Low, Hey What

low Alan Sparhawk e Mimi Parker
history 3 minuti di lettura

L’ascolto di Days Like These, il quinto brano di Hey What, è esplicativo della grandezza creativa del Low. Si tratta di un brano manifesto dell’intero album e forse del lavoro della band a partire da Ones and Sixes del 2015: cinque minuti che si muovono da un canto pop melodioso che dopo circa un minuto, con pochi accordi di chitarra (forse) viene disturbato, bombardato da distorsioni potenti che poi si placano lasciandoci in un mare placido di suoni di cui è impossibile capire la provenienza strumentale o digitale ma che alla fine ci acquieta. Un capolavoro.
Low Hey WhatL’iniziale White Horses è una furia di elaborazioni digitali che deragliano su chitarre durissime per poi lasciare il passo ad una ritmica che, presente da quel momento in tutto il brano, tiene il passo per il canto sempre limpido dei due nonostante altre invasioni telluriche, fino all’accelerazione della ritmica in solitaria che di fatto apre il secondo brano senza soluzione di continuità: I Can’t Wait. Qui la ritmica è ossessivamente presente anche se attenuata dal bel canto anche se poi si chiude con un altro tappeto strumentale fuori scala.

La continuità dei brani sembra dare forma ad un album sinfonico anche per quei brevi attraversamenti costituiti da There’s a Comma after Still e More, quest’ultima poco più di due minuti di rock possente fatto da un intreccio di cori e ampie sventagliate di chitarre.

Insomma anche con questo tredicesimo disco hanno mischiato le carte, come hanno sempre fatto fin dal loro esordio quando dominava in grunge e loro, in contro tendenza, si muovevano con partiture lente, dilatate e senza l’immediatezza combattiva di quella ondata di gruppi dai Nirvana ai Pearl Jam.
A produrre Hey What c’è ancora BJ Burton, mentre insieme Alan Sparhawk e Mimi Parker non c’è più il bassista Steve Garrington che era presente nella band da C’mon del 2011.

A 27 anni dall’inizio della loro carriera e a circa tre anni dal successo di Double Negative, i Low riescono ancora a proporci innovazioni che lasciano solchi profondi nell’ascolto. Hey What è un altro tassello importante che esprime un alt-rock, se ci è consentito parlare di genere, a cui in molti dovranno fare attenzione. Come recita il titolo della recensione di Alexis Pteridis su The Guardian: una magnifica ridefinizione della musica rock.

Alan Sparhawk e Mimi Parker sono andati oltre gli sconvolgimenti sonori – che avevano meravigliato in ogni senso critici e fan – di Double Negative, dove il digitale squadernava ogni momento dell’album per portarci in un ambiente musicale altro. Hey What è in parte una chiamata al realismo musicale, piantato nelle radici che sconvolgono il presente e che forse aiutano a riscrivere il futuro di un rock continuamente dato per morto. Lo fanno quasi combattendo loro stessi nell’incontro-scontro, una delle costanti del disco, tra le loro voci armoniche e sospese e le musiche devastanti, entrambe in un costante tentativo di sopraffazione che non viene mai portato a termine.

Non vi curate di noi e ascoltate:
Ciro Ardiglione

genere: alt-rock
Low
Hey What
etichetta: Sub Pop
data di uscita: 10 settembre 2021
brani:10
durata: 49:07
album: singolo

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