L’iperurbanistica connettiva di Parag Khanna

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Si parla molto in questo periodo di politica a tutti i livelli, quella di casa nostra e macro-politica sempre più vasta, fino alla visione globale mondiale, a volte come se si trattasse di cose diverse, ingenerando sovrapposte e confusionali complessità. I due livelli sono, invece, diversi ma congruenti. A meno che la politica non voglia chiudersi in nicchie ristrette, a compartimenti stagni.
Poi ogni discussione di politica interna, in particolare, diventa facilmente litigiosa, tanto da non comprenderla, così rimandando anche le grandi questioni esterne a fasi diverse e scompensate.
Competizioni utili a loro stesse, soprattutto quando i temi finiscono sempre e solo sulle riforme strutturali, generali e particolari, o di organizzazione del consenso (elettorale) e di ricomposizione territoriale connessa. Con l’immancabile e marginale tiro alla fune tra nord e sud.
Solo di sfuggita, in genere a causa di eventi dirompenti, compaiono dibattiti più compassati, sulle situazioni geopolitiche esterne, europee, poi inter-mondiali. Anche queste divaricate tra est (Asia) ed ovest (America), con l’Africa che si inserisce nel tutto come spina nel fianco.
Tanti sono i politologi, i politici prestati ai talk show, quindi gli economisti, gli antropologi, i sociologi, anche i filosofi e così via, che scendono in campo e si esprimono ognuno a modo proprio, creando verità/falsità e relativi conflitti infiniti (noi Italiani non saremo mai d’accordo su nulla, e non esistono più maggioranze di opinioni che alla fine vincono). La sovrapposizione dei linguaggi è sovrana. Le conclusioni, poi, sono ignorate proprio dai politici cosiddetti in campo.
Arrivano infine i pareri di nuovi personaggi con inusitate figure professionali, che portano ulteriori e stravaganti posizioni sui grandi cambiamenti in atto. Sempre più mutevoli.
Sono i Geostrateghi, con precedenti formazioni professionali geo-configurazioniste (cioè derivate dalla geografia tematica). Poi i Sondaggisti globali, con capacità di sintesi estreme, numeriche, sugli eventi e sulle tendenze in atto. E ancora altre nuove figure sempre più strane.
Ci ha già sorpreso per primo il mix-sociologo-politico Zigmunt Bauman (scomparso) e la sua Società liquida contemporanea, frustrata da una condizione globale senza più appoggi solidi.

Infine arriva Khanna Parag, indiano, americanizzato, Geostratega ovunque apprezzato, che avanza la sua Geo-politica connettiva, costruita su una scarna rappresentazione geografica fatta di flussi multi-livelli, multi-tutto, essenzialmente derivata dal mondo della informazione digitalizzata multi-portante, che è fatta di flussi eterei. Che spiega le trasformazioni/costruzioni del mondo in divenire, politico spaziale dinamico, non più soltanto attraverso il parametro economico-finanziario-commerciale in un mercato sempre più globale, ma anche grazie agli altri elementi complessi di una Società contemporanea, che corre in parallelo.
L’operazione di Khanna può sembrare a prima vista solo una tecnica geografica innovativa, stravagante, basata sulla mobilità informatica ed informale. Contro la statica delle precedenti tradizioni cartografiche, semplicemente georeferenziate. Evidenziando in parallelo le connessioni relazionali nello spazio muto, dando per scontati gli elementi geografici duri. Per Khanna le mutue connessioni virtuali sono talmente forti da ricostruire una nuova Geografia vibrante. Con un’inedita capacità di scambio politico, nello spazio reso congruente, ed esso stesso più fluido.
La politica curva il territorio, e, viceversa, il territorio conforma gli scenari mobili della politica. Con una serie di circuiti sempre più veloci. I flussi non sono più solo bi-rirezionali, ma, addirittura, a-direzionali, cioè totali. La teoria dei flussi connettivi di Khanna, descrive e muta i tradizionali Continenti, le Confederazioni e i Blocchi, gli Stati, con le loro sub-componenti territoriali, e subito li supera, tracciando nuove configurazioni possibili, utilizzando anche le attuali disgregazioni territoriali. Riscontrabili nelle azioni indipendentiste o autonomiste, in atto nell’ultimo mezzo secolo, e oggi ancora più vivaci. Lo sgretolamento del blocco dell’Unione Sovietica, della ex-Jugoslavia, il perenne moto indipendentista dell’Irlanda e Scozia. La Brexit. Ora il moto indipendentista della Catalogna, l’autonomismo delle nostre Regioni della Lombardia e del Veneto. Le tendenze disgregatrici della stessa Comunità Europa, per difetto politico corale.
Khanna vede la democrazia in crisi, o tanto debole da non reggere più i pezzi che volano via.
E l’Europa intanto giocherella, rimandando le soluzioni politiche comuni, rischiando disgregazioni ancora più eclatanti. L’Italia, intanto, chiacchiera e litiga.
L’Europa, per esempio, rispetto ad altre situazione continentali, dimostra un notevole disordine interno dei flussi connettivi di Khanna, che vanno ciascuno per conto suo, ingarbugliandosi in una serie di nodi contorti. Ai lati dell’Europa i flussi analoghi dell’America e della Cina, appaiono più ordinati, più lunghi, più decisi. La Cina, addirittura, sembra aver superato la politica del solo sviluppo economico, puntando sulla nuova politica dei flussi connettivi.

