L’intervallo. Un evento singolare che irrompe nella vita d’ogni giorno

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Una storia scarna, con dialoghi rarefatti, in gran parte vissuta nell’angusto perimetro di un vecchio casolare in cui un boss di quartiere tiene prigioniera una recalcitrante adolescente, rea di frequentare un affiliato ad un clan avversario.

Un incontro tra due ragazzi – Veronica, la quindicenne rinchiusa nello stabile abbandonato, e Salvatore, di due anni più grande, che la sorveglia – diversi per carattere (fiera e risoluta lei, sommesso e impacciato lui) e vicende personali, ma uguali per estrazione sociale ed aspirazioni (malessere radicato e voglia di cambiamento – che si esprime, per Veronica, nel desiderio di qualcosa che non è stato ancora inventato, che ancora non esiste). L’ultimo lavoro di Leonardo Di Costanzo, presentato nella sezione Orizzonti della 69° Mostra del Cinema di Venezia, è un’opera delicata e rigorosa che racconta un evento singolare, “una giornata particolare” (per riprendere il titolo di un bellissimo film di Scola), un “intervallo” di calore umano e complicità che d’improvviso si interpone nelle vite dei protagonisti, calati in una realtà brutale dominata dalla prepotenza della camorra.

Il film si apre e si chiude, rispettivamente, con l’uscita ed il rientro dei carretti delle granite che due venditori ambulanti (padre e figlio) ogni mattina portano in giro per una Napoli soltanto intuita, vista dall’alto, dai margini di una periferia estrema; descritta dai rumori di fondo, dal degrado di un edificio in rovina, dagli aerei che sfrecciano sui palazzi della città. La preparazione dei carretti, al mattino presto, si iscrive in una quotidianità priva di parole, fatta di piccoli gesti ripetuti. Una ritualità che scandisce la vita di Salvatore, ma al tempo stesso imprigiona quest’ultimo, costringendolo ad un ruolo che non gli appartiene (la sua vera aspirazione è quella di imparare a cucinare, il suo sogno è diventare chef). Salvatore, così, è paradossalmente prigioniero della vita di ogni giorno e si sente libero, invece, ed in grado di essere se stesso solo durante il suo “intervallo” con Veronica (quando cioè è a sua volta imprigionato e sotto ricatto della camorra).

L’incontro-scontro dei due ragazzi infatti, che sulle prime si traduce in un atteggiamento di diffidenza reciproca, dà ben presto adito ad un contatto tra i due, i quali, conquistando poco alla volta la fiducia dell’altro, iniziano a scambiarsi sogni e aspirazioni, suggestioni e paure, ad abbandonarsi al gioco ed a mostrarsi per ciò che sono realmente.
Ed allora il paesaggio cambia subito aspetto. Dal casolare diroccato (emblematicamente raffigurante la condizione degradante vissuta dai due nel quartiere periferico), dalla prevalenza di toni grigi con luci tenui che filtrano dalle rovine polverose dell’edificio e dalle sue fatiscenti porte sbarrate, si passa dapprima ad una teoria di cunicoli labirintici, quindi ad una sorta di foresta incantata, una specie di isola misteriosa frastagliata e piena di luce: il riferimento all’isola dei famosi ed alla mappa del tesoro non è del tutto casuale, e lo stesso vale per la barca lasciata per l’inverno in uno scantinato allagato che i due inizialmente smuovono, dopo esservi saliti, simulando una tempesta e cercando di restare in piedi in equilibrio, ed in cui poi improvvisano a turno un’intervista nella quale si raccontano. Il gioco, l’emozione di esplorare angoli nascosti, la scoperta di mondi sconosciuti: lentamente viene a galla l’autenticità di ognuno dei due, la vita prende forma e colore. Vita che viene icasticamente rappresentata dalla nidiata di cuccioli illuminati da un foglio di giornale cui Salvatore dà fuoco per farne una torcia.

Gli spazi sono ora aperti ed un mondo inatteso, pieno di possibilità, si apre davanti agli occhi dei protagonisti (tra queste, anche quella, per Veronica, di scappare). Poi, però, lo sviluppo del film porterà alla ricomposizione dell’equilibrio iniziale, alla chiusura del cerchio e, con esso, del racconto.
Aerei, si è detto, solcano periodicamente, durante lo svolgersi della vicenda, i cieli di Napoli. Uno di questi compare in una delle inquadrature finali, nel momento del ritorno alla vita di ogni giorno.

La macchina da presa lo inquadra dal basso mentre vola via lontano: la voglia di fuggire sembra esser tornata ad occupare il centro della scena!

Gianfranco Raffaeli

Scheda del film:

Titolo originale: L’intervallo – Genere: Drammatico – Origine/Anno: Italia – 2012 – Regia:  Leonardo Di Costanzo – Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Mariangela Barbanente, Leonardo Di Costanzo – Interpreti: Francesca Riso, Alessio Gallo, Carmine Paternoster, Salvatore Ruocco e Antonio Buil – Montaggio: Carlotta Cristiani – Fotografia: Luca Bigazzi – Scenografia: Luca Servino – Costumi: Kay Devanthey – Musiche: Marco Cappel

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