Lituania. Ancora nucleare per produrre energia

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Lituania bandiera

Il nucleare non è morto. L’Europa potrebbe vedere la nascita della centrale nucleare di Visaginas in Lituania. Ne è convinto Masaharu Hanyu vice-presidente dell’azienda Hitachi che si occuperà di costruire il nuovo sito. Tutto il management sostiene il progetto che utilizzerà le più recenti tecnologie – ha dichiarato Masaharu Hanyu durante una recente visita nel paese baltico – e terrà presente quanto accaduto a Fukushima [1].
Lo stesso manager si è  detto meravigliato dell’autorizzazione data dal Parlamento lituano, contro il parere del governo, per un referendum consultivo sulla centrale. La votazione si terrà il prossimo 14 ottobre in concomitanza delle elezioni legislative ed è stata autorizzata con una netta maggioranza: 62 deputati  a favore,  39 contrari e 18 astenuti. Ma lo stesso parlamento aveva approvato un disegno di legge del governo Kubilius consentendo l’accordo con il partner strategico Hitachi e determinando le proporzioni dell’accordo con gli altri partner e cioè Estonia, Lettonia e la stessa Hitachi.
Nonostante l’impegno dei verdi lituani e le varie associazioni ambientaliste, peraltro accusate di essere finanziate dal colosso russo Gazprom, sarà difficile per il momento aspettarsi un blocco del piano.


Lituania. Vilnius, Gedimino prospektas.  Agosto 2012.
Foto Pasquale Esposito

La signora  Virginija Baltraitienė vice presidente del Labor Party ha dichiarato che perdere l’opportunità della centrale nucleare sarebbe un crimine e che un paese produttore di energia nucleare risulterebbe più forte in Europa [2]. La stessa presidente della Repubblica Dalia Grybauskaitė ha espresso parere favorevole visti gli stimoli che ne deriveranno per l’economia e ha invitato il governo a combattere tanta disinformazione sul tema [3]. Per fiire l’ex presidente Valdas Adamkus ha definito il referendum, proprio per il suo carattere consultivo, una presa in giro [4].
Ragioni economiche e indipendenza energetica, soprattutto dalla Russia, sono i motivi cardine che l’establishment sostiene per giustficare il nucleare.
La popolazione sembra esser meno disponibile a credere a queste argomentazioni se si tiene conto del sondaggio commissionato dal settimanale Veidas e reso noto il 6 agosto scorso. Il 47,6% della popolazione lituana che vive nelle cinque maggiori città intende votare contro la costruzione e un altro 16,8% è per opporsi. Inoltre il 32,4% non pensa che si potrà raggiungere l’indipendenza energetica e un 38% pensa che l’indipendenza potrà essere solo parziale [5].


Lituania. Vilnius, quartiere Karoliniskes. Agosto 2012.
Foto Pasquale Esposito

Il nucleare in Lituania non è solo un tema futuribile, ma riguarda anche il suo passato peraltro non ancora chiuso. Il riferimento è alla centrale nucleare di Ignalina la cui attività è stata fermata definitivamente alla fine del 2009.
Con il Trattato di adesione all’Unione europea si obbligava la Lituania a chiudere questa centrale, considerata dalla stessa UE insicura essendo assimilabile a quella di Chernobyl anche per un’inadeguata struttura di contenimento.
Ma la centrale di Ignalina è ancora un problema perché mancano i fondi per lo smantellamento e lo stoccaggio dei materiali radioattivi. Le barre di combustibile avrebbero  dovute essere già stoccate in un sito temporaneo da costruire nel 2009, mentre lo smantellamento definitivo era programmato per il 2029 per un costo totale di 2,3 miliardi di euro. Secondo i lituani le spese devono essere sostenute  anche dall’Europa che doveva prevederne 770 mln mentre al momento nei bilanci ne risulterebbero solo 210. Secondo il premier lituano Andrius Kubilius <<questo tipo di chiusura di centrale nucleare, è un fatto unico. Non si hanno altri esempi del genere in Europa, quindi siamo di fronte a problemi complessi e a diverse sfide, compresa quella delle risorse economiche necessarie>> [6].


Lituania. Vilnius, palazzo Presidenza della Repubblica.
Agosto 2012. Foto Pasquale Esposito

Si è già accennato al  tema delle risorse e all’indipendenza energetica che arriverebbe grazie alla  centrale nucleare di Visaginas. Anche su questo argomento il passato è parte in causa per la presenza della Russia che fornisce alla Lituania il gas necessario da quando la centrale di Ignalina ha smesso di produrre energia. Il progetto della nuova centrale è stato la risposta scorciatoia e per la quale, oltre agli altri paesi baltici, si era inizialmente impegnata anche la Polonia.
A questa si aggiunge l’adozione del Third energy package dell’Ue che prevede, nel settore del gas, la separazione fra la proprietà delle reti e quella delle erogazione del gas. E qui il gruppo russo Gazprom perderà il controllo se l’operazione andrà in porto. Tutto dipenderà dalla costruzione di un terminale Gnl (Gas naturale liquefatto) permettendo così a più società di vendere il gas sulla rete esistente e quindi con un proprietà non più russa. Nella partita entrano in gioco anche  gli altri paesi baltici, Estonia e Lettonia, che hanno interessi e esigenze simili provocando un allentamento del tradizionale fronte anti-russo [7].
Un gassificatore potrebbe accelerare l’utilizzo del gasdotto Nord Stream privando in futuro la Lituania di un’importante rendita per il passaggio sul suo territorio del gas diretto all’enclave russa di Kaliningrad.

Alessandro Di Simone si chiede se <<la battaglia per l’indipendenza energetica vede commilitoni infidi in prima linea (i paesi baltici), un’armata nemica in posizione dominante conscia della propria forza (la Federazione russa), e un comandante distante (l’Ue) che, infiacchito da note vicissitudini, non disdegna di intavolare trattative con l’apparente avversario. Saranno i soldati sul campo a pagare il prezzo dell’accordo?>>.
Fukushima e la stessa Ignalina  per i costi e i rischi non sono servite a molto. La salute e l’ambiente si potranno sacrificare sull’altare delle strategie internazionali e degli “interessi” nazionali.
Pasquale Esposito

[1] “Hitachi vice-president stays confident that new nuclear plant will be built in Lithuania”, www.15min.lt/en, 17  agosto 2012
[2] “Labor Party vice-chair: Missing opportunity to build nuclear plant in Lithuania would be criminal”, www.15min.lt, 25 luglio 2012
[3] “President says Lithuania benefits from remaining nuclear energy country”, www.15min.lt/en, 24 luglio 2012
[4] “Ex-President Valdas Adamkus calls scheduled nuclear plant referendum a mockery”, www.15min.lt/en, 7 agosto 2012
[5] “Almost half Lithuanians in major cities intend voting against Visaginas plant”, www.15min.lt/en, 6 agosto 2012
[6] Paolo Pantaleo, “LITUANIA: Mancano i soldi per lo smantellamento della centrale nucleare di Ignalina”, www.eastjournal.net, 1 agosto 2012
[7] Per un riepilogo delle posizioni cfr. l’interessante articolo di Alessandro Di Simone, “Il risiko energetico dei paesi baltici”, temi.repubblica.it.
[8] Alessandro Di Simone, ibidem.

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