mappa della connettività con le ferrovie in tutto il mondo
Parag Khanna, connectography. Le ferrovie nel mondo

Le nuove Cartografie virtuali (Khanna) appaiono simil sistemi nervosi, analoghi alla rappresentazione nervosa anatomica umana. Solo che in quest’ultimo caso la funzione del sistema nervoso è solo strumentale. Il sistema nervoso connettivo di Parag Khanna, invece, si trasforma sia anelasticamente per effetto delle evoluzioni/involuzioni imposte dalla Società volubile, sia anche elasticamente, esercitando una funzione primaria attiva, generativa.
Le intenzioni di Parag Khanna non sono solo quelle di un semplice geografo innovativo. Le sue Cartografie connettive – le info-Cartografie dentro una più sistematica Connectography – superano il carattere tecnicistico, alludendo a propositi e tensioni politiche maggiori. Di azioni umane selettive. L’uomo muove effettivamente i flussi che animano la nuova Geografia dinamica.
Il metodo di Parag Khanna offre, in particolare, capacità di prospettiva, nel senso che può essere usato anche come strumento di progetto. La meccanica dei flussi può essere, infatti, curvata in relazione alle azioni politiche di tipo e scala varia. Per disegnare nuovi e grandi assetti mondiali, internazionali, intercontinentali, ma anche all’interno dei singoli Stati, e loro assetti scompensati.
Sotto o sopra le curve delle connessioni fluide (geo-grafica dei flussi), e sulla loro modificabilità stanno tutti i grandi cambiamenti volontari del nuovo micro-medio-macro scenario politico contemporaneo.
Il nuovo modello dinamico di Khanna si articola, quindi, discretizzandosi in punti/nodi precisi. Come ricevitori/ricetrasmittenti instabili che interagiscono tra loro, in tempo reale, eliminando ogni vincolo delle pseudo-garanzie rigide del passato. Sono i Focus delle nuove situazioni evolutive dinamiche. Non più le Aree e confini, difese ormai inutili, che dialogavano con relazioni biunivoche secondo una matematica elementare. Al loro posto impulsi concentrati e complessi, che utilizzano direttamente, senza ostacoli, attraverso nuove aste/curve di riferimento virtuale.
Si tratta di aggregazioni più concentrate, che, per Parag Khanna sono le nuove CittàStato, diverse dalla antica reminiscenza greca classica. Aree metropolitane intensamente attive, capaci di stimolare in modo politico-strategico i geoflussi connettivi, saltando ogni tradizionale organizzazione precedente. Le Aree metropolitane della passata cultura urbana, sono nella maggior parte dei casi solo un confuso addensamento. Per il momento sono in ritardo rispetto ai nuovi scenari prefigurati dalle Citta-Stato metropolitane di Khanna. E così le vecchie Aree diffusamente depresse, risultato residuale di una metropolizzazione corta e prepotente. Per queste obsolete Agglomerazioni ed Aree, il destino è quello della complementarietà di secondo livello. Una specie di disponibilità residua di solo transito rispetto alle ultime connessioni iper-urbane dinamiche. Salvo che una inaspettata riscossa non ribalti i centralismi falsamente re-distributivi dello sviluppo equilibratore (solo presunto). Il nord-sud d’Italia è l’esempio più calzante.

I confini di una volta sono abbattuti (salvo i nuovi muri autoritari contro le avanzate migratorie, costante biblica inevitabile). Ad essi si sostituisce una serie indefinita, impalpabile (multipla e sincrona) di nuovi confini intangibili, virtuali, mobili, determinati dal gioco mutevole dei flussi connettivi. In una Società sempre più digitalizzata, informatizzata. Confini invisibili che si allargano e si restringono, moltiplicandosi, in ragione della Società mobile.
Il tradizionale rapporto diretto con il territorio si affievolisce, concentrando le massima attenzione sulle Aree più ristrette (Nodi), al minimo delle Aree metropolitane, ovvero delle nuove e più estese Megalopoli. Il territorio, solo poco tempo fa apparentemente riconquistato ad una urbanità prossima, va nel limbo (?).
La Città mondiale è il limite parossistico di questa astrazione. Che sussiste anche nel caso di separazione fisica delle parti, in un concetto (virtuale) di accorciamento/allungamento delle connettività tradizionali, senza continuità reali.
I nuovi Focus (o Foci al plurale) sono i punti o nuclei di innesco dell’intera modificazione connettiva, intendendo, al tempo stesso, sia la concentrazione, sia le diffusione dei flussi, in termini non più lessicalmente territoriali. Bensì come ripetizione e congiunzione di più Focus, tra loro omogenei (rispetto a quali parametri?).
Il territorio classico, si sbiadisce in una funzione (necessaria), di tipo solo logistico allargato, solo complementare alla rappresentazione e ruolo dei Focus.

