L’India non è un paese per donne?

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Tornano a fare notizia i casi di stupro in India. All’inizio di febbraio una bambina di 9 anni è stata ridotta fin di vita, mentre a gennaio un’altra ragazza di 16 è stata violentata e bruciata perché aveva denunciato i suoi aggressori.
La violenza non risparmia neanche le turiste straniere. A gennaio a  farne le spese è stata una donna danese di 51 anni che si era persa nel quartiere turistico di Paharganj a New Delhi, mentre nel marzo scorso una donna svizzera è stata assalita da un gruppo di uomini mentre stava facendo una gita in bicicletta con il marito, nell’India centrale.


India meridionale, Kerala. Foto Luisa Spagnolo
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Il problema delle violenze è diventato un caso internazionale da quando, più di un anno fa, lo stupro e omicidio di una ragazza di 23 anni ha indignato la popolazione indiana. Ad oggi, quattro dei sei aggressori sono stati condannati alla pena capitale.
Nirbhaya, questo il nome della ragazza, la sera del 16 dicembre 2012 stava tornando a casa con l’autobus accompagnata da un amico. Saliti sull’autobus, sei uomini, di cui uno minorenne, hanno aggredito il ragazzo e violentato la ragazza per oltre un’ora e mezza. L’aggressione è stata così brutale che Nirbhaya è morta, dopo due giorni di terapia intensiva e quattro operazioni chirurgiche, a causa delle ferite interne provocate da una spranga di ferro.
L’episodio provocò manifestazioni spontanee nelle strade della città.

La società indiana è stanca del continuo aumento dei casi di violenza sulle donne. La sola Delhi, denominata dall’opposizione in parlamento “la capitale degli stupri“, conta più di 630 casi di violenza nel 2012.
Tuttavia, anche se per gli assassini di Nirbhaya  è stata scelta una pena esemplare, la condanna a morte è stata inflitta non per lo stupro, ma per l’insieme di crimini di cui si sono macchiati gi imputati.
L’inasprimento delle pene legate alla violenza contro le donne, tra cui il raddoppio della pena detentiva, passato a 20 anni, e la penalizzazione dello stalking, rischiano per assurdo di peggiorare le cose. Il rischio è che gli stupratori decidano di bruciare vive le proprie vittime per evitare il rischio di riconoscimento davanti alle autorità.

Di fatto, il problema della violenza sulle donne in India ha origine nella cultura misogina e patriarcale, e non si risolverà solo con l’inasprimento delle pene.
In India la repressione sessuale è molto forte e costringe sopratutto le donne ad una morigeratezza dei costumi opprimente. Gli indiani soffrono molto la morale pubblica. Questa, a volte, sfocia in divieti ufficiali che da noi risulterebbero ridicoli, come il quello di considerare indecorosi i manichini di biancheria intima femminile.
Anche nella cultura ortodossa hindu, come in molte altre nel mondo, purtroppo, ritroviamo un’immagine della donna per la quale sono previsti solo il ruolo di figlia, madre, moglie e nonna, senza alcun ruolo autonomo, sociale o economico.
Il modello di riferimento della brava ragazza è ancora quello millenario di Sita, la protagonista del poema epico Ramayana (nella foto la copertina del romanzo delle Edizioni Vidyananda), indicata come simbolo di obbedienza e totale sottomissione al marito.
Il riferimento a Sita è stato fatto di recente  in un aula di tribunale a Bombay per il respingimento di una causa di divorzio: “A wife should be like goddes Sita who left everything and followed her husband Lord Ram to a forest and stayed there for 14 years“.
Il divieto di mostrare segni di affetto tra uomo e donna in pubblico – non ci si abbraccia, non ci si bacia – è rispettato anche dalla più grande macchina di cinema mainstream presente in India:  Bollywood. Le donne meritevoli di diventare mogli sono rappresentate come donne/Sita: pure, integre. A volte, invece, lo stereotipo della donna di facili costumi o moralmente discutibile viene relegato alle donne bianche, occidentali, che gli indiani vedono come più “facili” perché più libere sessualmente.

Oltre all’aspetto del decoro, le donne sono penalizzate anche dal punto di vista dell’istruzione. Le ragazze che accedono alle scuole solo i 65%  contro l’82% dei ragazzi. Questa disparità esiste soprattutto nelle campagne, dove gli uomini sono ritenuti più utili per ricevere un’istruzione, mentre le donne sono costrette a lavorare nei campi.
La discriminazione passa anche per cose che noi consideriamo normalissime come la presenza di bagni pubblici quasi tutti esclusivamente maschili. In India l’acqua corrente è un bene fondamentale, e si è scelto di farne usufruire solo gli uomini. Le donne, sopratutto di estrazione povera, sono costrette ad arrangiarsi come possono, con buche nel terreno o facendo i loro bisogni all’aperto, esponendosi così al rischio di violenze.
Sujata Khandekar, intervistata dal blog The Ladies Finger, ha spiegato: “I bagni pubblici per donne sono pochi o non ci sono perché le donne, secondo la definizione tradizionale, devono starsene a casa. Abbiamo scoperto che le verduraie e le altre donne lavoratrici per anni si sono allenate a non andare al bagno per otto o dieci ore. Hai idea di quali problemi ginecologici, ai reni e alle vie uree crei una cosa del genere?


India meridionale, Kerala. Foto Luisa Spagnolo
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Alla luce di tutte queste considerazioni, possiamo dire che quello della violenza non si risolve come se fosse solo un problema di sicurezza, di pudore, di vestiario o coprifuoco notturno. Il Parlamento deve prendere una posizione, spingere verso una società che promuove l’indipendenza e l’individualità femminile, smetterla di guardare ai cittadini e ai loro corpi in termini di “decenza” e togliere parole come “decoro” dalle leggi in vigore.
Laura Di Maggio

Fonti:
Matteo Miavaldi, “Sulla pena capitale per lo stupro di Delhi“; 16/09/2013; www.china-files.com
Matteo Miavaldi, “Il diritto negato ai bagni pubblici per donne“; 16/07/2013; www.china-files.com
Matteo Miavaldi, “Come lavora la cultura misogina“; 18/06/2013; www.china- files.com
NDTV, “A wife should be like goddess Sita, says the Bombay High Court“; 09/05/2012; http://www.ndtv.com
Annie Zaidi ; “Baciarsi fino alla normalità“; 10/06/2013; www.china-files.com
Matteo Miavaldi, “La carica dei maschilisti“; 15/01/2013; www.china-files.com
Franco La Cecla, “Indian Kiss. Viaggio sentimentale a Bollywood e oltre”; 2012; ObarraO Edizioni

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