L’idea archetipo del Gargano come forma unitaria perfetta

history 9 minuti di lettura

Il mio amicoo Michelangelo Di Mauro, originario di Carpino e professionista a Pescara, ha iniziato su queste pagine un discorso bellissimo e particolare sul Gargano, un comprensorio turistico quasi a parte da tutto, scrigno di ineguagliabili tesori, grandi e piccoli tra loro intersecati, e di affascinanti segreti ancora tutti da scoprire.

Il Gargano, sta lì, quasi appartato, come un isolano introverso, non di certo perché timido o insicuro dei propri mezzi, e nemmeno perché geloso delle proprie gemme nascoste. Quanto, piuttosto, guardingo con il timore di essere di continuo assalito sconsideratamente, dopo essere stato ignorato per un tempo infinito. Nonostante la sua affascinante storia di eventi, soprattutto di percorsi storici, di pellegrinaggi religiosi, antichi ed ancora attuali. Lasciando importanti segni soprattutto nel periodo storico delle Crociate verso la Terra Santa. Ancora non del tutto noti.
Il Gargano lo “Sperone d’Italia” del Parco nazionale del Gargano. E poi il Gargano la Montagna del sole. La sua sagoma è visibile da lunga distanza, disegnando immagini fantasiose, che ancora non hanno un nome degno della sua suggestione. Non ancora abbiamo individuato speciali locuzioni di fantasia, che sintetizzino il massimo della idea garganica. Come le leggendarie visioni della Bella addormentata o del Gigante buono delle montagne abruzzesi. Tanto forti da aver creato in Alaska la sorella della Bella addormentata in una sperduta Montagna.
Un giorno troveremo l’immagine-sintesi del Gargano, favolata o non, e così potremo individuare nel mondo la sua immagine gemellata.

Le etimologie del Gargano verso il significato greco di Territorio allegro. Il Gargano del fenicio Gargaro, Monte alto, sassoso, alpestre. Montagna rupestre. Ancora il greco gargareo, Gorgoglio, mormorio dei flutti, e così via.
Ma queste ipotesi etimologiche, non ancora concorrono ad un nome/visione di fantasia, capace di correre lontano. Nemmeno la Mitologia, fonte inesauribile di fantasia, ha aiutato molto l’aurea del Gargano, salvo l’immagine di un Gargano Dio Gigante.
Riuscirà la tradizione dei sassolini del Gargano a fare il miracolo del David e dare un piccolo spunto? Michelangelo ha iniziato con il suo tema particolarissimo, le pietre del Gargano, che potrebbero apparire solo una piccola ed insignificante cosa. Solo una chicca di un localismo ristretto, che non sposta più di tanto la consistenza della rilevanza generale. Quella che è ormai abusata da tutti. Che è poi quella dello sfruttamento turistico grossolano di un territorio appena riscoperto, ed ancora poco attento ai suoi particolari. Che però potrebbero dare un nuovo, grande contributo.

l'arco di San Felice sul mare di Vieste
Vieste, arco di San Felice.

Il Gargano è un grande Comprensorio turistico (ancora solo stagionale), paesaggistico, paesistico (cui diamo un significato più urbanistico), eco-ambientale, storico, archeologico, e … ogni altro specifico riferimento lo rimandiamo alle Guide turistiche, a volte troppo sintetiche e generiche, o semplici riferimenti al cosiddetto Turismo di consumo.
Il termine di comprensorio offre l’idea minima della sua peculiarità appartata, anche spaziale. Analoga al concetto di Isola, come singolarità massima assoluta. Come un episodio peculiare, che in questo caso emerge dal mare immenso di una grande pianura, da una parte, e dal mare vero dall’altra. Come un grande spuntone, che non possiamo evitare di scorgere dalla lunghissima distanza, da ogni lato lo si guardi.
Eppure dopo tanta storia, gli ultimi tempi del Gargano sono stati una dimenticanza imperdonabile. Salvo la religiosità di alcuni siti, come Monte Sant’Angelo, San Marco in Lamis, e soprattutto San Giovanni Rotondo, che non si sono mai fermate, dai tempi delle vie francigene e oltre.

