L’Uruguay e il suo Presidente Pepe Mújica innovano la politica

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Nelle ultime settimane si è tornato a parlare di Uruguay per altre iniziative che rappresentano una novità rispetto alle politiche tradizionali .
Per la verità se ne parla poco in Italia, impegnata come sempre a guardare il cortile di casa. Ma come vedremo sarebbe meglio che volgessimo un po’  più spesso lo sguardo verso quel piccolo paese sudamericano ed in particolare verso il suo presidente. L’Economist, la rivista britannica tutt’altro disponibile verso le realtà critiche del capitalismo, ha nominato l’Uruguay paese dell’annoper la sua ricetta della felicità umana” e anche per la sua capacità di innovare.

Torniamo a quanto accaduto di recente prima. Nel mese scorso è stata presentata una richiesta ufficiale per ospitare, nella residenza presidenziale ad Anchorena, tra cinquanta e settanta bambini siriani. Un’iniziativa che secondo il ministro degli esteri Luis Al magro vuole «offrire una possibilità di uscita ai bambini e alle vedove perché abbiano una condizione di vita migliore» [1].
Sempre qualche settimana fa secondo il New York Times il presidente uruguayano José “Pepe” Mújica ha espresso il desiderio, parlandone con il presidente Obama, di voler ospitare sei detenuti della prigione di Guantanamo accogliendo così le richieste in tal senso fatte da quest’ultimo. E a questo proposito ha dichiarato che conosce bene la brutalità delle carceri avendoci trascorso quindici anni e la maggior parte in isolamento. Quando son venuti fuori sospetti ed eventuali secondi fini ha chiuso il discorso dicendo: «Non ci ricamate sopra, non c’è nessun accordo. È una richiesta su una faccenda di diritti umani. Ci sono 120 tizi che sono detenuti da 13 anni. Non hanno visto un giudice, non hanno visto un pubblico ministero e il presidente degli Stati Uniti vuole liberarsi di questo problema. Il Senato gli chiede centomila garanzie (per portarli negli Stati Uniti). Per questo ha chiesto a un sacco di paesi se potevano dare asilo a qualcuno di loro e io ho detto di si» [2].
Senza sosta e senza verso. Ancora a maggio, per provare a mettere la parola fine al razzismo e alla violenza che dominano il mondo del pallone, Josè Mujica ha ritirato la sicurezza negli stadi. Risultato: l’anticipo della fine del campionato. Vedremo nel prossimo futuro cosa cambierà, intanto è una dimostrazione di quello che si può iniziare a fare.
Lo scorso sei maggio sono stati anche pubblicati i decreti attuativi della legalizzazione della marijuana la cui vendita avverrà nelle farmacie dalla fine di quest’anno. Il presidente procede in questa direzione convinto del fatto che il proibizionismo sia un danno per tutti e un enorme vantaggio dei cartelli della criminalità. Saranno cinque i tipi di marijuana ad essere commercializzati dallo Stato ad un prezzo che potrà variare tra i 20 e i 22 pesos al grammo e cioè meno di un dollaro. Per essere consumatori bisognerà registrarsi ottenendo una licenza per acquistare 40 grammi al mese. La licenza consentirà anche di poter coltivare sei piante all’anno individualmente e, formando un gruppo, fino a 99 piante all’anno.  Saranno esclusi gli stranieri che si trovano nel paese come turisti.
Provvedimenti innovativi e che, come per quest’ultimo, non godono del consenso maggioritario della popolazione. Ma è indiscutibile che l’Uruguay continua a fare passi in avanti a cominciare dalla enorme riduzione della povertà e della disoccupazione che nel 2006 era del 10,9% e oggi è al 6,5, con un salario minimo e con un sistema sanitario pubblico che inizia a funzionare, con l’eliminazione dell’alfabetismo e con parte dei profitti del Banco de la República che finanziano iniziative comunitarie di economia sociale, di fatto alternative al modello capitalista.
Un paese che dipende dall’agricoltura e sulla quale il presidente pone molta attenzione ben conscio dell’importanza della terra coltivabile e dell’acqua potabile dalle quali tiene ben lontane le multinazionali. Il pericolo dei grandi gruppi finanziari è conosciuto e per questo tutti i settori strategici dell’economia uruguayana sono nazionalizzati Per dare un futuro al paese la sua economia è sempre più un’economia produttiva.
La difesa della terra  è anche verso i cambiamenti climatici che stanno provocando danni seri a causa della  siccità e delle inondazioni che si alternano. A questo proposito è stato avviato il progetto “Desarrollo y Adaptación al Cambio Climático” (Dacc) che nell’intento di migliorare la produzione agricola e gli allevamenti ha creato una piattaforma internet che a dire del Ministerio de Ganadería, Agricultura y Pesca de Uruguay (Mgap) «sarà utile per integrare e generare dati quali previsioni ed allerte climatiche, monitoraggio di vegetazione, terra ed acqua. Informazioni a partire dalle quali si possono generare programmi di simulazione di impatto dell’uso di nuove tecnologie» [3].

Tutto questo con a capo un Presidente ex-guerrigliero che dopo quindici anni di carcere in cui ha mangiato carta igienica, sapone e mosche arrivate in cella per gli escrementi, e che per non impazzire parlava con insetti e topi, che ha subito maltrattamenti di ogni genere e sofferto caldo e freddo senza mai poter dormire su un letto. Alla sua liberazione nel 1985 ha pronunciato un discorso senza risentimento e ora vive in una casa di meno di cinquanta metri quadri e viaggia con una vecchia auto.  Non paga con carte di credito e porta con sé i pesos per fare la spesa o i dollari per quando va all’estero «ma non le spendo mai, perché appena scendo dall’aereo c’è sempre qualcuno che mi viene a prendere e mi accompagna da ogni parte» [4].
E il 90% del suo stipendio va in beneficienza. Se qualche errore o inadempienza ci sono stati non è difficile lasciar perdere. Basta volgere uno sguardo verso il nostro paese.
Pasquale Esposito

[1] Cecilia Di Mario, “Un presidente povero in Uruguay: la storia silenziosa di Pepe Mujica”, www.imille.org, 5 giugno 2014
[2] Alessandra Riccio, “Un bel tipo questo Pepe Mujica!”,  www.giannimina-latinoamerica.it, 21 marzo 2014
[3] “Come i contadini dell’Uruguay si adattano al cambiamento climatico”, www.greenreport.it, 31 marzo 2014
[4] Juan José Millás, “La ricetta di Pepe Mujica”, Internazionale, 1-8 maggio 2014, pag. 45. Un lungo articolo con annessa intervista che fa il punto sull’uomo e la sua Nazione.

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