L’ONU dichiara il fallimento della guerra alla droga

Nazioni Unite
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Kofi Annan (Ghana), Javier Solana (Spagna), George Papandreou (Grecia), Paul Volcker (USA), Mario Vargas Llosa (Peru), Asma Jahangir (Pakistan), Carlos Fuentes (Messico), César Gaviria (Colombia), Ernesto Zedillo (Messico), Fernando Henrique Cardoso (Brasile), George P. Shultz (USA), John Whitehead (USA),  Louise Arbour (Canada), Maria Cattaui (Svizzera),  Marion Caspers-Merk (Germania), Michel Kazatchkine (Francia), Richard Branson (Regno Unito), Ruth Dreifuss (Svizzera), Thorvald Stoltenberg (Norvegia). Questo elenco di persone non è la rosa, completa di riserve, di una squadra di calcio multietnica o la lista di pericolosi ricercati per traffico di stupefacenti. Si tratta dei membri, presidenti e intellettuali, premi Nobel e ministri,  scienziati e tossicologi, che fanno parte della Commissione ONU sulle politiche sulla droga. Presentarli uno per uno significherebbe scrivere un saggio di storia politica, culturale e scientifica degli ultimi decenni. In questa sede ci si vuole limitare a riportare alcuni spunti in base ai dati sull’ultimo rapporto redatto da questo prestigioso e trasversale organo operante alle  Nazioni Unite.

Le personalità elencate hanno firmato un docuneto di ventiquattro pagine ricco di informazioni e consigli su come si dovrà affrontare la lotta alla droga. A quarant’anni dall’avvio di una guerra senza quartiere, da parte dell’amministrazione Nixon, il documento, passato quasi sotto silenzio nei media nazionali, dichiara fin dal suo principio che <<la guerra globale alle droghe è fallita, con devastanti conseguenze per gli individui e le società nel mondo>>.

In questi decenni indirizzare gli sforzi per una soluzione definitiva, intervenendo quasi esclusivamente sulla repressione di decine di milioni di insignificanti spacciatori e consumatori, in antitesi ad ogni rispetto dei diritti umani, non ha prodotto alcun risultato se non un ulteriore riempimento di «prigioni e [ha] distrutto vite e famiglie, senza ridurre la disponibilità di droghe illecite o il potere delle narcomafie». I soli Stati Uniti hanno speso quasi mille miliardi di dollari e il Messico, ma  in generale i paesi dell’America Latina, con  in primis Colombia e Brasile, sono ancora paesi squarciati dalla violenza quotidiana dovuta alle organizzazioni criminali.

Il segretario dei Radicali Mario Staderini ricorda <<solo in Italia sono oltre 20 i miliardi di euro assicurati alla criminalità dalla droga proibita, mentre quattro milioni sono i consumatori trasformati in criminali, 250.000 gli spacciatori e 28.000 i detenuti per violazione della legge sugli stupefacenti>> [2].

Sempre secondo il rapporto, nel periodo che va’ dal 1998 al 2008,  l’uso di cannabis è cresciuto dell’8,5%, quello di cocaina del 27% e quello degli  oppiacei del 34,5%. Si può immaginare quante conseguenze ci siano state dunque su decessi e diffusione di malattie, AIDS in testa. Questi numeri impietosi confermano pertanto che la politica basata sulla totale criminalizzazione non ha fatto che provocare lutti.

Bisognerà rompere il tabù del proibizionismo, pensare a forme di regolarizzazione e di legalizzazione che tolgano linfa vitale alle organizzazioni criminali. In questo nuovo scenario i consumatori verranno finalmente trattati come pazienti, aiutati e sostenuti. Dovranno poi essere trovate forme di gestione anche di quelle situazioni che provengono dall’ultimo anello della catena criminale come i piccoli spacciatori e coltivatori, i corrieri estemporanei (che spesso sono anche consumatori). In alcuni paesi lo si è cominciato a considerare.  Lo stesso rapporto infatti presenta dei casi dove l’approccio è stato quello della attenzione medica al problema e i risultatati sono incontrovertibili, come in Australia, Portogallo o Gran Bretagna. E ancora in Olanda, dove  una politica “sanitaria” per il consumo dell’eroina ha permesso di diventare la nazione con il più basso consumo (dai 28-30.000 consumatori del 2001 ai 18.000 del 2008) tra l’Europa dei quindici; in Germania, nel 2001, la ministra della Salute, Marion Caspers Merk, autorizzò una sperimentazione per la somministrazione di droghe in 20 città ottenendo buoni risultati; in Svizzera lo stesso genere di iniziative vedeva un calo dell’80% della microcriminalità e un miglioramento delle condizioni di vita delle persone interessate.

Per allargare questo varco in Europa c’è stata anche la lettera aperta indirizzata, in questi  giorni, al primo ministro inglese David Cameron al quale si chiede di cambiare le attuali politiche sulle droghe, visti i fallimenti, e di adottare <<un approccio basato su prove certe>>. Tra i firmatari Kathy Burke, Sting, Judi Dench, Julie Christie, Mike Leigh, l’ex ministro della Difesa Bob Ainsworth,Francis Wilkinson, Tom Lloyd and Paul Whitehouse rispettivamente ex capi di polizia nel Gwent, Cambridgeshire and Sussex.
Pasquale Esposito

[1] War on drugs – Report of the global Commission on drug policy, giugno 2011, pag. 2
[2] “La ‘war on drugs’ e’ fallita. Appello della Global Commission”, www.fuoriluogo.it, fonte: Notiziario Aduc 03 giugno 2011
[3] War on drugs, ibidem, pag. 4

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