L’insostenibile accettabilità della nuove soglie di povertà assoluta

Milano Giambellino, condominio

L' certifica, anche quest'anno, che «resta stabile la assoluta, la spesa media cresce, ma meno dell'inflazione». Sono 5,7 milioni le persone in nel 2023 e l'incidenza è ai massimi dal 2014. Questo è il quadro in , in estrema sintesi, dell'ultimo Rapporto dell'Istituto nazionale di statistica [1].

Riscontrando i dati, la situazione è di sostanziale stabilità rispetto al 2022, e la povertà – uno stato di indigenza assoluta o relativa -, include oltre che aspetti materiali anche dimensioni non materiali e intergenerazionali. In particolare, la problematica riguarda oltre 2 milioni 234mila famiglie, per un totale di circa 5 milioni 752mila individui in povertà assoluta. Sono indicate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore a una soglia minima corrispondente all'acquisto di un paniere di beni e servizi considerato essenziale a garantire uno standard di vita minimamente accettabile e a evitare gravi forme di esclusione sociale.

Nel Nord, dove le persone povere sono quasi 136mila in più rispetto al 2022, l'incidenza della povertà assoluta a livello familiare è sostanzialmente stabile (8,0%), mentre si osserva una crescita dell'incidenza individuale (9,0%, dall'8,5% del 2022). Il Mezzogiorno mostra anch'esso valori stabili e più elevati delle altre ripartizioni (10,3%, dal 10,7 del 2022), anche a livello individuale (12,1%, dal 12,7% del 2022). Obiettivo delle politiche contro la povertà dovrebbe essere quello di consentire l'autorealizzazione di tutti i membri della società nazionale, anche dei più poveri. Nonostante la conferma della nocività sociale della diffusa miseria, l'indigenza materiale permane in un livello di reddito troppo basso per permettere la soddisfazione di bisogni fondamentali in termini di mercato. La diffusa povertà sta dispiegando una reazione a catena che innesca non solo uno stato di privazione materiale, ma acuisce anche u' inadeguata disponibilità di beni e servizi di ordine sociale, politico e culturale.

Infatti, nel 2023, i minori che appartengono a famiglie in povertà assoluta sono pari a 1,3 milioni, un numero sostanzialmente stabile rispetto al 2022, ma, lo indica l'ISTAT, aggiungendo però che l'incidenza di povertà assoluta individuale per i minori è pari al 14%, il valore più alto della serie storica dal 2014. Inoltre, rispetto al 2022, le incidenze di povertà sono stabili tra i giovani di 18-34 anni (11,9%) e tra gli over65 (6,2%), che restano la fascia di popolazione a minore disagio economico. In generale, le famiglie in povertà assoluta si attestano all'8,5% del totale delle famiglie residenti (erano l'8,3% nel 2022), corrispondenti a circa 5,7 milioni di individui (9,8%; quota pressoché stabile rispetto al 9,7% del 2022).

Uno degli obiettivi fondamentali delle politiche nazionali contro la povertà dovrebbe essere quello di aiutare i poveri a raggiungere un livello di vita soddisfacente, nonché di creare le condizioni, economiche e di altro tipo, che consentano a essi e ai loro figli di avere eguale accesso alle opportunità. Nulla di tutto questo sta avvenendo. La riduzione della povertà pertanto richiede non solo in un'adeguata crescita economica, ma anche un cambiamento istituzionale e il raggiungimento di una maggiore eguaglianza sociale, economica e politica.

Le migliori misure comparate dell'incidenza della povertà nei diversi paesi sono quelle contenute nei rapporti elaborati dal Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite, in cui a un indice di sviluppo viene associato un profilo di povertà. L'indice di sviluppo include tre componenti fondamentali per la realizzazione del potenziale umano: la longevità, il livello di istruzione e il reddito (vedi UNDP, 1990); tale indice descrive le medie nazionali.

Il profilo di povertà (vedi UNDP, 1992) contiene indicatori degli aspetti distributivi dell'indice di sviluppo: la percentuale della popolazione che non ha accesso ai servizi sanitari, all'acqua potabile o agli impianti igienico-sanitari; la percentuale di bambini malnutriti, di quelli che non raggiungono il quinto anno di età e di quelli che non assolvono l'obbligo scolastico; la percentuale di analfabetismo tra la popolazione adulta maschile e femminile; la percentuale della popolazione al di sotto della soglia di povertà.

