Lou Lubie, La mia ciclotimia ha la coda rossa

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Cos’altro può essere la ciclotimia se non una volpe indisciplinata catapultata in un mondo di regole, tempi e relazioni?
Per chi non abbia mai letto un manuale di psicologia clinica o non abbia mai avuto esperienza diretta di cosa possa essere la ciclotimia, non c’è soluzione migliore che quella di immaginarla, osservarla e leggerla così come l’ha raccontata Lou Lubie nel suo graphic novel tradotto in italiano e pubblicato da Comicout.

Molto interessante la sua scelta di offrire una figura, un corpo, un personaggio per riempire un nome vuoto ma pretenzioso di intitolare l’infinità indefinita di stati d’animo, di emozioni contrastanti, di euforia e stanchezza delle persone a cui viene diagnosticato un cosiddetto disturbo dell’umore. Infatti, sebbene sia risaputo che molti famosi ne siano affetti, deve esserlo altrettanto che non tutti, grazie ad esso, abbiano avuto la stessa fortuna di diventare qualcuno, anzi.
Guardando il disegno di copertina, il pensiero va subito al film Le renard et l’enfant (Luc Jacquet, 2007), quello in cui una bambina, durante le sue passeggiate nel bosco, incontra una volpe e fa di tutto per diventarci amica, cercando di imparare il suo linguaggio non fatto certo di parole.
La volpe un giorno, non vedendo per un lungo periodo la bimba frequentare il bosco, attratta e incuriosita, la va a trovare fuori casa. Viene fatta entrare in camera, coccolata e chiusa dentro alla stanza. Benché curata e benevolmente accolta dalla bimba, per propria selvaggia natura, l’animale comincia ad assumere il comportamento irrequieto, confuso, quasi violento e rabbioso che non aveva mai assunto nel contesto del bosco, nella pace della natura incontaminata dall’uomo e dalle sue regole, dalle barriere e dai legami sociali.
Infatti non è un caso che, in questo graphic novel, la mania, l’ipomania -per usare il gergo della psicologia clinica- vengano associati ad animali selvatici, volpi, lupi, il cui istinto puramente predatore o protettore, finalizzato alla naturale sopravvivenza, si esprime attraverso l’aggressività o la solitudine.
Spesso l’atteggiamento e il comportamento di chi vive un episodio maniacale, di qualcuno tutto assorto nel proprio obiettivo da conseguire nel minor tempo possibile e non considerando alcun tipo di ostacolo, vengono percepiti dagli altri come selvaggi. Questo raggiungimento, sebbene incomprensibile per gli altri, è di impellente necessità per la persona in uno stato ipomaniacale, come quello in cui si sentiva, a volte, Lou, quando produceva un sacco di lavoro, intesseva molte relazioni e si sapeva invincibile. Alla fine, poi, sprofondava nelle conseguenti stanchezza fisiologica e depressione, colorate di grigio, in cui i dialoghi con la morte sono il battito regolare e costante sia nella vita, sia nel romanzo grafico.

La versione francese ha per titolo Goupil ou face ed è efficace, forse più della coda rossa, poiché rende meglio l’idea, il senso comune, la percezione che si ha del comportamento delle persone che soffrono di una disturbo del genere, come avessero due facce, come fossero irriconoscibili in alcuni contesti, in alcuni tempi. Volpe o faccia?
Ma la coda rossa rende davvero molto bene l’idea di energia e vitalità che, nei momenti positivi, pervade la persona dal temperamento ciclotimico e si contrappone al nero e grigio, privi di luce, come lo stato depressivo dei momenti down.
L’approccio che Lou sceglie di seguire, al termine di un percorso di consapevolezza che il lettore si diverte a fare insieme a lei, ai suoi personaggi, ai suoi disegni e anche alle battute autoironiche, sembra essere quello delle neuroscienze, che indagano sull’interazione mente-cervello e su come il cervello influisca sulla psicopatologia. C’è ad esempio una descrizione molto dettagliata e chiara di come avvenga il movimento dei neurotrasmettitori tra neuroni, di cosa siano e quali i neurotrasmettitori che influiscono sul temperamento e come questo meccanismo sia ereditabile geneticamente. Vi è accennata anche la possibilità che la genetica non sia sufficiente a far sviluppare un disturbo e che l’interazione con l’ambiente abbia una sua importante influenza.

In realtà non basta solo un approccio neurobiologico per dare un quadro dettagliato e iniziare un’eventuale terapia per il disturbo in questione e sappiamo che le correnti psicologiche e psicoterapiche sono varie e possono contribuire in modo più o meno efficace su individui diversi che soffrono il disturbo. Leggendo il fumetto, potremmo scoprire quale percorso ha infine scelto Lou, che genere di risultati ha percepito e sta sperimentando.
Il pregio del libro è aver descritto e raccontato stati d’animo e ricerca di consapevolezza, divulgando in modo semplice e divertente, alleggerendo, senza pretendere di essere esaustivo e consegnando al lettore ulteriori link e percorsi di approfondimento volti ad abbattere tabù e discriminazioni; volti a far capire che la terapia scelta dall’autrice non è l’unica e sola soluzione, così come la sua storia particolare; utili ad avvicinare il mondo delle diagnosi e delle catalogazioni, a quello dell’arte e della creatività; necessari a ricordare che esistono altri dialoghi importanti rispetto a quello con la morte.

Adelaide Roscini

Lou Lubie
La mia ciclotimia ha la coda rossa
Comicout 2017
Pag 144
Euro 17,90

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