Luigi Troiani, il lavoro silenzioso del team manager

history 4 minuti di lettura

Abbiamo intervistato telefonicamente il Team Manager della Nazionale italiana di Rugby, Luigi Troiani. Classe ’64, Aquilano al 99,99% (si è concesso solo di nascere ad Afragola, Campania), un lungo curriculum da giocatore con L’Aquila rugby e giocatore azzurro con l’esordio numero 394 in un Italia Romania (19-3) nel dicembre 1985.

Prima di tuffarci in questioni che riguardano la Nazionale, penso sia di grande utilità per i lettori di Mentinfuga capire cosa significhi essere Team Manager della Nazionale di Rugby.

Il mio lavoro è di grande coordinamento, sia all’interno degli staff, medico e tecnico, che all’esterno di essi. Devo coordinare ed organizzare i raduni della Nazionale coordinandomi con il tecnico (n.d.r. Jaques Brunel). Poi, in base a quelle che sono le indicazioni della IRB (International Rugby Board), programmare una serie di attività che vanno dalla scelta del luogo di dove sarà ospitata la Nazionale, i dettagli di Tour, insomma tutta l’organizzazione.
Devo inoltre coordinare i rapporti con le società e i giocatori.

Si faticava più da giocatore o adesso da Manager?

Devo dire che da giocatore avevo più fasi di riposo, adesso mi capita di essere impegnato da mattina a sera senza una sola pausa. Il mio lavoro, come per tutti gli altri che compongono lo staff della Nazionale, è un lavoro di grande responsabilità: con l’aumento della richiesta di prestazioni della nostra squadra di conseguenza ogni staff della Nazionale deve performare ad alti livelli. Quindi occorre un grande impegno per far si che ogni cosa vada nel giusto verso.
La Nazionale è attesa da un triplice impegno autunnale che metterebbe i brividi a chiunque: Tonga 10 novembre, New Zealand 17 novembre, Australia 24 novembre, rispettivamente 12°, 1° e 2° nel ranking mondiale.

Un semplice mostruoso trittico di impegni in previsione del prossimo Six Nations o qualcosa di più?

Sicuramente qualcosa di molto concreto, con Tonga ad esempio la posta in gioco è la nostra posizione nel ranking mondiale, siamo infatti all’ 11° posto proprio sopra di loro e siamo determinati a rimanerci (in caso di sconfitta saremmo superati, n.d.r.). In ogni caso alla fine del tour ogni singolo risultato dei tre test match influenzerà il nostro ranking IRB che è funzionale ai sorteggi della Rugby World Cup 2015, in Inghilterra.

Come sta la squadra alla luce di questi imminenti impegni?

Quello degli Azzurri sarà un lavoro molto concentrato, visto che i giocatori sono impegnati con i loro rispettivi club, quindi nei due raduni a Roma il 21 ed il 28 ottobre si deve sfruttare ogni piccolo momento per assimilare le direttive del tecnico.

Da Team Manager le è mai capitato di dover incoraggiare o supportare un giocatore prima di scendere in campo?

No, devo dire che, un po’ come mi capitava quando ero giocatore, anche gli Azzurri quando si tratta di andare in campo non esternano molto, sono solo molto concentrati per mettere a frutto il lavoro fatto insieme nei giorni precedenti. Non do nessun consiglio, rispetto al massimo la loro concentrazione.

Quali differenze ci sono tra il suo rugby giocato e quello attuale.

Eh! Non dico un altro sport ma poco ci manca!… penso alla potenza del fisico attuale, agli impatti di gioco, alla durata dei match internazionali che quando ero in Nazionale duravano 10 minuti di meno a tempo.
In generale è cambiata la velocità di gioco e le occasioni di meta sono cambiate: prima non era così difficile vedere una meta in prima fase, con l’organizzazione di gioco attuale è una rarità che a questi livelli possa accadere ciò.
Il gioco di oggi è diventato più strategico se vogliamo e, probabilmente, più interessante che in passato, del resto il maggiore dinamismo attuale rispetto a qualche staticità del passato possono offrire un gioco più spettacolare. Magari qualche anno fa c’erano punteggi più corposi ma insomma è una questione di gusti personali il fatto che punteggi sonori siano spettacolari.

Luigi Troiani, Aquilano.

Assolutamente si, ad Afragola sono stato solo qualche mese poi tutta la mia vita si è svolta all’Aquila.

Il rugby può rappresentare per la città dell’Aquila una occasione di riscatto, di rinascita a tutti i livelli?

Penso che per ragioni economiche L’Aquila abbia perso tanti fa il treno del rugby evoluto nel professionismo… all’epoca era anche una grande fucina di giovani talenti.
Vedo bene invece la mia città in un ruolo come punto di riferimento per una scuola giovanile rugbystica per il centro-sud, ma al momento non esiste nessun progetto specifico.

L’Aquila quindi rinasce?

Si, vedo che adesso le cose stanno ad un punto di svolta, si sta per chiudere la fase di stallo, bisogna ricostruire la città.
Di sabato e di domenica i portici sono di nuovo pieni di gente e tutto ciò è molto bello.
Zobi La Touche

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article