Loreena McKennitt, Lost Souls

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Conoscevo il talento di Loreena McKennitt e sapevo che avrei dovuto scrivere di “Lost Souls”, il suo ritorno nel 2018 con materiali inediti dal disco del 2006 “An Ancient Muse“. Ma poi in qualche modo mi è sfuggita fino a quando, riflettendo su temi di cui si fa un gran parlare come privacy e e controllo da parte dei giganti del web, mi tornava alla mente la sua scelta di qualche mese fa: abbandonare la sua pagina Facebook. Un atto che condivido pienamente. Ecco cosa disse in proposito: «Non c’è dubbio che la cosa ci colpirà, ma nutro serie preoccupazioni per l’impatto negativo che questo abuso sta avendo sulla nostra privacy, nonché sulla nostra democrazia e sulla società in generale. Voglio dare il mio pieno sostegno ai legislatori che devono lavorare per impedire che queste pratiche invasive, predatorie e manipolative continuino. Per me, è giunto il momento».

Ma veniamo al disco che verrà riproposto nelle date italiane del tour, se confermate, nel prossimo luglio.
Va detto subito che veniva da album che si componevano di ottimi arrangiamenti di suoni della sua tradizione, mentre Lost Souls è farina del suo sacco. Una farina composta da due movimenti primari: la sua voce e il pianoforte sui quali ha costruito il tutto. La sua voce resta di alta levatura e meraviglia ancora – a cominciare dall’iniziale Spanish Guitars And Night Plazas – e da sola reggerebbe l’ascolto del disco e inevitabilmente i concerti anche per la bontà dei musicisti che l’accompagnano: Caroline Lavelle (violoncello), Hugh Marsh (violino), Brian Hughes (chitarra) e Dudley Phillips (basso).

Non so per quale motivo non sia andata oltre, cercando elementi innovativi che diano slancio, smalto, colorazioni diversi allo spartito che resta ancorato alla tradizione più pop del folk. Non lo ha fatto e non c’è riuscita nemmeno, ad esempio, con Sun Moon And Stars dove si è spostata dagli ambienti celtici a quelli mediorientali, anche se non è la prima volta, con un ritmo che sembra prendere quota, ad andare in crescendo, grazie alle percussioni, ma poi si adagia semplicemente, non mostra momenti creativi. Brano strumentale. Perché non mettere alla prova la sua splendida voce con queste musicalità?
Dicevo del pop avvertibile con quei tocchi di piano in A Hunder Wishes, una ballata dove la melodia è particolarmente morbida e il dialogo tra gli arpeggi delle chitarre, il piano e la sua voce lasciano spazio a pensieri migliori.
Aspettiamo momenti migliori dove il talento della musa canadese riesca a riemergere magari anche per raccontare con forza e rinnovata potenza creativa ed espressiva quello che per esempio ha provato a fare con la title track Lost Souls “fortemente ispirata da un libro di Ronald Wright intitolato A Short History of Progress” dove, come lei stessa ha detto, l’autore “ sostiene che noi come specie, abbiamo perso la nostra bussola morale rispetto al progresso e che siamo diventati anime perse.”
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

Loreena McKennitt
Lost Souls
etichetta: Quinlan Road
data di uscita: 2018
brani: 9
durata: 00:47:55
album: singolo

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