L’uomo che comprò la luna di Paolo Zucca

L'uomo che comprò la luna
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Una coppia di agenti segreti italiani, Dino e Pino, riceve una soffiata dagli Stati Uniti d’America in cui viene comunicato loro che qualcuno in Sardegna sia diventato proprietario della Luna, affronto inaccettabile in quanto gli USA furono i primi a metterci piede. I due agenti reclutano dunque Gavino Zoccheddu, un soldato che, dietro il falso nome di Kevin Pirelli e un marcato accento milanese, nasconde la propria identità sarda. Kevin dovrà scoprire sul posto chi ha comprato la Luna e perché, ma per farlo dovrà essere trasformato in un vero sardo e per fare ciò viene ingaggiato Badore, un formatore culturale reticente e misantropo. Superate le difficoltà dell’addestramento e un grottesco esame finale, Kevin si imbarca per la Sardegna e dopo una serie di avventure picaresche riesce a giungere nel paese fittizio di Cuccurumalu, nel quale inizia a svolgere la sua indagine sotto mentite spoglie.

Il regista Paolo Zucca, qui al suo secondo lungometraggio dopo “L’arbitro” del 2013, continua a raccontarci la Sardegna con un particolare punto di vista. Nel suo film precedente, girato in uno splendido bianco e nero, un arbitro corrotto viene mandato “per punizione” in Sardegna, in questo film invece, un sardo che ha dimenticato la propria identità, la deve riconquistare.

Fonte di ispirazione del film sono stati “Asterix in Corsica” (1973) episodio numero 20 della famosa saga, come suggestione attraverso la quale raccontare la Sardegna. Nella scena della ubriacatura del protagonista nel bar del paese di Cuccurumalu si fa riferimento a una scena di un cartone animato di Braccio di Ferro. Il racconto del protagonista è modulato sulle strutture archetipe individuate da Chris Vogler nel suo famoso manuale di sceneggiatura “Il viaggio dell’eroe”, quindi come un viaggio fisico che cambia i panorami che diviene poi metafora di un cambiamento emotivo.

Kevin Pirelli, il nuovo nome che Gavino Zoccheddu si è dato per non farsi identificare come sardo, grazie a Badore deve riscoprire la propria identità negata. E inizia un viaggio nei luoghi comuni che riguardano la Sardegna. Il modo migliore per rovesciare i luoghi comuni è quello di utilizzarli per poi svuotarli e mostrarne il funzionamento dall’interno. Una delle parti più gustose del film è l’esame di “sardità”, che Kevin/Gavino dovrà sostenere, il quale diviene proprio il punto massimo di concentrazione di tutti i luoghi comuni sulla Sardegna. Nella sua riscoperta identitaria il protagonista attraverserà le tre fasi di questo percorso: la negazione assoluta – l’appropriazione acritica dell’identità – la conquista della nuova identità come modo per recuperare le proprie radici in un rapporto dialogico con la realtà oggettiva.

Jacopo Cullin in L’uomo che comprò la luna (

Il film è un miscuglio di vari generi: il western anzitutto, e in questo senso la Sardegna si presta molto bene; c’è una scena emblematica: il protagonista rimasto in un posto isolato incontra un personaggio che comincia a parlare una lingua incomprensibile. Nel western sarebbe un selvaggio “un pellerossa”, qui forse è la Sardegna arcaica che continua a dialogare con la contemporaneità. La descrizione del bar è molto simile a quella di un saloon in un western, con tanto di prova di iniziazione che avviene tramite una partita a biliardino. Poi c’è un pizzico di Horror, un po’ di spionaggio, un pochino di musical e una stupenda e poetica parte finale onirica. Vi è anche un continuo cambio di registri, e si passa velocemente dal surreale, alla commedia, al drammatico, ma tutto ciò contribuisce a dare un bel ritmo al lavoro, tenendo desta l’attenzione dello spettatore. Questo buon ritmo è conseguenza di una buona scrittura, sulla quale hanno messo le mani, oltre che il regista, anche Barbara Alberti e Geppi Cucciari.

Benito Urgu e Jacopo Cullin in L’uomo che comprò la luna

Una grande scoperta Benito Urgu nella parte del mentore di Kevin/Gavino (Jacopo Cullin) un musicista eclettico e con una lunga carriera, molto conosciuto in Sardegna. Jacopo Cullin mostra invece grande capacità interpretativa. Gustosi e divertenti Francesco Pannofino e Stefano Fresi nella parte dei due agenti segreti.

 

Stefano Fresi Jacopo Cullin  e Francesco Pannofino in L’uomo che comprò la luna. Foto Francesca Ardau

Paolo Zucca mostra di avere un controllo quasi maniacale della macchina, con inquadrature molto bilanciate e pulite.
Tutti gli altri quando muoiono vanno nell’Aldilà, i sardi invece vanno sulla Luna”. A partire da questa frase detta da Badore, inizia la parte finale di questo film, la più poetica e onirica di tutto il lavoro. Badore e Kevin/Gavino vanno sulla luna e trovano i personaggi della storia sarda che sono finiti sulla luna, quelli famosi ma anche quelli che, “hanno scelto di stare della parte della giustizia, e hanno lottato, ognuno a modo suo”. Ci sono Antonio Gramsci, Grazia Deledda, i minatori sardi (vittime dell’ormai dimenticato Eccidio di Buggerru del 1904), il nonno anarchico del protagonista, Santi e tanti altri personaggi sconosciuti. Ma un altro personaggio che viene presentato sulla luna e che lo scrivente non conosceva, è Eleanora d’Arborea, giudicessa dal 1383 al 1403. Un personaggio interessantissimo e molto lungimirante, colei che aggiornò la Carta de Logu, una raccolta di leggi scritta in sardo volgare e che rappresentò il primo tentativo di creare un corpus giuridico, con attenzione anche ai diritti della donna.

Alla fine dell’articolo si intende parlare della gradita presenza di Angela Molina, che nel film rappresenta una sorta di collegamento fra la realtà e il mondo magico della Sardegna
Infine, alcune delle informazioni presenti in questa recensione sono state recuperate da una intervista che Luciana Putzolu ha realizzato al regista e che è stata pubblicata il 26 Aprile 2019 su “L’Arborense”, settimanale d’informazione dell’Arcidiocesi di Oristano.
Francesco Castracane

L’uomo che comprò la luna
Paese di produzione : Italia, Albania, Argentina
Anno 2018
Durata 105 minuti

Regia Paolo Zucca
Sceneggiatura Paolo Zucca, Barbara Alberti, Geppi Cucciari
Produttore Amedeo Pagani, Nicola Giuliano, Daniel Burman, Genc Permeti, Francesca Cima
Casa di produzione Indigo Film Rai Cinema
Distribuzione in italiano Indigo Film (Italia), Jetsen Huashi (Cina)
Fotografia Ramiro Civita
Montaggio Sarah McTeigue
Musiche Andrea Guerra
Scenografia Alessandra Mura
Costumi Stefania Grilli

Interpreti e personaggi
Jacopo Cullin: Kevin Pirelli / Gavino Zoccheddu
Stefano Fresi: Pino
Francesco Pannofino: Dino
Benito Urgu: Badore
Lazar Ristovski: Taneddu
Ángela Molina: Teresa

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