L’otto marzo di una Milano di festa e di lotta

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Com’è bella la mia Milano piena di gente, di donne, tante donne.
Com’è bella Milano piena di colori, di giovani.
Giovani che scendono in piazza, si confrontano, rivendicano i diritti.
Giovani lontani dallo stereotipo dei nostri politici, che li vogliono sfigati e bamboccioni.
Giovani in piazza, a ricordarci che i diritti, se non sono di tutti sono privilegi. E con i privilegi non si è più cittadini ma sudditi.
Grazie a Gimena, Francesca, Milena che mi hanno simbolicamente accompagnato in questa festa.

Un altro otto marzo stanco, privo di verve?
No! Un altro otto marzo come momento di incontro, di festa, di idee, di protesta, di lotta.
Ecco le voci della piazza. Una piazza che prova a ragionare.

ROBERTA 16 anni. Siamo qui per manifestare a favore dei diritti civili, chiaramente per le ma anche per le minoranze. Anche perché la situazione politica attuale non rispecchia assolutamente la libertà, i diritti civili delle donne. Il manifesto della lega è imbarazzante. Dà un’idea di donna basata sulla tradizione. Impone un ruolo economico e sociale che colloca la donna in una condizione di oppressione.

DONATA 60 anni. Sono qui per lottare, perché le donne siano libere, dalla violenza, dalla discriminazione, dai condizionamenti. Sono qui con il centro anti violenza: La casa delle donne maltrattate di via Piacenza. Mettiamo le donne in protezione, le nascondiamo quando sono vittime di maltrattamento e violenza, soprattutto in famiglia.
MICHELA trent’anni. Fa parte del gruppo musicale “Gli ottoni a scoppio”, fanfara di Milano attiva da trent’anni, che scende in piazza ogni qual volta è necessario difendere i diritti. Manifesta a favore della parità di genere in tutti i campi: nella famiglia, nel lavoro. Siamo qui contro la violenza di genere, contro la violenza in genere. Penso che la proposta di Pillon per la riforma dell’affido non sia equa. Non difenda le donne dalla violenza domestica, i figli dai genitori violenti.
Stabilire per principio che un bambino deve passare metà del suo tempo con entrambi i genitori, senza valutare caso per caso che cosa ha portato alla separazione, significa non tenere in considerazione la delicatezza della situazione che una famiglia sta attraversando.

CAMILLA 17 anni. Sono qui per difendere un’uguaglianza che ancora non c’è e dovrà arrivare. Per uguaglianza intendo parità di diritti, la possibilità di sapere che con il lavoro avrò anche uno stipendio che rispecchierà l’impegno che metterò, e non guarderà al mio sesso. In questo momento rispetto ad un uomo di pari livello prenderei di meno a livello salariale.
Parità di diritti perché vogli uscire la sera senza sentirmi gli sguardi della gente addosso. Voglio potermi sentire al sicuro, come si sente un uomo adesso.

CHIARA 18 anni. Il suo cartello dice “I’m not free”. – Quando glielo chiedo risponde sicura. – Non sarò libera finché non lo saranno tutte le donne. La liberà potrà essere tale quando potrà essere per tutti. Non solo la mia o la tua, ma la libertà di tutti.

TOMMASO 30 anni. Il tema dei diritti delle donne è importante per le donne ma anche per noi uomini. È una questione che ci coinvolge direttamente. Non c’è parità salariale, non c’è parità nei permessi. Per loro c’è una grande fatica nel conciliare famiglia e lavoro. Con la nostra seconda figlia mia moglie ha avuto sei mesi di permesso di maternità. Io no. Così tutto il peso della gestione della famiglia è ricaduto su di lei.

CLAUDIA 47 anni insegnante di lettere alle medie. Sono contenta che il movimento femminista si sia rinnovato negli ultimi anni. Ci sono un sacco di ragazze giovani e di ragazzi, stanno facendo un bel lavoro di approfondimento sui diritti. La parità di genere è uno di quei diritti da difendere, e loro ce l’hanno ben chiaro. Siamo davanti a un movimento internazionale, e i giovani hanno molto bisogno di fare gruppo e di cooperare tra loro. Ci attendono delle sfide importanti e i giovani ne sono consapevoli. Sanno che c’è una questione climatica da affrontare, che siamo di fronte a un sistema socio economico che crea morte e nega la vita.

ANDREA 17 anni. Fa parte del gruppo dei facinorosi. Il suo cartello recita ironicamente “Salvini ti riempio di glitter”.
Il cartello di Andrea mi ha fatto sorridere. Ma ve lo immaginate voi Salvini nella bouvette di Montecitorio? Ve lo immaginate Salvini con giarrettiera e calza a rete, tacco dodici, boa rosso di piume di struzzo e glitter che fa gli occhi dolci a Di Maio? Un incubo.

ANDREA È in manifestazione per solidarietà nei confronti delle donne. È qui in difesa di quegli ideali che per un uomo possono essere scontati, ma spesso non lo sono per una donna.

CHIARA 70 anni. Si lamenta della scarsa politicizzazione della manifestazione. Ai suoi tempi, come ai miei, in una manifestazione come questa ci sarebbe stato un chiaro riferimento ai propri rappresentanti politici. Ma adesso, chi può rappresentare questi ragazzi?

Chi potrà raccogliere il testimone?
È ormai superato il modello parlamentare?
Rimane solo da intonare il requiem per la democrazia rappresentativa?
Visti i livelli di corruzione e insipienza della nostra classe politica, rimane solo da dare voce ai movimenti?
Riusciranno i movimenti a conservare la loro fluidità? A non farsi ingessare in logiche di potere capaci solo di auto alimentarsi?
Il potere oggi non sembra più in grado di essere potere di fare. Non sembra più essere potere come sinonimo energia.
Questa energia in piazza l’otto marzo c’era.

Gianfranco Falcone

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