L’investigatore e lo scrittore. Intervista a Bruno Morchio

un conto aperto con la morte Bruno Morchio
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Bacci Pagano è l’investigatore creato da Bruno Morchio.
Con Un conto aperto con la morte siamo al decimo romanzo in cui ci sono narrate le avventure di Bacci Pagano.
Dovremmo, quindi, essere abituati ai colpi di scena e alle “variazioni sul tema” che Bruno Morchio ha saputo di volta in volta regalarci. Eppure, in questo nuovo romanzo, Morchio ci costringe a una serie di riflessioni che, anche una volta finita la lettura e compreso l’andamento della vicenda, ci accompagnano e ci sollecitano.
In questo romanzo, Bacci Pagano, scampato alla mano di un assassino, si ritrova come paralizzato e in attesa di una rischiosa operazione.
Nella sua casa, secondo il volere del suo grande amico, il senatore Almansi, si presenta il famoso scrittore di gialli, Gian Claudio Vasco, che vorrebbe trarre spunto per un nuovo romanzo dalla vita e l’attività dell’investigatore.
Con l’amorevole cura della figlia, ritrovata dopo anni d’indifferenza, e di altre figure femminili che gli ruotano intorno, Bacci Pagano affronta una delle vicende più toccanti della sua vita.
Per adesso non vi sveliamo altro, ma ci lasciamo guidare alla scoperta della vicenda dalle parole di Bruno Morchio in questa intervista.

Questo suo romanzo mi è sembrato particolarmente complesso e sfuggente: l’investigatore impossibilitato a investigare; lo scrittore che diventa strumento del personaggio che vorrebbe narrare. Ci ha voluto suggerire una sua teoria della letteratura o invitarci a un gioco delle parti?

Parlare di teoria della letteratura sarebbe pretenzioso. Diciamo un abbozzo di teoria. Ho provato a giocare con il personaggio, come se fosse una persona in carne ossa, interpretando me stesso, in un contesto segnato da sofferenza e incertezza. In questo romanzo si sviluppa un dialogo fra i due protagonisti (qualcuno l’ha definito addirittura filosofico) sul tema del destino, centrale nella letteratura noir, insieme a un gioco di specchi tra vita e letteratura, finzione e realtà. Potremmo definirla metaletteratura, un esperimento (infatti, è l’unico romanzo in cui la voce narrante non è quella del detective). Non so quanto tutto ciò sia letterariamente “riuscito”, proprio ieri un blogger l’ha definito un “romanzo inutile”, certo è che queste erano le intenzioni.

Bacci Pagano è, contemporaneamente, vittima di un proiettile e vittima del suo passato. Bacci Pagano è bloccato fisicamente per una ferita; Bacci Pagano sembra, però, bloccato anche emotivamente per una ferita ben più vecchia.
Le pare plausibile questa interpretazione del suo personaggio?
Possiamo affermare che “narrare” significa, in questo romanzo, indagare gli eventi e ripercorrere la propria vita?

Mi sembra assolutamente centrata. Questo romanzo, proprio perché narrato da una voce “altra”, costituisce una sorta di ricapitolazione della vita di Bacci. Il motore è rappresentato dal rischio imminente della morte. C’è una data certa, quella dell’intervento chirurgico, che ha un trenta per cento di possibilità di riuscita. Conoscere la data della fine agglutina passato, presente e futuro: produce un corto circuito doloroso, segnato dall’assillo di non riuscire a “mettere a posto” le cose, le relazioni lasciate in sospeso, i torti consumati, gli errori. E anche di non avere tempo per portare a termine l’indagine e capire chi e perché ha sparato al detective.

Sullo sfondo, con passaggi veloci o con osservazioni mirate, Lei sembra lasciar intendere che anche il nostro paese è come afflitto da un difetto della memoria, per non aver fatto fino in fondo i conti con una stagione traumatica, come quella definita degli “anni di piombo” (in effetti, Bacci Pagano è bloccato da un pezzo di piombo e ha nel suo passato un’ingiusta condanna per terrorismo). Quale analisi è a suo parere mancata?

Il nostro paese non ha mai fatto i conti con la storia, perché gli è mancata un’identità: non ha conosciuto né riforme religiose né rivoluzioni, ha subito il pesante condizionamento morale e politico della Chiesa ed è stato occupato da chi aveva fatto sia le riforme sia le rivoluzioni. Un Paese che è uscito sconfitto dall’ultima guerra credendosi vincitore, in virtù del fatto che la Resistenza ha rappresentato la sola rivoluzione di massa che abbiamo conosciuto, l’unico barlume identitario che con il tempo si è fatto sempre più sbiadito. Quanto agli anni di piombo, attenzione: è vero che una riflessione seria sul terrorismo (rosso e di stato) non c’è stata e forse non ci sarà mai, però identificare gli anni Settanta con il piombo mi sembra un grave errore. In realtà sono stati l’apice di una straordinaria parabola di civiltà, anche per il nostro Paese. Dopo è cominciato il declino.

Indagare sul proprio passato significa anche indagare su quelli che sono stati o sono i nostri amici, a volte i nostri eroi. Bacci Pagano, pur con qualche cautela, sembra non volere mai rinunciare al volto, anche tremendo, della verità. Possiamo racchiudere in queste parole il suo personaggio?

La ricerca della verità è il motore profondo della letteratura (e di quella noir in particolare). Quando non si crede più nella giustizia, rimane la ricerca della verità come strumento per conferire dignità all’esistenza delle vittime (e degli assassini). La verità permette di conferire un senso alla vita e alla morte degli attori, senza il quale esse risultano casuali, accidentali. È l’unica forma possibile di riscatto dei perdenti (e i perdenti sono i veri protagonisti del noir, investigatori compresi).

Per chiudere una curiosità: Bacci Pagano al termine del romanzo dice: “Comunque vada, è una storia che meritava d’essere raccontata”.
Quali sono per Lei le storie che vale la pena raccontare?

Quelle che, anziché consolare e tranquillizzare il lettore, lo chiamano a confrontarsi con i propri vissuti, buoni o cattivi, tristi o infelici, e a riflettere su di essi. Magari rimandando ad altre storie, come accade in questo romanzo, dove la soluzione della vicenda “reale” viene dalla letteratura, segnatamente da I fratelli Karamazov di Dostoevskij.

Antonio Fresa

Bruno Morchio
Un conto aperto con la morte
Garzanti, 2014
Pagine 200, € 16.40

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