L’ultimo romanzo di Bruno Morchio: Il profumo delle bugie.

Il profumo delle bugie Bruno Morchio
history 5 minuti di lettura

Natale in casa D’Aste. La storia di una ricca famiglia travolta dai suoi segreti.

Premessa 1 (le città di mare)

Le città di mare (con porto) si propongono attraverso una doppia prospettiva. Si oppongono, infatti, per esse e intorno ad esse, due tipi di visione. La prima riguarda lo spettatore che si avvicina dal mare e le ammira in uno sguardo d’insieme, secondo i semplici dettami del vedutismo; la seconda vista, per così dire, parte dall’interno della città stessa e attraverso i vicoli, i carruggi, le stradine si apre a uno spicchio limitato di mare e sole.
Le città di mare inducono a questo doppio movimento: dal tutto al dettaglio; dal dettaglio al tutto.
Offrono, infine, queste città la loro incomparabile bellezza alla vista di chi, partendo, si allontana forse per sempre: nostalgia, rimpianto, malinconia.


Bruno Morchio durante la  presentazione del suo libro organizzata da
“Librarsi, semicircolo
ambulante di lettori” nelle sale del Museo Eroli di Narni.
Foto Paolo Pileri. 2012

Premessa 2 (l’autore)

Bruno Morchio, scrittore, psicologo e psicoterapeuta, genovese, ha creato il personaggio di Bacci Pagano, un investigatore privato, malato della sua inguaribile depressione, amante del vino e della musica di Mozart.
Bacci Pagano si sente dentro e fuori della città: bellissima e asfittica al tempo stesso. Protagonista dei romanzi di Morchio è, infatti, Genova, filtrata dagli umori e dalla memoria del protagonista.
Alcuni tra i libri di Morchio: Bacci Pagano. Una storia da carruggi, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2004. Maccaia, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2004. La crêuza degli ulivi – Le donne di Bacci Pagano, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2005, Con la morte non si tratta, Milano, Garzanti, 2006, Le cose che non ti ho detto, Milano, Garzanti, 2007, Rossoamaro, Milano, Garzanti, 2008, Colpi di coda, Milano, Garzanti, 2010.

Premessa 3 (in cerca di definizioni)

Dopo la caduta delle grandi ideologie, scricchiolano anche le definizioni tradizionali per generi letterari. In effetti, senza indagare questa difficoltà nelle definizioni, la cosiddetta letteratura noir o gialla (o altro se vi pare), si è assunta nell’ultimo ventennio il compito di mostrare una crisi italiana che è, prima ancora che economica, normativa, etica, culturale.

Premessa 4 (la trama)

Il profumo delle bugie, (Garzanti, 2012) è l’ultimo romanzo di Bruno Morchio. In questa nuova “fatica letteraria” – l’autore stesso usa questa espressione – non ritroviamo Bacci Pagano.
Morchio ha dichiarato il bisogno di distanziarsi, almeno per un poco, da un personaggio divenuto quasi ingombrante.
La vicenda è ancora una volta ambientata a Genova, ma senza che la città giunga mai in primo piano. Non lo sguardo d’insieme e l’analisi della città; al centro della vicenda sono, invece, una casa padronale e la vita di un nucleo familiare.
La famiglia D’Aste è ricca e molto in vista. Una ricchezza costruita grazie alla spregiudicatezza di Edoardo, il vecchio patriarca: “lo squalo”, come lo definiscono le cronache cittadine, è un padre-padrone, un eterno ragazzo, un insoddisfatto donnaiolo. Intorno al suo protagonismo, sorretto da Ines – moglie intelligente e coriacea fino al momento della morte – si è disegnata una realtà familiare fatta di torbidi legami mai chiariti, interessi economici, soggezione psicologica, matrimoni vissuti come prigioni.
I figli hanno subito la personalità del padre e ne sono divenute vittime, prima inconsapevoli e poi consenzienti, per una sorta d’inadeguatezza alla vita o per il timore di perdere la sicurezza economica.
L’agiatezza sembra imbrigliare ogni lamento e ogni novità. Francesco è il nipote predestinato a subentrare al nonno, facendosi coinvolgere in affari più o meno leciti.
A mettere in crisi gli equilibri della grande casa dei D’Aste, sarà la figura sensuale e profumata di Dolores, la giovane fidanzata di Francesco. Il suo incedere, la sua capacità di lanciare sguardi taglienti o suadenti, le sue frasi sprezzanti e nette alterano la recita portata avanti dai membri del clan familiare. Tutte le certezze del gruppo saranno messe in discussione con la morte della nonna Ines e con il parossismo di un Natale devastante.

