Luca e Vincenzo Moretti: Il lavoro ben fatto

Luca e Vincenzo Moretti Il lavoro ben fatto
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In questo libro Luca e Vincenzo Moretti ripercorrono la storia di un’idea, di un progetto, di una serie d’iniziative e, potremmo dire, di una filosofia di vita: quella del lavoro ben fatto.
Dentro, fra le righe che conducono il lettore alla scoperta di mille personaggi e occasioni, si nasconde anche un legame sentimentale tra un padre e un figlio che s’incontrano ancora, mentre fanno ancora i conti con le proprie origini.

Citazione 1
Mi piace l’Italia che sa mettere a valore il sapere e il saper fare delle persone, la conoscenza esplicita e tacita delle organizzazioni, la cultura e la voglia di innovare delle comunità. Che sa mettere a sistema l’intelligenza, la creatività, il potenziale, l’ingegno, l’intraprendenza, la capacità di intessere relazioni, delle persone e delle organizzazioni.

Una della qualità di questo testo, pur nella sua vocazione socio-economica, è la volontà a non aver paura delle emozioni e dei legami, perché l’idea del lavoro ben fatto non è solo una concezione del mondo della produzione e dell’evoluzione degli strumenti. Essa è, prima di tutto, una visione della vita e dei legami umani, delle relazione e delle opportunità, delle connessioni che, prima di essere virtuali, sono fatte di corpi, esempi, racconti e forme diverse d’amore per le persone e per le cose che si fanno.

Citazione 2
Il lavoro ben fatto può moltiplicare le possibilità. Può motivare, ispirare, dare senso e significato. Può produrre soddisfazione e senso di appartenenza. Può ridurre la distanza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Può aiutarci a stabilire più relazioni di qualità e a vivere vite migliori.
Per comprendere meglio il perché conviene tornare sui nostri cinque passi e ripercorrerli con la necessaria lentezza e profondità.

Non vorremmo allontanarci troppo dal piano dell’analisi in questa nostra breve presentazione ma è doveroso chiarire che Luca e Vincenzo Moretti partono, guarda caso, entrambi dai ricordi e dagli incontri che nel corso della vita li hanno spinti a un rispetto assoluto per la qualità del ben fare e lavoro ben fatto.
Possono essere le voci di un padre che racconta lo sforzo compiuto ogni giorno per dare dignità al proprio lavoro; può essere il racconto di un viaggio in un paese straniero che aiuta a comprendere altri punti di vista; possono essere i mille incontri di chi ha vissuto più vite – si direbbe con una frase fatta – osservando la realtà come studente, come sociologo, come sindacalista e come esperto del mondo del lavoro; può essere, infine, l’abilità manuale di tutti quelli che sembrano creare qualcosa quasi dal nulla: racconto, parola, incontro, rispetto e condivisione, queste sono le parole che ci accompagnano nella lettura.

Citazione 3
Con le nostre storie custodiamo ricordi, condividiamo credenze, coltiviamo speranze, immaginiamo futuri, costruiamo comunità. È per questo che abbiamo sentito il bisogno di riunirci e di raccontarle intorno al fuoco fin dalla notte dei tempi. È per questo che continuiamo a sentirne il bisogno oggi, al tempo in cui ogni frammento di vita può essere tramandato, ogni momento di gioia o di paura condiviso, e lo stesso vale per un significato, per un ammonimento, per una possibilità.

Che cosa colpisce nel leggere le pagine di un padre e di un figlio?
Una consapevolezza che nel periodo che stiamo attraversando illumina molti tratti dell’analisi. Ogni polemica tra “antichi e moderni”, quando si parla di lavoro, è inutile: ogni generazione, ogni strumento nuovo o antico che sia, ogni tecnica sono in grado di insegnare un gesto innovativo.
Ogni momento della nostra storia economica si lega a qualche innovazione e a quel tessuto di relazioni che, senza scomodare troppo Marx o per altre vie Richard Sennet, ci conduce a una lettura della realtà come frutto di scelte collettive, politiche ed economiche: tutte, sempre e comunque, legate le une alle altre.
Senza questa completezza dello sguardo, si cade nella trappola dello sfruttamento e della cattiva coscienza: il lavoro ben fatto è costruito sulle esigenze di tutti e nel rispetto di tutti.
Nelle pagine del libro, non a caso, è riportato anche il Manifesto del lavoro ben fatto – le parole sono anch’esse strumento da usare bene e con consapevolezza della forza che contengono – che serve per creare un universo di valori condivisi e condivisibili, per legare l’azione del singolo e il nucleo sociale entro cui si realizza la sua opera.

Citazione 4
Per finire ecco tre parole che, secondo me, proprio non possono mancare nel vocabolario del futuro prossimo venturo.
La prima parola è pensare, credo che sia, dopo lavoro ben fatto, la più utilizzata in queste pagine.
Nel futuro in cui la tecnologia è sinonimo di libertà e di tante altre belle cose, non possiamo rinunciare in nessuna circostanza e per nessuna ragione a pensare.

La lettura di questo insieme di testi – è proposto un arco temporale sufficientemente lungo dall’aver creato un’esperienza delle cose – è nell’oggi assai utile perché tiene insieme l’analisi delle grandi novità organizzative che possono riguardare tutti i campi del lavoro con la costante consapevolezza della cura e del rispetto per ogni singolo atto e persona.
Esagerando, e sperando di non creare fraintendimenti, si direbbe che è il lavoro ben fatto è una visione del mondo e delle persone che vuole superare ogni possibile alienazione, restituendo al lavoro una speranza di libertà e di realizzazione che la storia ha, di solito, negato e oscurato.

Antonio Fresa

Luca e Vincenzo Moretti
Il lavoro ben fatto
#lavorobenfatto, 2020
Pagine 196; € 13,00

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