Lunga vita al Dio del calcio. Diego Maradona di Asif Kapadia

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L’accesso a 500 ore di riprese, molte delle quali realizzate nell’ambiente familiare di Diego Maradona unito alle testimonianze dirette di chi più di chiunque altro lo ha conosciuto (il capo degli ultrà napoletani negli anni ’80, il suo allenatore personale, la ex moglie ed i suoi familiari), hanno reso possibile il realizzarsi di questo grande progetto. Diego Maradona conclude la trilogia del regista premio oscar Asif Kapadia che dopo i film documentari su “Senna” e “Amy” ha creato quello che è forse il lavoro più complesso perché cristallizza in due ore di racconto un fenomeno controverso che è ancora in corso, essendo Maradona l’unico interprete della trilogia di Kapadia ancora vivente.

L’amico d’infanzia di Maradona e suo primo agente Jorge Cyterszpiller ha una geniale intuizione e nel 1981 assume 2 operatori video perché

MARADONA NEL BOCA JUNIOR NEL 1981 (Atlantida/Fotogramma, – 1993-01-31) p.s. la foto e’ utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e’ stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

riprendano la vita del suo illustre amico, la sua idea è di farne un giorno un film, lo straordinario materiale video accumulato da 1981 al 1987, concentrato nel periodo napoletano consente 40 anni dopo a Kapadia di dare forma e realizzare il progetto originario di Jorge.

Nel luglio del 1984 Diego Armando Maradona arriva a Napoli con un ingaggio da record, reduce da due anni deludenti al Barcellona dove a causa di vari infortuni non è riuscito a concludere neanche una partita.
Perché a Napoli? Si tratta di una squadra modesta che non ha mai vinto nulla. La risposta ce la dà lo stesso Maradona: “nessuna altra squadra mi voleva”, Maradona non conosceva nulla dell’Italia e non sapeva dove fosse Napoli, tutto quello che Maradona significherà e realizzerà nella sua iperbole vedrà nel periodo napoletano la sua apoteosi, dopo sarà solo un ripetersi di un qualcosa di già visto.
Per comprendere quando il ragazzo Diego diventa il personaggio Maradona non possiamo prescindere dalle immagini inclementi che ci fanno percorrere i vicoli della favela dove è nato e dalle foto in bianco e nero che mostrano la sua modestissima e numerosa famiglia. È questa la prima sfida che plasma lo spirito del bambino Diego che per tutta la vita si misurerà con avversari esterni e con i suoi spettri interiori.
La città di Napoli lo accoglie con grande calore desiderosa di un riscatto che è anche il riscatto di Maradona.
Quale fosse lo spirito nel mondo del calcio in quegli anni in Italia è ben rappresentato nel film che mostra in più riprese gli striscioni con frasi ingiuriose ed offensive accogliere la squadra del Napoli negli stadi delle grandi, ricche e prestigiose squadre del nord: Juventus, Milan ed Inter.
Insulti razzisti erano più che tollerati, Diego si sente parte della città vilipesa e lotta, lotta, lotta e trascina. Lui più e prima di chiunque altro crede che l’impossibile può diventare realtà.

Diego Armando Maradona davanti ai suoi fan al San Paolo

La città è incantata, Diego è la magia, ogni successo ulteriore galvanizza gli animi. Per la prima volta il Napoli è primo in classifica, il sogno sta per diventare realtà, ma la Napoli degli anni ’80 è una città difficile nella quale essere una star.
L’affetto dei napoletani su Maradona diventa molto presto asfissiante, il calciatore e la sua famiglia vivono in un costante stato di assedio.
In quegli anni le famiglie camorriste  si spartiscono i traffici illeciti in città, Maradona conosce e diventa amico dei fratelli Giuliano, boss del quartiere Forcella e detentori dei traffici illeciti sul territorio, la frequentazione diventa costante, a Diego la famiglia Giuliano “offre” protezione. Molte sono le immagini dell’epoca che ritraggono il fuoriclasse a casa dei membri della famiglia Giuliano mentre consuma i pasti con loro o partecipa alle loro feste, ricevendo ad ogni uscita un Rolex d’oro.

Diego Armando Maradona insieme al su personal trainer Fernando Signorini

Al periodo napoletano si ascrive anche la pagina più buia della vita di Diego; inizia il quotidiano uso di cocaina che viene interrotto solo a metà settimana per consentirgli di giocare “ripulito” la partita della domenica, i controlli antidoping non sono fiscali ed è probabile che le provette fornite da Maradona non contengano la sua urina.
La consapevolezza della situazione esiste nelle persone del suo clan più vicine a lui, la testimonianza audio del suo preparatore personale Signorini parla di tentativi da parte sua unitamente alla moglie di Diego, Claudia di contattare cliniche specializzate in disintossicazione, ma il Maradona ormai diventato mito, dopo la vittoria del primo scudetto napoletano, è ingestibile.
La testimonianza delle parole di Signorini rappresenta bene che cosa avviene nella personalità di Maradona in quegli anni : da un lato abbiamo Diego il ragazzo semplice cresciuto nella favelas con il sogno di poter aiutare i suoi genitori a comprare una casa , innamorato della sua fidanzatina di sempre e legato ai suoi amici di infanzia dall’altra parte il Maradona mito in una città che lo considera un semidio, ma che attraverso la sua dipendenza dalla famiglia Giuliano, la cocaina, le feste, i vizi, lo rende schiavo.
Signorini ricorda: “con il ragazzo Diego sarei andato in capo al mondo, ma con il mito Maradona non avrei fatto neanche un passo”.