Premessa 5 (l’inizio)

Bulgakov, tesoro, non Nabokov. Stai confondendo Il maestro e Margherita con Lolita.”.
Questa è la prima frase del romanzo Il profumo delle bugie. Le prime parole escono dalla bocca della bellissima Dolores: le colonne d’Ercole della letteratura potrebbero segnare il cammino. La vicenda prenderà, invece, un’altra strada.
Due piccole suggestioni proviamo almeno a porre:
– Ponzio Pilato, nel suo esordire nel romanzo di Bulgakov, espone una domanda necessaria: “Che cosa è la verità?”;
– in tema di bugie, Nabokov nelle sue Lezioni di letteratura, ci ha raccontato che la letteratura non è iniziata quando un uomo di Neanderthal è entrato nel villaggio, inseguito dal lupo, urlando al lupo al lupo; la letteratura è nata quando un uomo di Neanderthal è entrato nel villaggio, urlando al lupo al lupo, senza essere inseguito da un lupo.

Premessa 6 (la fine)

Il convulso gran finale è un crescendo di emozioni, tra la farsa e la tragedia. Il disvelamento quasi totale degli inganni familiari occupa il posto dell’ordinata organizzazione natalizia. La tavola imbandita resterà lì, testimone attonita di un rito che non si compie.
Il campanello di casa D’Aste suonerà due volte – come il mitico postino/destino del romanzo di James M. Cain – : la prima portando a galla un pezzo ingombrante del passato; la seconda con l’arrivo dei carabinieri venuti a prelevare il nonno e l’ignaro nipote. Ecco le ultime righe del romanzo:
Chi diavolo rompe a quest’ora?” domandò Francesco, indispettito. “Due carabinieri in divisa. Dicono che dovete seguirli in procura”.


Bruno Morchio mentre firma il suo libro durante la presentazione organizzata da
“Librarsi,
semicircolo ambulante di lettori” nelle sale del Museo Eroli di Narni.
Foto Paolo Pileri. 2012

Premessa 7 (il tema e le suggestioni)

Il tema centrale di questa storia è la condizione della borghesia italiana e la sua incapacità a farsi classe dirigente. Le pubbliche virtù e i vizi privati, il fascino discreto della borghesia (Buñuel è esplicitamente ricordato) sono indagati da Morchio con una scelta stilistica ben precisa.
Lo scrittore genovese ha dichiarato a tale proposito: “Il tipo di vizi messi in piazza in questi anni dai media nazionali non possono che essere esorcizzati con una risata. L’ironia e il grottesco sono il registro prevalente del romanzo”.
Con prospettive diversissime, con scelte narrative, stilistiche e ideologiche lontane, due romanzi si affacciano nella mente: Gli indifferenti di Alberto Moravia; Teorema di Pier Paolo Pasolini.

Conclusione (e auguri)

In tema di bugie, una volta finite le premesse, siamo giunti alla conclusione.
Ora non Vi resta che leggere direttamente il libro.
Buon Natale.

Antonio Fresa
Bruno Morchio
Il profumo delle bugie
Garzanti  – 2012
207 pagine – 16,40 euro

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article