Libia. La guerra sotto casa: interessi economici e geopolitici

libia bandiera
history 5 minuti di lettura

Il livello di allarme per la guerra in Libia lo si capisce anche dal fatto che la fregata Federico Martinengo «“ha effettuato una sosta nel porto di Larnaca, Cipro, dal 6 al 9 dicembre. Nave Martinengo, sta conducendo un’operazione di pattugliamento nel Mar Mediterraneo Orientale per svolgere attività di presenza e sorveglianza degli spazi marittimi, […] Lasciato il porto, la fregata Martinengo condurrà attività addestrative con navi delle marine di Paesi amici dal 12 al 14 dicembre” […]. La missione della fregata italiana in quell’area va messa in relazione con le tensioni in atto tra Grecia e Cipro da una parte e Turchia e Libia (Governo di Accordo Nazionale – GNA – di Tripoli) dall’altra in seguito alle dispute sulle Zone Economiche Esclusive (ZEE) nel Mediterraneo Orientale
Il recente accordo tra Ankara e Tripoli, firmato a Istanbul il 27 novembre, consente di fatto ai turchi di esercitare il controllo su uno specchio di mare che si incunea tra Creta e Cipro fino a incontrare a sud la ZEE libica. Un “accordo di demarcazione” contestato e ritenuto illegittimo dalla Grecia e che potrebbe impedire la realizzazione del gasdotto EastMed, destinato a portare in Europa il gas estratto nei giacimenti greci, ciprioti, israeliani ed egiziani attraverso Creta e l’Italia» [1].

Del resto il presidente turco Erdoğan, a margine del Forum mondiale sui rifugiati svoltosi a Ginevra, ha ribadito di essere disposto a mandare truppe a sostegno del Governo di accordo nazionale (Gna) di al-Sarraj contro il sedicente Esercito nazionale libico (Lna) del generale Haftar. Il testo dell’accordo che è stato messo a disposizione dei parlamentari turchi prevede che Tripoli possa «richiedere veicoli, attrezzature e armi per l’esercito, per la marina e l’aviazione. Le due parti potrebbero anche scambiarsi informazioni di intelligence» [2].
Secondo quanto sostenuto dal Governo di Tripoli sono circa 800 i mercenari russi del Wagner Group, «un’organizzazione paramilitare associata ad un oligarca vicino al presidente Putin» [3].

I rischi di una più vasta guerra civile alimentata da Turchia e Russia sono concreti. Più esattamente, da quando gli americani hanno deciso che la Libia non è un loro affare, c’è da considerare che a fianco ai turchi c’è, a sostenere al-Sarraj, il Qatar, mentre dall’altra parte a fianco di Haftar ci sono droni degli Emirati Arabi Uniti, contractor russi e caccia egiziani. La Libia è piena di armi e questo nonostante sia sotto embargo per una decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

In alternativa alla guerra civile potrebbe esserci una qualche spartizione che tenga conto delle esperienze già fatte in Siria a danno dei curdi e «che possa soddisfare gli interessi degli uni e degli altri (magari anche con qualche vantaggio per altri Paesi coinvolti, dall’Egitto al Qatar). Nell’uno come nell’altro caso saranno guai per l’Europa – scrive Panebianco. Nella prima eventualità la Libia resterà una porta spalancata a disposizione di trafficanti di esseri umani e di terroristi decisi a colpire i Paesi europei. In caso di soluzione negoziata fra turchi e russi, il controllo su cruciali risorse energetiche nonché il potere di usare i rischi di destabilizzazione dei Paesi europei per ricattarli saranno nelle mani di potenze ostili all’Europa. Non è tale solo la Russia. Lo è anche la Turchia nonostante l’ipocrita tentativo occidentale di fingere che sia ancora un Paese membro della Nato uguale a tutti gli altri» [4].

Barah Mikail, direttore di Stractegia Consulting e professore associato all’Università Saint Louis di Madrid spiega come i turchi stiano approfittando dell’offensiva di Haftar per portare avanti la loro influenza utile a fronteggiare quella europea. In aggiunta c’è «il calcolo puramente economico, con la Libia che offre “enormi prospettive” in termini di sviluppo infrastrutturale e in ottica ricostruzione. La Turchia ha anche l’ovvio interesse di vendere armi al cosiddetto Governo di Accordo Nazionale (GNA). Non solo. “Ci potrebbe essere anche una componente ideologica, dato che il governo di Fayez Sarraj ha la reputazione di essere soggetto – anche se meno che in passato – all’influenza islamista» [5].

Brilla l’assenza dell’Europa e dell’Italia che di fatto non ha una politica estera degna di questo nome per il Mediterraneo che in questi anni è stato visto solo come una pericolosa autostrada per i migranti.
Il Ministro degli Esteri si è recato in Libia dopo che la situazione era precipitata. Una novità sembra esserci ed è quella di un qualche riconoscimento, da parte italiana, di Haftar e della Russia senza la quale a questo punto non si riuscirà a far quadrare i conti.
La missione di Luigi Di Maio è servita ad incontrare diversi esponenti del Governo di Tripoli per il «tentativo congiunto di Italia, Francia e Germania di preparare la strada per la Conferenza di Berlino. Appuntamento essenziale per ottenere un cessate-il-fuoco e per il riavvio dei negoziati, ma che attualmente non ha una data e trova grosse difficoltà organizzative per via dell’escalation dei combattimenti» [6]. Sicuramente il capo della diplomazia italiana ha affrontato anche il tema del Memorandum d’intesa tra Erdogan e al-Sarraj e che era stato pesantemente criticato dall’Italia e non solo. E poi ci sono le questioni economiche collegate alle ZEE nel Mediterraneo Orientale che hanno fatto infuriare la Grecia e Cipro e che potranno avere conseguenze pesanti anche per noi. Ma questa è più una faccenda che va affrontata con la Turchia.

Per conclude due righe a ricordare che tutto quello che vediamo da anni intorno alla Libia ha come principale, se non unica, genitore la decisione Nato nel 2011, spinta dalle azioni della Francia prima e del Regno Unito e degli USA poi, a bombardare la Libia di Gheddafi, con l’Italia e l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a dare la loro disponibilità.

Pasquale Esposito

[1] Gianandrea Gaiani, “Dopo la Siria turchi e russi si spartiranno anche la Libia?”, https://www.analisidifesa.it/2019/12/dopo-la-siria-turchi-e-russi-si-spartiranno-anche-la-libia/, 11 dicembre 2019
[2] Sandrine Amiel, “Ragioni e conseguenze dell’intervento militare turco in Libia”, https://it.euronews.com/2019/12/17/ragioni-e-conseguenze-dell-intervento-militare-turco-in-libia-euronews-risponde, 17 dicembre 2019
[3] Lillo Montalto Monella, “Chi sono i mercenari russi del Wagner Group che combattono in Libia con Haftar”, https://it.euronews.com/2019/12/18/chi-sono-i-mercenari-russi-del-wagner-group-che-combattono-in-libia-con-haftar, 18 dicembre 2019
[4] Angelo Panebianco, “La sindrome siriana in Libia”, https://www.corriere.it/editoriali/19_dicembre_15/sindrome-siriana-libia-ddeec42c-1f73-11ea-92c8-1d56c6e24126.shtml, 19 dicembre 2019
[5] Sandrine Amiel, ibidem
[6] Alessia De Luca, “Di Maio in Libia”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/di-maio-libia-24635, 17 Dicembre 2019

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: