Low. The Invisible Way: la via invisibile che lenisce il dolore

Low The Invisible Way
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Contrasto, l’incedere di chiari e scuri definiscono spesso un’opera d’arte. Arte è la parola giusta per definire la musica del gruppo di Duluth che ci regala un nuovo album a vent’anni dal loro esordio.

Low 2103 Foto di Zoran Orlic
Low, 2103. Foto di Zoran Orlic
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Mimì Parker e Alan Sparhawk al decimo album non cercano di stupire, continuano il loro progetto tornando, dopo le aperture elettriche di The Great Destroyer, Drums and Guns e C’mon, al suono che nei primi lavori ha arricchito la storia della Musica dagli anni novanta ad oggi.
Ascoltando il loro ultimo lavoro sembra di osservare una scultura classica, pieni e vuoti che prendono forma e definiscono una figura: la musica dei Low è questo, un lento incedere di suoni  e melodie a volte interrotte da deflagrazioni di chitarra (nel caso dei lavori precedenti) o (come nel caso di questi undici brani) incursioni di piano, chitarra acustica, voci che si intrecciano creando melodie avvolgenti, sublimi.
Per produrre quest’opera Parker e Sparhawk (compagni anche nella vita) si sono recati a Chicago negli studi di registrazione di quell’altra grande realtà musicale che sono i Wilco, chiamando alla produzione Jeff Tweedy leader della band.

Low 2103 Foto di Zoran Orlic
Low, 2103. Foto di Zoran Orlic
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Stupisce molto la regia di Tweedy proprio per l’enorme rispetto, la sobrietà con cui riesce a gestire la registrazione lasciando che la musicalità dei Low si possa esprimere in tutta la poesia che contiene, mettendo solo qualche accento riconoscibile (il brano Clarence White su tutti) che può ricondurre alle sonorità dei Wilco.
È un susseguirsi di splendide canzoni che mescolano il miglior folk americano.
Apre il disco Plastic Cup in pieno stile Low con la voce di Sparhawk che intona il canto e Parker che lo segue in una danza vocale avvolgente. Dietro le splendide voci qualche accordo di piano ed una batteria con gli altri strumenti acustici che entrano lentamente, esplodono in una tipica sonorità folk per poi lasciare spazio ancora alle sole voci che portano a termine il brano.
Holy Ghost sembra una preghiera che Mimì Parker intona alla notte,  una ninna nanna per anime solitarie.
Altro grande brano è Amethist: la chitarra arpeggia, entra la ritmica lenta poi il piano e le loro voci che si avvolgono quasi in estasi, soavi e profonde tra inserimenti in crescendo di piano che segna le note, prima leggero  poi deciso,  si intreccia a sua volta con le corde della chitarra Martin di Sparhawk… per chiudere  ancora in un leggero lamento… Sicuramente uno tra i migliori brani dei Low.
Chiude l’album To Our Knees altra grande ballata in cui la voce sognante di Mimì sembra volerci cullare, accompagnarci ai titoli di coda lenendo i nostri dolori, tenendo lontano il rumore dei nostri tempi…
Giancarlo Palese

genere: folk
Low
The Invisible Way
etichetta:  Sub Pop
data di pubblicazione:  18 marzo 2013
brani: 11
durata:  41:01
cd: singolo

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