L’Ungheria e gli altri muri per fermare i migranti

Ungheria
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I primi centocinquanta metri li hanno costruiti con l’aiuto dei detenuti. Un altro muro della vergogna, alto quattro metri per 175 km,  lungo il confine tra l’Ungheria e la Serbia inizia ad essere innalzato dalle parti della cittadina magiara di Mórahalom i cui abitanti sarebbero favorevoli e fortemente voluto dal premier ungherese Viktor Orban.

Non che ci possa consolare, ma la costruzione di muri è un fenomeno in aumento tanto che si sono triplicati dalla quindicina del 1989, anno della caduta del Muro di Berlino. E se nel passato erano per lo più di natura “politica”, molti sono quelli costruiti per bloccare i migranti e anche di lunghezza inimmaginabile come quello di cemento e filo spinato che di fatto sta costruendo l’India per isolare il Bangladesh dal resto del continente e che sarà 3.200 chilometri lungo [1].
La Grecia ha costruito una barriera di oltre 10 chilometri di filo spinato lungo il confine con la Turchia, mentre per bloccare i profughi provenienti soprattutto dal Medio Oriente e dal Nord Africa la Bulgaria ha eretto una barriera di filo spinato, alta 3 metri e lunga 33 chilometri, e inviato un migliaio di poliziotti al confine con la parte sudorientale della Turchia.  Anche il Regno Unito si prepara ad innalzare ostacoli con più di 3 chilometri di recinzione nel porto del Tunnel sotto la Manica di Calais per provare ad arrestare il flusso di migranti che provano ad entrare nel paese sui camion.
Tutto violentemente inutile. Le migrazioni appartengono alla storia umana e chiudersi non è mai stato utile oltre che eticamente inaccettabile.

Per la costruzione del muro in Ungheria, che la minoranza contraria spera di non veder mai concluso, il Primo ministro aveva “preparato” l’opinione pubblica come quando l’aprile scorso aveva fatto inviare un questionario (da restituire entro il 1 di luglio) sugli immigrati, «un sondaggio pseudo-nazionale che ha l’intento di captare l’umore degli ungheresi, spingendoli ad assecondare certe pulsioni xenofobe. Per rendersene conto basta dare un’occhiata ai quesiti, alcuni dei quali mettono terrorismo ed immigrazione sullo stesso piano, come se le due cose fossero facilmente identificabili e determinabili» [2]. Senza parlare dei discorsi e delle prese di posizione sui media che hanno fatto parte di una vera e propria campagna anti-immigrati, in linea con tutto l’armamentario ideologico di un leader da più parti definiti fascista.

Con l’acutizzarsi della crisi e con l’Europa, ripiegata su se stessa, incapace di arrivare a delle soluzioni accettabili per gli Stati, rispettose dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo, il 23 giugno l’Ungheria annunciava di sospendere l’accoglienza delle richieste per questi ultimi congelando la sua adesione alla Convenzione di Dublino, che disciplina proprio le regole per l’asilo politico per i rifugiati. Le proteste europee dopo due giorni hanno fatto ritirare la proposta senza però nessuna marcia indietro sul muro.

Il primo luglio sempre in direzione dei controlli e delle barriere i ministri dell’interno di Serbia, Austria e Ungheria hanno siglato un memorandum d’intesa per rafforzare i controlli e per la difesa delle frontiere anche con pattuglie congiunte. A proposito della Serbia i suoi rappresentanti protestano con forza per la costruzione del muro ai loro confini. La tesi che ha diversi fondamenti di verità è che molti dei migranti arrivano in Serbia solo per dirigersi in altri paesi dell’Europa. Nei primi sei mesi del 2015 i richiedenti asilo in Serbia sono stati quasi 36.000 secondo i dati del ministero degli Interni serbo e a questi si devono aggiungere i 20.000 migranti e richiedenti asilo fermati alle frontiere e rispediti indietro. «La Serbia rappresenta soprattutto un paese di transito. Sempre più spesso i richiedenti asilo arrivano dopo aver attraversato Grecia e Macedonia, un percorso pieno di insidie e di pericoli. L’obiettivo immediato è passare il confine con l’Ungheria, primo paese del’UE e (possibile) porta verso Austria, Germania e Svezia. Una strada tentata nei mesi passati anche da decine di migliaia di cittadini kosovari, in fuga non dalla guerra, ma dalla mancanza di prospettive e speranze per il futuro» [3].

La situazione è altrettanto grave anche in Ungheria che, fatta eccezione per la Svezia, è il paese, in Europa, che ha ricevuto più rifugiati pro capite. E questi numeri continuano a crescere nel 2015 con preoccupazione della popolazione che evidentemente non intravee soluzioni adeguate. Molti rifugiati anche qui provano a proseguire il loro viaggio verso paesi con maggiori possibilità. Ma l’Europa delle infinite discussioni non da molte speranze.

Pasquale Esposito

[1] Per una disamina di quanto sta accadendo nel mondo per l’innalzamento delle barriere potreste leggere Piergiorgio Pescali, “Il nuovo  Millennio dei muri”, www.ilmanifesto.it, 20 giugno 2015
[2] Giuseppe Di Matteo, “UNGHERIA: Il dilemma sui migranti che agita il governo Orban”, www.eastjournal.net, 10 giugno 2015
[3] Francesco Martino, “Serbia, 30mila richieste d’asilo nel 2015”, www.balcanicaucaso.org, 3 luglio 2015

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