I rapporti del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite includono anche un indice di libertà, che incorpora le principali dimensioni politiche che ostacolano la piena realizzazione delle persone. Per quanto attiene l'Italia, nel 2023, la stima preliminare della spesa media mensile delle famiglie residenti in Italia è pari a 2.728 euro mensili in valori correnti, in crescita del 3,9% rispetto ai 2.625 euro dell'anno precedente. Tale crescita, tuttavia, risente ancora in larga misura dell'aumento generalizzato dei prezzi (+5,9% la variazione su base annua dell'indice armonizzato dei prezzi al consumo). Lo indica l'ISTAT, aggiungendo che in termini reali, la spesa media si riduce infatti dell'1,8%.

I dati sui consumi delle famiglie del 2023 «confermano che gli italiani hanno speso di più per acquistare di meno, a causa del forte impatto del caro-prezzi del nostro Paese». Lo afferma il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori (Codacons), commentando i dati ISTAT. Nel 2023 la spesa media mensile cresce del 3,9% rispetto all'anno precedente, ma in termini reali si riduce dell'1,8% per effetto dell'inflazione – sottolinea il Codacons, sostenendo che questo significa che «ogni nucleo ha ridotto gli acquisti in media per 567 euro rispetto all'anno precedente: al netto dell'inflazione, quindi, la spesa per consumi degli italiani è crollata complessivamente per 14,6 miliardi di euro nel 2023». Per il presidente Carlo Rienzi, «le misure attuate dal Governo per mitigare gli effetti dell'inflazione, a partire dal paniere salva-spesa, non hanno prodotto gli effetti sperati. I rincari vanno contrastati con misure efficaci e strutturali e non con provvedimenti spot inadeguati a tutelare le tasche delle famiglie», conclude.

Come è possibile notare, i poveri sono una categoria eterogenea, la cui composizione cambia sistematicamente con lo sviluppo economico e nel corso del tempo. Una prima distinzione fondamentale all'interno di tale categoria è quella tra individui inabili e abili al lavoro. Il primo gruppo comprende gli infermi, gli anziani, i minori orfani o che vivono in famiglie povere, gli handicappati; il secondo comprende gli adulti idonei al lavoro disoccupati e sottoccupati.

Una seconda distinzione è quella tra i ‘poveri cronici', ossia coloro che sono praticamente privi di mezzi di sostentamento e di capacità fisiche e mentali, e i ‘poveri temporanei', ossia quanti sono potenzialmente produttivi, ma temporaneamente disoccupati o sottoccupati a seguito di una domanda insufficiente per i servizi da essi offerti sul mercato, di discriminazioni nel lavoro, o dell'impossibilità di trovare un'occupazione per impedimenti di ordine familiare, geografico o economico.

Si possono operare distinzioni anche lungo linee demografiche: gruppi etnici, donne che mantengono la famiglia senza il supporto del coniuge, anziani soli, orfani, ecc. Infine, i poveri possono essere distinti in base alla collocazione territoriale: regionale, urbana/rurale, poveri senza fissa dimora, ecc. Le varie categorie di poveri possono richiedere politiche sociali diverse. Le iniziative dirette a favorire l'occupazione, ad esempio, non potranno andare a beneficio degli inabili al lavoro. Inoltre, gli interessi delle diverse categorie di poveri possono entrare in conflitto. Ad esempio, un aumento dei prezzi dei principali prodotti alimentari può beneficiare i poveri delle aree rurali, ma danneggia quelli delle aree urbane. La formulazione di un programma coerente per la riduzione della povertà richiede pertanto che il fenomeno venga considerato nelle sue molteplici dimensioni; gli interventi dovranno essere anch'essi multidimensionali. In tutti i Paesi esiste una certa quota di poveri inabili al lavoro. Nei paesi in via di sviluppo la maggioranza dei poveri abili al lavoro è costituita dai sottoccupati che svolgono attività dequalificate, nei paesi sviluppati è costituita dai disoccupati.

Da quanto emerge, si constata ancora una volta che la “povertà” origina da forme strutturali di disuguaglianza sociale e, nel senso storicamente più vasto, per combatterla e sconfiggerla sono necessarie teorie forti e provvedimenti correlati che postulino una riorganizzazione della comunità nazionale ed internazionale su basi non competitive o individualistiche e secondo principi di uguaglianza sostanziale, contrapponendosi alle concezioni della “cittadinanza” basata sul censo dentro la quale milioni di persone conducono esistenze deprivate. È evidente che l'obiettivo risolutivo delle diverse forme di indigenza, prevede un nuovo ordine politico – non solo quindi un ripristino del Welfare otto-novecentesco – in grado di eliminare le disuguaglianze sociali.

Giovanni Dursi

[1] ISTAT, Stime preliminari povertà assoluta e spese per consumi – Anno 2023, 25 Marzo 2024.

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