Lincoln. Il sogno di una nuova nazione concepita nella libertà e votata al principio che tutti gli uomini sono creati uguali.

Lincoln
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Di fronte a un film in costume su una grande figura del passato, di solito ci si domanda se, andandolo a vedere, ci troveremo davanti ad un polpettone storico o assisteremo ad un’opera coinvolgente ed appassionante. Ebbene, l’ultimo lungometraggio di Spielberg sembra piuttosto essere un’appassionata ricostruzione di una delle più importanti pagine della storia americana. Una pagina scritta oltretutto in un momento molto delicato per una fragile unione di stati divisa in due da una sanguinosa guerra ormai al suo quarto anno di durata, quando i riflettori di tutto il mondo, come si dirà nel film, sono puntati sull’America.

Lincoln

Lincoln ha infatti il merito di ricostruire la vicenda politica e gli sforzi di uomini illuminati che portano, nel gennaio del 1865, all’approvazione del 13° emendamento alla costituzione degli Stati Uniti: quello, per intenderci, che abolisce la schiavitù (recependo quanto già oggetto del proclama del 1863). Il pretesto adottato per far passare un atto così clamoroso (agli occhi della cultura dominante dell’epoca) è proprio la guerra di secessione, con le sue innumerevoli perdite di vite umane (600.000 morti in quattro anni), la resistenza ad oltranza del sud di Jefferson Davis (nonostante gli undici stati della Confederazione fossero oramai allo stremo delle forze) e la velata certezza che, una volta cessata la principale materia del contendere (con l’abolizione della schiavitù recepita dalla costituzione) anche la stessa guerra sarebbe cessata (come poi avvenne il 9 aprile dello stesso anno).

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Il film si muove allora soprattutto sul piano della realpolitik, lontano dai campi di battaglia ed all’interno, invece, delle segrete stanze del potere (se si eccettuano le inquadrature iniziali e qualche inserto peraltro di forte impatto, come quello che vede Lincoln vagare desolato tra i corpi senza vita di soldati non ancora sepolti, vittime di un recente e sanguinoso scontro tra gli opposti eserciti). E restituisce, così, un’immagine autentica e non offuscata da incrostazioni ideologiche del presidente stesso e dell’operazione che in prima persona porta avanti per ottenere l’approvazione del tanto contestato emendamento costituzionale (ciò non impedisce d’altra parte un preciso riferimento ai discorsi più celebri del presidente, come quello di Gettysburg evocato da due soldati che ne citano alcuni stralci al cospetto dello stesso Lincoln).

Il risultato da perseguire impone una trattativa che spesso esula dal mero convincimento e dalla ordinaria dialettica politica, per condurre invece in un terreno in cui tutto si vela di opaco, in cui il voto è oggetto di un vero e proprio scambio che ha come contropartita un posto di rilievo (merce pregiata per uno dei 65 rappresentanti democratici non rieletti) o addirittura un giudizio positivo su un conteggio di schede da parte di una commissione elettorale presieduta da un governatore repubblicano (ma mai il pagamento di somme di denaro – “Nothing strictly illegal!”, dirà il segretario di stato nel film). I 20 voti democratici mancanti al raggiungimento dei due terzi alla camera dei rappresentanti (l’approvazione dell’emendamento era già passata al senato dove i repubblicani avevano un’ampia maggioranza) vengono dunque da un lato trovati con mere opere di persuasione, in cui il presidente Lincoln si spende in prima persona, ma dall’altro letteralmente barattati con lo schieramento avverso (pratica alla quale, per inciso, la nostra cultura politica non è affatto estranea).
Il presidente, inoltre, raccontato nei suoi ultimi quattro mesi di vita, viene descritto nel film come immerso nelle questioni di stato, ma pur sempre calato nel proprio contesto famigliare (il film vuole mostrare le tante facce di Lincoln, concentrandosi però sulle sue capacità politiche – riferisce Spielberg in un’intervista). E l’intreccio tra uomo di stato e pater familias è gestito con estremo equilibrio. Lo spazio concesso all’immagine paterna del presidente ed alla sua vicenda umana non è preponderante, non appiattisce la narrazione del film su una dimensione personalistica allontanando il plot dai fatti narrati. I momenti di maggior lirismo non sfociano nel sentimentalismo tipico di alcune (stucchevoli) pellicole americane ed il film procede nel racconto senza intoppi. Anche la morte di Lincoln viene singolarmente rappresentata non con immagini, ma con un annuncio (attonito, sgomento) durante una rappresentazione teatrale; cosa che non ne sminuisce la drammaticità ma per certi versi ne attenua il patetismo.

Lincoln

L’equilibrio di cui si è detto sopra è comunque possibile anche grazie ad un cast eccezionale, su cui spicca la magistrale interpretazione di un Daniel Day-Lewis in forma strepitosa. Aiutato da un trucco che lo rende talmente somigliante ad Abraham Lincoln che, guardando il film, pare di entrare in una sorta di macchina del tempo che ci catapulta nel salotto della casa bianca, Daniel Day-Lewis ha sempre un controllo totale del personaggio ed è convincente in ogni gesto, in ogni sguardo, in ogni piccola inflessione della bocca. Ma, a proposito di attori, non si possono non menzionare Sally Field e Tommy Lee Jones: la prima, moglie del presidente, alle prese con un personaggio forte e fragile al tempo stesso; l’altro, sobrio e pungente capo dei radicali, che domina con la sua statura morale e l’arte retorica che lo contraddistingue la camera dei rappresentanti (a proposito: non ci sono proprio più i repubblicani di una volta!).
I tre attori citati sono tutti candidati all’oscar; ma il film, di nomination, ne ha avuto ben 12, tra le quali: miglior film, miglior regia, migliore scenografia, miglior fotografia, migliori costumi. Il che consente di esulare da qualsiasi scontato commento sugli aspetti tecnici di un’opera che, iscritta in una concezione classica e priva di soluzioni innovative (così ad esempio per la regia che si avvale di piani sequenza e movimenti di macchina molto lenti, fluidi e calibrati), appare decisamente godibile in tutti i suoi 150 minuti di durata.

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film:

Titolo originale: Lincoln – Genere: Storico, Drammatico – Origine/Anno: USA – 2012 – Regia: Steven Spielberg – Sceneggiatura: Tony Kushner – Interpreti: Daniel Day-Lewis, Sally Field, David Strathairn, Joseph Gordon-Levitt, James Spader, Hal Holbrook, Tommy Lee Jones, John Hawkes, Jackie Earle Haley, Bruce McGill – Montaggio: Michael Kahn – Fotografia: Janusz Kaminski – Scenografia: Rick Carter – Costumi: Joanna Johnston – Musiche: John Williams

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