L’influenza del coronavirus sull’economia cinese e mondiale

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Mentre anche Londra, Parigi e Berlino invitano i cittadini a lasciare la Cina a causa dell’epidemia del Coronavirus che ha già provocato oltre 400 morti e più di 20.000 contagiati.

Oltre alle persone colpite dall’epidemia direttamente ci sono le persone che a causa delle chiusure di molte aziende ne soffriranno. Molte aziende hanno prolungato le chiusure previste per il Capodanno cinese e altre iniziano a farlo per il mancato arrivo di merci e componenti, come nel caso della Hyundai Motor e la sua controllata Kia Motors che hanno dovuto fermare alcune linee di assemblaggio. La Fiat Chrysler, la Ford e la General Motors hanno «posto delle restrizioni alle loro squadre. Il pioniere dell’automobile elettrica Tesla ha avvertito che il coronavirus potrebbe inficiare sulla produzione del suo nuovo gigantesco impianto di Shanghai» [1].

Sono decine le compagnie aeree tra le più importanti al mondo ad aver sospeso i collegamenti da e per il Paese di Mezzo e le più immediate conseguenze saranno il calo dei turisti cinesi, di cui già si nota la mancanza in Italia, e del fatturato delle aziende del lusso visto il 33% degli acquisti con tasse rimborsate in giro per il mondo li fanno loro.

La preoccupazione per le conseguenze economiche sono reali e hanno spinto ad accusare le nazioni più sviluppate e gli Stati uniti in particolare che per prima ha richiamato il personale diplomatico in Cina e ad aver chiuso le porte ai viaggiatori cinesi «dopo l’annuncio in cui la scorsa settimana l’Oms ha definito il virus una “minaccia globale”. […] il ministero degli esteri ha accusato Washington di “creare e diffondere terrore ”invece che prestare assistenza. Letteralmente: “sono proprio i paesi sviluppati come gli Stati uniti con forti capacità di prevenzione…che hanno assunto la guida nell’imporre restrizioni eccessive contrarie alle raccomandazioni dell’Oms”, secondo la quale la chiusura ermetica delle frontiere rischia di incentivare gli arrivi clandestini complicando l’attuazione dei controlli» [2].

Le province e le municipalità cinesi, tra cui Shanghai e Guangdong, ha procrastinato la chiusura delle attività produttive e queste aree rappresentano l’80% circa del Pil e il 90% circa degli scambi commerciali.
La situazione è più complicata, non solo per la Cina che pagherà che le conseguenze peggiori di questo periodo, di quanto accadde nel 2003 con la grande epidemia della Sars perché allora l’economia cinese valeva il 4% del Pil mondiale e ora ne vale il 16% e l’interscambio commerciale di Pechino è di circa il 20%. Non solo ma il livello di interconnessione con l’economia mondiale non è paragonabile ad allora.

L’agenzia di rating Standard&Poor’s «stima fino a meno 1,5% di Prodotto interno lordo [cinese, ndr] rispetto alle previsioni di fine 2019. I rallentamenti sono previsti soprattutto nel primo e nel secondo trimestre di quest’anno, ma per la stabilizzazione bisognerà aspettare la fine del 2020, mentre la ripresa – nell’intera area pacifico-asiatica ci sarà solo a inizio 2021» [3].
Le stime di Goldman Sachs parlano di una perdita dello 0,3% già su tutto il 2020 a livello e non può essere altrimenti perché ogni punto di Pil perso dalla Cina in termini di crescita diventa un -0,2% per l’economia mondiale.
E per questo motivo che la Banca centrale cinese sta immettendo enormi quantità di liquidità sul mercato. E a proposito di mercato, quelli azionari hanno subito tra i maggiori ribassi di questi ultimi anni.

Prima di chiudere vale la pena aggiungere una considerazione politica perché il coronavirus, secondo Nicolò Bertoncello «potrebbe rappresentare l’ennesima sfida diretta a Xi Jinping. Il malcontento, seppure sempre contenuto, sembra crescente e si aggiunge al clima di tensione dopo gli scontri di Hong Kong. La pessima gestione dell’epidemia da parte della centralizzatissima struttura amministrativa cinese ha scatenato un numero sempre più alto di critiche nei confronti di Xi, che non può biasimare “interferenze esterne”, […], Per il momento, nessuno può affermare con certezza che il regime stia traballando, ma restano ancora molte incognite a circondare quelle che potrebbero essere le conseguenze di questa epidemia. Nell’attesa, l’economia resta “influenzata”» [4].
Ciro Ardiglione

[1] Ivana Pisciotta, “I settori più colpiti dalla paura del coronavirus”, https://www.agi.it/economia/coronavirus_settori_colpiti-6995137/news/2020-02-03/, 3 febbraio 2020
[2] Alessandra Colarizi, “Tonfo della borsa cinese. Pechino accusa gli Usa: «Diffondono terrore»”, https://ilmanifesto.it/tonfo-della-borsa-cinese-pechino-accusa-gli-usa-diffonde-terrore/, 4 febbraio 2020
[3] Alessia De Luca, “Quanto ci costa il coronavirus?”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/quanto-ci-costa-il-coronavirus-25011, 4 febbraio 2020
[4] Nicolò Bertoncello, “Coronavirus, gli effetti che contagiano l’economia”, https://www.lavoce.info/archives/63318/coronavirus-gli-effetti-che-contagiano-leconomia/, 4 febbraio 2020

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