Lorenzo Semprini, “44”. Ottimo esordio con un album sulla caduta e sulla rinascita

Lorenzo Semprini
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Primo album in italiano e solista per Lorenzo Semprini, cantautore riminese leader dei Miami and The Groovers con i quali aveva già prodotto cinque dischi in inglese sulla scia dell’american rock più classico, veleggiante fra Petty e Springsteen ma con interessanti incursioni nel mondo punk rock dei Clash o nel rock blues degli Stones.

44 è un disco rock di grande maturità stilistica acquisita per Lorenzo (scrivere in italiano non è come scrivere in inglese), dopo anni su e giù dai palchi di tutta Italia, mezza Europa ed anche diverse puntate in Usa. Produzione di Gianluca Morelli e 22 musicisti coinvolti con una lunga teoria di strumenti, dalla pedal steel all’ukulele; fra loro Federico Mecozzi, Antonio Gramentieri, Vanessa Peters, Alex Valle, Daniele Tenca, Elisa Semprini, Diego Sapignoli e Riccardo Maccabruni.

Si parte con la inquieta Equilibrio fragile, un brano che parte acustico per divenire orchestrale in un crescendo suonato in maniera sublime. Con Lei aspetta si arriva sul terreno più consono a Semprini, quello del rock americano, con chitarre lussureggianti. La terra brucia è una mystery ballad con atmosfere notturne che parla di dolore e perdita, cose di cui Semprini conosce ogni anfratto. Si esce qui dal seminato del rock per approdare dalle parti delle ombre di Nick Cave. Con Occhi verdi, dedicata alla mamma scomparsa, torniamo invece alla ballata rock che trasuda nostalgia di un passato che non potrà mai tornare, la canzone è orecchiabile e bella, sorretta anche da un intermezzo di armonica decisamente lancinante. Ma è Rimini ‘85 che affonda le mani nude nella terra bagnata dalle lacrime dei ricordi di un’infanzia perduta, una cartolina dal passato. Canzone pianistica, direi degregoriana, piena di malinconia, è Semprini che racconta il tempo in cui era bimbo nella sua Rimini, in cui la madre lo chiamava seduta in giardino. È la canzone di una maturità alla quale si arriva solo dopo aver mandato giù tanto dolore. Inframezzata da un violino che accompagna il piano e sottolinea il ricordo. Un respiro per me offre agio anche alla fisarmonica, ma nel finale si apre a un assolo di chitarra elettrica molto potente. Il brano torna sulla ferita e la ripresa del cammino. A dir poco spiazzante Adrenalina, che può ricordare un certo tipo di brani cazzari di Vasco Rossi. Un pezzo rock chitarristico, energico e divertente. Il tempo di un battito è un pezzo sostanzialmente acustico, con chitarra pizzicata, batteria, piano e poi arriva anche una tromba, prima dell’elettrica finale che alza il volume. Parla della brevità della vita, della incertezza sul futuro, della necessità del vivere qui e ora. Una notte così è un altro ritorno alle tematiche rock classiche, come l’amore che non c’è più. Una ballata struggente, intensa, mai patetica e piena di sentimento. Johnny Solitario è un blues cinematografico e oscuro sullo stile di certi pezzi di Nebraska, pur illuminata da un sound corposo, la vita di un perdente che si guarda indietro e raccoglie i cocci per provare ad andare avanti. Gospel Rain è la canzone più bella dell’album, almeno per un melanconico come chi scrive. Parte voce, chitarra acustica e organo, poi chitarra e batteria dettano un tempo in crescendo che diventa gospel puro. È la storia di una vita, spezzata. Il coro è determinante, come la bellissima voce inglese di Vanessa Peters che crea un duetto convincente. Siamo rimasti noi, scritta durante il primo lockdown (a quella prima versione avevano collaborato tanti musicisti fra cui Paolo Fresu) e vera e propria scintilla che ha dato vita a tutto il progetto, chiude l’album con un flashback sulla più classica epica springsteeniana che per Semprini è davvero, e fortunatamente, un legame indissolubile.

Lorenzo Semprini
Lorenzo Semprini

Le 22 edizioni dei Glory Days in Rimini da lui organizzate sono lì a testimoniarlo. Non si tratta certo di un limite, soprattutto per il mondo springsteeniano, che rivedrà in questa canzone passare davanti agli occhi tutti i treni presi e persi lungo il tragitto altalenante della vita. In fondo l’asse portante tematico di un album che è un viaggio, fatto di paura, sconfitta e tentativi di ripartenza. Il perfetto sunto del periodo che abbiamo tutti vissuto negli ultimi due anni.

Insomma, un esordio in lingua italiana di alto profilo per Lorenzo Semprini. Al di là dell’amicizia che ci lega da anni, non avrei remore ad affermare di preferirlo nella sua versione già nota, già goduta da sotto – e sopra – il palco in tanti anni. Invece no, paradossalmente con 44 viene fuori un vero cantautore italiano, che fino ad ora, nel terreno a lui noto dell’inglese e del rock american sound, era rimasto un po’ nascosto, limitato, dietro ai tanti miti che conosciamo. Ora Lorenzo è uscito fuori dalla tana. E se lo meritava.

Marco Quaroni Pinchetti

copertina 44 lorenzo semprinigenere: rock
Lorenzo Semprini
44
etichetta:
data di uscita: 13 Ottobre 2021
brani: 12
durata: 00:44:44
album: singolo

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