In questo nuovo scenario, paventato da Parag Khanna, anche l’Urbanistica cambia senso e dimensione. Non l’Urbanistica specifica dell’Urbs, ma una nuova IperUrbanistica del mondo, che governa ora assetti globali, contestuali, incentrati sulle Città tradizionali, sulle Metropoli, sulle Megalopoli, sulle Città mondiali. Secondo conformazioni sempre più virtuali, privi della necessaria continuità fisica. Povera Urbanistica che negli ultimi decenni ha stentato a inseguire, sempre in ritardo, nuovi stati di equilibrio! Che oggi ne deve conquistare subito un altro! Non ancora chiaro, semplice e convincente.
L’Urbanistica di sempre deve, del resto, conquistare ancora il globale. Che nel frattempo è diventato iperglobale, quello non soltanto caratterizzato dai capricci dell’economia e della Finanza, ma arricchito da tutte le altre evoluzioni e tensioni possibili della Società contemporanea. È pleonastico affermare che basta ritrovare il giusto equilibrio tra locale e globale, per risolvere tutto. Anche perché il locale sta perdendo i suoi significati precedenti, soprattutto la sua forza interna rispetto alla dilagante cultura globale ed iperglobale. Gioca in questo l’omogeneizzazione culturale totale, affievolendo le identità locali.
Parlare di nuova Urbanistica connettiva significa chiedersi se e quanto mutano i modelli e i metodi della pianificazione territoriale precedente. Ivi includendo la pianificazione urbana, che nel frattempo si era ampliata alla pianificazione metropolitana o di Area vasta. Purtroppo dovremmo rivedere tutto. Il modo di progettare la città e il territorio, sconfinando nell’iperterritorio (virtuale).

Le teorie di Khanna non sembrano esplicitare tutto questo, per cui potrebbe diventare una nuova materia per gli Urbanisti interconnessi del futuro prossimo. Conciliando la misura d’uomo della città e del suo territorio diretto, corto/medio, con le distanze lunghe delle lenti iperfocali globali.
Una progettazione continua, unitaria, fluida, misurata anche nel tempo e con la velocità spasmodica dei flussi connettivi.

Parag Khanna, in una recente intervista sull’Espresso, a conferma delle sue teorie, ha riconosciuto interessante (anche se incerta) l’intuizione renziana di una Riforma delle strutture centrali e periferiche italiane. L’Italia, secondo Parag Khanna, può scomporsi al proposito in dodici Focus metropolitani/megapolitani, dei quali solo tre (Napoli, Bari, Palermo) compongono il Sud. Non ha parlato di divaricazioni territoriali, tipo nord-sud, e di quali strumenti per riequilibrare.
Altrettanto positivamente si è espresso sull’uso politico in generale della Rete da parte del M5S, visto che Khanna è un propugnatore della ineluttabile politica delle connessioni virtuali. Però, credo che consideri l’uso delle connessioni virtuali come coinvolgimento diretto totale, senza divaricazioni populiste.
Forse Parag Khanna, geostratega, non ha percepito appieno il sofisma politico italiano, o siamo noi stessi che ci arrotoliamo in una situazione intricata, illeggibile dall’esterno.

La mia impressione finale è che la nuova fase storica che Khanna prefigura, non sarà in prospettiva soltanto discretizzata (i Focus). Dovremmo aspettarci fasi cicliche continue di disgregazioni e successive riaggregazioni territoriali, in termini evolutivi integranti. E poi di nuovo disgregazioni e così via.
La pianificazione connettiva del futuro dovrà allinearsi non solo alle prime ed attuali fasi molecolari delle disgregazioni, ma soprattutto porsi il successivo problema/progetto ri-aggregativo. Anticipando.
Parag Khanna ha visto nel nostro presente una specie di Medioevo moderno, che sta sostituendo i propri strumenti interpersonali o inter-gruppi individualizzanti, verso un prossimo e nuovo Rinascimento contemporaneo. Che dovrebbe essere l’ennesima rinascita umana, riunificatrice e piena di fervore. Infine verrà un nuovo Modernismo. Ovviamente contemporaneo e finalmente più sicuro.
Eustacchio Franco Antonucci

Bibliografia navigante
Parag Khanna, “La rinascita delle Città-Stato“, Fazi Editore
Parag Khanna, “Connectography“, Fazi Editore
Parag Khanna, “Come si governa il mondo“, Fazi Editore
Parag Khanna, “I tre Imperi. Nuovi equilibri globali nel XXI secolo“, Codice Edizioni

https://atlas.developmentseed.org

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