Mi vedo ancora piccolo (e ne è passato di tempo!), quando come tutti i foggiani e gli abitanti del Tavoliere interno, andavo insieme alla famiglia al mare di Siponto e di Manfredonia, poi verso le riviere adriatiche dell’Abruzzo, tutti guardandoci bene dall’introdurci nel Gargano profondo, costiero ed interno, come bloccati dal timore di entrare in una specie di selva oscura, da ignorare. Percorribile lungo strade impervie. Uno scrigno di tesori nascosti da magia misteriosa.
Il Gargano tenebroso è anche questo, ma in termini, semmai, da una opposta gioia di avventura.
Poi il Gargano è stato riscoperto da altri soggetti, forse più temerari, e società specializzate al seguito. Magari multinazionali, che non hanno paura di andare ovunque. Iniziative non dei foggiani del Tavoliere, quindi, che poi hanno dovuto adeguarsi ed imparare.
E noi, invece, che il Gargano ce l’avevamo dietro l’angolo, siamo stati trascinati a rimorchio. All’inizio anche noi come turisti estranei, o escursionisti della domenica.
Michelangelo ha dimostrato, però, che c’e ancora tanto da scoprire, anche nell’infinitamente piccolo. Fuori dai cliché dei dépliant turistici che girano. Questo mondo fantastico è fatto anche di tante piccole minuzie, specialissime, mai considerate, invisibili, che, invece, sommate e tra loro incastrate, sono in grado di ricomporre un contesto complessivo addirittura diverso. Ancora più grande e più originale di prima. Meritevole di analoghe attenzioni se non maggiori. Che spostano addirittura l’uso stagionale ristretto.
Queste inaspettate articolazioni interscalari, micro-macro, moltiplicano e traslano senza sosta gli immaginari di un Gargano multiplo. Riscrivendo, addirittura i testi turistici o altro.
Tanto originale è questa nuova situazione, che la stessa somma non è più solo aritmetica. Diventa somma frattale oserei dire. Frattale nel senso che si ripete in una infinita ri-articolazione di scala. In ragione di una infinita frammentazione e ri-componsizione al tempo stesso. Alla fine ri-unificate. Come le coste frattaliche, come i percorsi interni di un Gargano misterioso, e pur anche le storie umane e le loro intersecazioni. Anche loro frattali culturali.
Il Gargano, nel suo insieme estremamente variegato, ritorna al termine della corsa in una sua strana sintesi di unicità assoluta. Lo ricordiamo sempre come una unica realtà. Non separato nelle sue parti componenti, lasciando una sola sensazione sensitiva, come un logo mentale single, concentrato. Il Gargano, così come altri luoghi particolarmente significativi e significanti, si addensa tutto in una sola cellula sensoriale. Provare per credere.
La determinante ragione della sua caratterizzazione sincrona dipende in primo luogo dalla sua speciale origine tettonica, consiste in una piccola placca sub-geodinamica, costretta a sollevarsi perché stretta dalle altre immense placche continentali contigue. Una minuscola concentrazione di terra e di territorio, che nel Gargano è massima. Di tutto e di più. Come un buco nero buono. Un fragile e minuto vaso di terracotta tra tanti vasi di ferro.
Da questo emerge la sua conformazione morfologica di Promontorio/Isola, contrappuntata da una delle più grandi pianure italiane, il Tavoliere, con alterne fasi di colore omogeneo stagionale.
La sua varia consistenza geologica antica diventa ambientale rigogliosa. Sopra di essa è nata e cresciuta in varie fasi, una grande storia umana, analoga. Anch’essa serrata e chiusa dal resto del continente italico. Con labili parallelismi a volte specifici ed originali. Prendendo un po’ di qua e un po’ di là, dalle situazioni di contorno, vicine e lontane, e poi sommando, come detto, a livello naturale ed umano, insieme. Tritando il tutto e tirando fuori un mix particolare, unico.
Una volta ho letto che tanti secoli fa uno tsunami dell’Adriatico aveva inondato l’intera costa centrale-meridionale adriatica, e il Tavoliere della Capitanata con particolare intensità. Entrando da nord e ritornando verso il Golfo di Manfredonia, così cingendo interamente il Gargano, ri-configurandolo come una isola in mezzo al mare. Una fase storica originale ed appropriata alla immagine della sua unicità appartata, controversa. Il Tavoliere e l’intero entroterra di Capitanata hanno poi voluto riprendersi il Gargano come parte essenziale.
Chiunque vada nel Gargano ha la netta sensazione di entrare in un ambiente diverso, con un odore (profumo) diverso, una luce diversa, una vegetazione ed insediamenti diversi. Con la sensazione di un ritorno al concetto della terra-madre primordiale, che non rinuncia al possesso della terra e del mare tra loro fusi. Prolungandosi e tuffandosi, chissà quando, in esso dall’alto delle grandi e bianche cornici costiere, brutalmente tagliate da chissà quale evento. Prendendo il largo, trascinandosi appresso una serie di prolungamenti minori, Vieste, Peschici, Pugno chiuso, Baia delle Zagare. O colonizzando il suo interno verde della Foresta Umbra, che sembra avventarsi sul versante opposto della bianca farfalla di Mattinata.

