Listen di Ana Rocha de Sousa

Lúcia Moniz e Maisie Sly in Listen
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Siamo nella Londra contemporanea, non nella città scintillante e turistica, ma quella tanto bene descritta dal Ken Loach nei suoi lavori intenti a descrivere la vita quotidiana degli abitanti delle periferie. Due immigrati portoghesi hanno tre figli, una delle quali è sorda. La famiglia ha molte difficoltà economiche e il difficile rapporto con i servizi sociali porterà ad un esito drammatico. Il già citato Ken Loach affrontò il tema con un suo lavoro del 1994, “Ladybird Ladybird”, dove anche qui i servizi sociali svolgevano il ruolo di persecutori. Già il titolo del film “Listen” (ascolta), organizza il senso del lavoro sulle difficoltà uditive della figlia e sulle difficoltà che la società ha di ascoltare i bisogni della sua parte più debole. Quindi è l’assenza di ascolto, la sordità reale e quella metaforica, l’asse attorno al quale è costruito questo film. Assenza di ascolto che attraversa tutti i protagonisti adulti di questo lavoro, genitori compresi.

Lúcia Moniz in Listen
Lúcia Moniz in Listen (2020)

Ana Rocha de Sousa sviluppa un film a tesi, ma lo realizza con equilibrio, non nascondendo le difficoltà emotive della madre, che con alcuni suoi comportamenti forse peggiora la difficile relazione con i servizi sociali chiamati ad intervenire. Lo stile di regia è piano e lineare e rifugge dall’indignazione e dalla denuncia, preferendo una fredda osservazione della realtà, raccontata con distacco e freddezza.

La regista utilizza e manovra la macchina in maniera eccelsa, sapendola muovere molto bene, soprattutto negli ambienti chiusi e spingendosi anche alla ricerca di angolature particolari. La regista ha dichiarato di essersi ispirata ad un episodio realmente accaduto nel 2014 in Regno Unito, dove ad una coppia portoghese i servizi sociali tolsero i figli, che vennero dati in adozione. Da quel momento Ana Rocha de Sousa ha continuato a cercare informazioni in tal senso, tanto da creare un piccolo dossier, disponibile a questo link.

La questione della salvaguardia dei diritti dei minori nella società moderna è questione complessa e delicata che raramente assurge ad elemento di dibattito nella comunità delle cittadine e dei cittadini, se non quando esplodono casi eclatanti. In tal caso, esplodono polemiche che dopo qualche giorno scemano lasciando le questioni immutate.

Ruben Garcia e Maisie Sly in Listen
Ruben Garcia e Maisie Sly in Listen (2020)

La grande questione che riguarda il mondo giovanile osserva ad esempio (come indicato dagli studi Istat), che le cause di morte dei giovani fra i 14 e i 25 anni, per il 34% è rappresentato da “gli accidenti da trasporto (incidenti stradali)” e il 14% dai suicidi. Quindi circa la metà dei decessi in questa fascia di età riguarda condotte pericolose. Questa piccola parentesi è necessaria per carpire il senso del film di questa regista, ovvero la necessità dell’ascolto, che è responsabilità soprattutto del mondo adulto.

La questione che molto chiaramente la Ana Rocha de Sousa pone, è quello dell’uso classista delle politiche sociali e questo è effettivamente un rischio, del quale gli stessi operatori sono consapevoli. La regista, giustamente pur ritenendo che alcune pratiche siano eccessive, si pone dei giusti dubbi su quali siano i confini e quali siano gli strumenti di valutazione per intervenire su una famiglia. Il taglio che da alla questione è strettamente personale e delicatamente e giustamente umano. In tal senso evita di premere sulle emozioni cercando di rimanere il più possibile distaccata, e questo è il grande pregio del film. Evitando di calcare sui sentimenti, obbliga lo spettatore a riflettere. Ma l’approccio personale, legittimo e corretto, non affronta però i motivi per i quali le famiglie rimangono sole e isolate. I motivi si chiamano tagli alle spese sociali e sanitarie, che sono queste sì classiste.
Buone le interpretazioni degli attori, quasi mai sopra le righe, mentre particolare menzione merita la piccola protagonista Lu, interpretata da Maisie Sly, una bambina di 9 anni realmente sordomuta. Nel 2017 partecipò come protagonista di “The Silent Child”, che vinse l’Oscar come miglior cortometraggio.

Francesco Castracane

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Regia Ana Rocha de Sousa
Durata: 74’
Regno Unito, Portogallo 2020
Lingua: Inglese, portoghese, lingua inglese dei segni
Produzione Pinball London (Paula Vaccaro, Aaron Brookner), Bando á Parte (Rodrigo Areias)

Sezione Orizzonti della 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2020)
Premio Speciale della Giuria
Leone del Futuro per la Miglior Opera prima
Dal 7 maggio 2021 in esclusiva su MioCinema

Cast artistico
Bela: Lucia Moniz
Ann Payne: Sophia Myles
Jota: Ruben Garcia
Lu: Maisie Sly
Diego: James Felner
Anjali Reid: Kiran Sonia Sawar
Baby Jessy: Lola & Kiki Weeks

Cast tecnico
Sceneggiatura: Ana Rocha de Sousa, Paula Vaccaro, Aaron Brookner
Produttori: Paula Vaccaro, Rodrigo Areias, Aaron Brookner
Origine: Regno Unito / Portogallo
Fotografia: Hatti Beanland
Montaggio: Tomás Baltazar
Scenografia: Belle Mundi
Costumi: Filipa Fabrica Belle Mundi
Musica: Nessi Gomes
Suono: Pedro Marinho
Effetti visivi: Rafael D’Andrea, Carlos Amaral

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