sud sahariana con Roma, Parigi, Londra. E punta a raggiungere, via Tripoli, gli Usa, la Cina, il Sud-Est Asiatico. Intanto ha dotato la sua flotta di 23 nuovi airbus. Costo: 2,8 miliardi di dollari>>, Porqueddu Mario, “Volontà di ripresa Migliorano anche le economie dei Paesi «piccoli»“, Corriere della Sera 15 novembre 2007, pag. 11
[4] Rosaspina Elisabetta, “La visita Muammar sedotto dal ballo di «Maria la Coniglia»“, Corriere della Sera 20 dicembre 2007, pag. 19; al suo seguito 30 “amazzoni” guardie del corpo con un seguito di 300 persone, la tenda, le cento camere affittate, <> e la richiesta per una performance di flamenco prontamente soddisfatta.
[5] Rosaspina Elisabetta, ibidem
[6] Incontro Gheddafi-Sarkozy, polemiche e contratti miliardari, stampa.it 12 dicembre 2007. A dire il vero lo stesso Ministro degli Esteri si è detto <> per la visita, mentre la sottosegretario Rama Yade <<in un’intervista al quotidiano Le Parisien pubblicata ieri, Yade si era detta fra l’altro «sconvolta» dalla visita di Gheddafi>>.
[7] idem, <<Tripoli avrebbe intenzione di acquistare 14 caccia «Rafale» e 35 elicotteri da combattimento di fabbricazione francese, così come ulteriore equipaggiamento per un valore totale di 5,4 miliardi di euro; e infine, l’acquisto di 21 aerei di linea della Airbus, con la Lybian Airlines che ha ordinato quattro A-350, quattro A-330 e sette A-320, mentre sei A-350 andranno alla Afriqiyah: un prezzo di listino che si aggira sui 3,2 miliardi di dollari. >>.
[8] In un suo articolo Magdi Allam sostiene che <<quel risarcimento è stato già saldato nel 1951, versando 5 milioni di sterline e cedendo tutte le strutture pubbliche coloniali alla monarchia di re Idriss. Ma Gheddafi, come è sua consuetudine, ha imposto la sua legge sconfessando quell’ accordo internazionale. Nel 2002 Berlusconi gli offrì 63 milioni di euro per la costruzione di un ospedale o di un’ autostrada tra Tripoli e Bengasi.>>. Il giornalista si oppone alla visita per il continuo spregio degli accordi e per il ricatto nei confronti dell’Italia utilizzando <<le centinaia di migliaia di clandestini che ha accolto in Libia>>. Peccato che non dice una parola su come noi e il resto d’Europa fa altrettanto, se non peggio, per contribuire all’aggravarsi di condizioni umanitarie disastrose. Allam Magdi, “No alla visita di Gheddafi“, Corriere della Sera 4 gennaio 2008, pag. 44
[9] Sarzanini Fiorenza, “Dietro le quinte La mediazione di De Gennaro – Gheddafi convinto dall’ autostrada“, Corriere della Sera 30 dicembre 2007, pag. 19
[10] Sirti costituisce società mista con operatore tlc libico, lastampa.it 3 dicembre 2007
[11] Alenia Aeronautica vende a Libia Atr-42Mp per 31 mln, it.reuters.com 17 gennaio 2008
[12] Galvagni Laura, “Intesa punta sulla Libia“, intesa24.it 24 gennaio 2008
[13] Dossena Gabriele, “Gas e petrolio: super intesa in Libia per l’ Eni“, Corriere della Sera 17 ottobre 2007, pag. 27
[14] Sarzanini Fiorenza, “Missione a Tripoli Palazzo Chigi: così salviamo vite”, Corriere della Sera 30 dicembre, pag. 19
[15] “Libia. Due milioni di migranti rischiano la deportazione“, carta.org 18 Gennaio 2008
[16] “Le deportazioni di massa della Libia“, carta.org 23 Ottobre 2007
[17] Bertozzi Luciano, “Immigrazione, il negoziato con la Libia“, lettera22.it 7 Gennaio 2008
[18] Osservatorio per le vittime delle migrazioni Fortress Europe, Rapporto 2007 sulle condizioni dei migranti di transito in Libia, pagg.3-4

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