L’italiano, l’inglese e il francese di Macron

Quirinale sede della presidenza della repubblica Italia
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Prima ancora che la globalizzazione divenisse un fatto compiuto era cominciata una grande attenzione per l’apprendimento e l’uso dell’inglese. Se da una parte siamo uno dei paesi più esterofili al mondo dall’altra lo studiamo poco e lo parliamo ancora meno rispetto a molti paesi occidentali. E questo non è un bene per sé e per le opportunità dei lavoratori e delle imprese. Ma è decisamente peggio la trascuratezza nei confronti dell’italiano. Poca attenzione a inutili inglesismi, tagli alle risorse per la diffusione della lingua di Dante (la quarta più studiata al mondo), scarsi incentivi allo studio dell’italiano in Italia. Un danno per il sistema paese. Tralasciando qui possibili rigurgiti neo-coloniali, una lingua diffusa rappresenta una maggiore capacità di dialogo e di relazione, Macron l’ha capito per la Francia, puntando ad una maggiore diffusione del francese.

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