Analoghe sensazioni le ho provate navigando per isole greche, pezzi di terra scagliati in mezzo ad un mare blu, limpido, trasparente come non altri. Immagine mitologica tragica del Re di Atene, Egeo, che vedendo ritornare il figlio Teseo dall’isola di Creta con navi velate in nero per sola distrazione, ha presunto l’insuccesso del figlio sul Minotauro, e si è gettato nel suo mare, sparpagliando nel tonfo mille scaglie di terra. Da cui la loro magia singolare, in attesa di una ri-aggregazione improbabile. Terre ripetute con analoga figura, che danno comunque l’idea di un tutto omogeneo, come il concetto unitario del Gargano. Le isole greche multiple sono in effetti l’Isola greca totale.
Forse è questo il motivo per il quale gli Italiani dopo aver provato la unicità di certi luoghi turistici, italiani unici-unitari, come il Gargano, sono poi attratti dalle Isole greche. C’è una specie di scambio necessario di reciprocità tattile, visiva, odorosa, totale. Una specie di alterità allargata.
Questa mia doppia esperienza personale, vagando per Gargano e per Isole greche, mi rende più incline al riconoscimento del gioco delle analogie/omologie, passando più piacevolmente da un’immagine all’altra e viceversa.
Il Gargano mi appare come un grande Promontorio-traghetto per le isole greche, e queste sembrano pezzi di Gargano, che aspettano di ricongiungersi tra loro e partire.
Come le Pietre di Michelangelo che appaiano con strane somiglianze minute, infinitesimali, che aspettano di ricongiungersi e saldarsi tra loro. Partendo da forme impercettibili e concludendosi in una forma unica gigantesca del Gargano Dio Gigante.
Queste piccole-grandi gemme non trovano ancora il sito adatto (pubblico), per mostrarsi in tutta la loro forza, perché un famelico turismo stagionale, vuole solo altre e semplificate somiglianze con i soliti simboli balneari. Così si devono utilizzare le dimore per allestire sale espositive, e guidare singolarmente verso una conoscenza del Gargano assolutamente diversa e non minore.
Eustacchio Franco Antonucci

Bibliografia navigante

Le pietre del Gargano. Forme d’Arte. I Rucioli. I Litofunghi – www.lepietredelgargano.it
Sala espositiva Le aperte del Gargano – www.lepietredelgargano.it – Video YouTube
Pietre del Gargano. Scultura protostorica della Puglia settentrionale – a cura di M. L. Nava – Editore Il Quadrante.
Il Gargano – wikipedia.org > Wiki > Gargano
Il nome Gargano – comune.manfredonia.fg.it

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article