La famosa partita con l’Inghilterra ai Mondiali del 1986 ben rappresenta come nel campione convivano più anime: il ragazzo che ha sempre bisogno di un nemico per potersi riscattare vede nell’Inghilterra che ha umiliato l’Argentina 4 anni prima con la guerra nelle Falkland non solo l’avversario, ma il nemico da sconfiggere per “vendicare” il proprio Paese attraverso il calcio, Diego dirà che quel giorno anche lui e la sua squadra si sentirono di partecipare alla guerra .
Diego esprime al meglio le sue due anime attraverso i due gol segnati in quella partita, il primo di “rapina” arrivato grazie alla “mano de Dios” che Maradona cerca e giustifica, ma subito dopo Maradona è incantesimo e magia, si trasfigura nel Dio del calcio e facendo slalom tra metà dei giocatori della squadra avversaria riesce a segnare quello che passerà alla storia come il più famoso gol della storia del calcio.
Il successo di quegli anni significa per la fragile personalità di Maradona anche sopportare una grande pressione, il suo entourage non è in grado di amministrare la situazione.
Diego non sopporta più lo stress che rappresenta essere il personaggio Maradona a Napoli e vorrebbe andare via per concludere la sua carriera in un posto più tranquillo, ma il Presidente del Napoli, Ferlaino non ha nessuna intenzione di rinunciare a lui, Ferlaino stesso ammetterà di essere stato in quegli anni il carceriere di Maradona. Gli “eccessi” di Maradona diventeranno sgraditi anche alla stessa camorra che non ama le luci della ribalta.
La camorra, l’autorità giudiziaria, il fisco non gli garantiscono più l’immunità.

Diego Maradona viene arrestato dalla polizia da un appartamento di Buenos Aires, il 26 aprile 1991, dopo essere stato arrestato per possesso di mezzo chilo di cocaina. Maradona fu sospeso dalla Lega Italiana il 29 marzo 1991, dopo che un’analisi delle sue urine risultò positiva alla cocaina. Foto DANIEL LUNA / AFP / Getty Images)

La parabola discendente dell’uomo si innescherà presto e verrà accusato di uso e cessione di sostante stupefacenti, patteggerà una condanna a poco più di un anno e lascerà Napoli repentinamente. Lui stesso racconterà: “quando sono arrivato a Napoli ho trovato ad attendermi allo stadio 80.000 persone, quando sono andato via ero solo”.
Le immagini riprendono impietose l’interno della casa napoletana che ha appena lasciato, una partenza che somiglia ad una fuga, ci sono ancora scatoloni numerati pronti per il trasloco, oggetti di uso comune in giro. La ex moglie racconterà che un Maradona rientrato a casa dopo la condanna ha deciso di partire subito.
Tutto quello che accadrà dopo non sarà che un riproporsi ciclicamente di quello che era già accaduto nel periodo napoletano; la dipendenza da cocaina, la depressione, i figli non riconosciuti, i suoi eccessi.

Il film di Asif Kapadia è davvero meraviglioso, non mi stupirei se il regista, già vincitore dell’Oscar per il genere documentarista per il film “Amy” sulla vita di Amy Winehouse riuscisse con “Diego Maradona” a portarsi a casa un altro Oscar.
Il film documentario ha il merito di portare anche a chi non sia appassionato di calcio la testimonianza di una esistenza nel bene e nel male straordinaria che ha emozionato e trascinato due popoli interi: gli argentini ed i napoletani segnando il riscatto del loro orgoglio.

Vivo in Lombardia da diversi decenni ormai, ma sono cresciuta in provincia di Napoli avendo avuto un padre napoletano e negli anni in cui Maradona giocava nel Napoli ero una ragazzina. I miei genitori vivevano in un grande appartamento all’ultimo piano di un condominio ed ho ancora chiaro il ricordo delle domeniche pomeriggio in cui erano in corso le partite allo stadio San Paolo e Maradona segnava, lo ricordo perché le finestre della mia camera vibravano a causa dei milioni di napoletani che esultavano dalle curve dello stadio, alle strade del lungomare arrivavano fino alla mia camera.
Una domenica mio padre mi portò allo stadio, si giocava Napoli – Lazio, Maradona era in campo, seduta nei posti distinti vedevo molto bene, tanto azzurro intorno a me, in una fase di tripudio dei tifosi lui stava correndo dalla nostra parte, i tifosi lo chiamavano con insistenza e lui si è girato salutando il suo pubblico con la mano , anche io quel giorno “Ho visto Maradona”.

Adelaide Cacace

In sala dal 23 al 25 settembre

DIEGO MARADONA
è una produzione On The Corner Films con un team pluripremiato: Asif Kapadia alla regia, James Gay-Rees come produttore, Chris King al montaggio, Antonio Pinto a firmare la colonna sonora. Il film vede tra i suoi produttori anche Paul Martin (Ronaldo).

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