L’inchiesta OpenLux: società e privati nel paradiso fiscale del Lussemburgo

città del lussemburgo
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Il Lussemburgo è di fatto un paradiso fiscale per tanti, troppi tra privati e aziende. A farne un quadro molto chiaro è l’inchiesta OpenLux capeggiata dal quotidiano Le Monde e con la partecipazione di altri media internazionali: Organized Crime and Corruption Reporting Project, Armando Info, Bivol, Miami Herald, La Nación, Investigace.cz, Inkyfada Le Soir, Süddeutsche Zeitung, iStories, IrpiMedia, McClatchy, Woxx, Krik, Arij, Piauí e Tempo. I giornalisti hanno controllato e incrociato dati su oltre 3 milioni di documenti che hanno riguardato un periodo che va dal 1955 a tutto il 2020.

Ma prima di darvi un resoconto è bene mettere in evidenza un aspetto delle opinioni che nelle leadership economiche si fanno avanti dopo un periodo di tregua dovuto alla pandemia.
Infatti si è ripreso l’accento sui deficit e debiti pubblici (l’Italia è l’indiziato numero uno) per dire che primo o poi questo indebitamento per arginare la pandemia prima e la ripresa poi non saranno sostenibili e bisognerà tornare a fare sacrifici, all’austerità per molti anni cavallo di battaglia del neoliberismo. Certo i fondi destinati ad un cambio di passo in qualità e quantità non sono sufficienti nonostante i fondi del NextGeneration EU. Ma invece di austerità e ristrettezze di bilancio perché i decisori delle politiche economiche e fiscali in Europa non stilano un piano per tassare le grandi ricchezze e patrimoni che a vario titolo sfuggono dalle maglie dei sistemi tributari? Per dirla con le parole del famoso economista Thomas Piketty è ora che i miliardari oltre che sulle riviste “compaiano nelle statistiche fiscali“.
Se volessimo veramente cambiare direzione e rendere l’Europa con meno disuguaglianze sociali ed economiche dovremmo cominciare a smontare dal profondo i paradisi fiscali oltre che adottare livelli di tassazione progressivamente più elevati per i ricchi.

L’inchiesta OpenLux ha messo a nudo quello che accade in Lussemburgo che, nonostante gli impegni presi dalle autorità in favore della trasparenza, dimostra come il 45% delle società commerciali registrate sono holding finanziarie, quindi senza nessun legame con il Lussemburgo, società offshore per complessivi 6.500 miliardi di euro di attività. Società che in Lussemburgo non hanno uffici e dipendenti, ma solo etichette ad indicare il domicilio.
Sono 140.000 imprese, rappresentanti 157 nazioni, che hanno la sede in Lussemburgo e solamente il 13% della proprietà di queste società appartiene a cittadini del Lussemburgo.
Il motivo è banale quanto vergognoso per un paese che è nell’UE: non pagare le tasse, in particolare quelle sugli utili e quelle sui guadagni ottenuti con operazioni finanziarie Denaro sottratto alle comunità e ai servizi destinati ai cittadini dei paesi dove operano.
Le Monde scrive che le società fantasma “sono state create da miliardari, multinazionali, sportivi, artisti, politici di alto rango e persino famiglie reali. Il Lussemburgo funge da calamita per la ricchezza del mondo: in un territorio di 2.586kmq,Tiger Woods e la famiglia Hermes […] Shakira e il principe ereditario dell’Arabia Saudita. Centinaia di multinazionali (LVMH, Kering, KFC, Amazon…) hanno aperto filiali finanziarie. Le famiglie benestanti coltivano i loro beni immobiliari lì” [1]. E in Francia 37 tra le 50 famiglie più ricche sono presenti in Lussemburgo. Secondo IrpiMedia sarebbero più di 5 mila gli italiani con società in Lussemburgo.

C’è dell’altro da spiegare su quanto succede nel Granducato. La famosa organizzazione no-profit Trasparency dopo aver analizzato i dati dell’inchiesta OpenLux insieme a Anti-Corruption Data Collective,

hanno scoperto che circa l’80% dei fondi di investimento privati in Lussemburgo non ha dichiarato chi ne beneficia. Se si confrontato i dati del registro lussemburghese con le notizie secondo cui alcuni fondi sono stati presentati al governo degli Stati Uniti, l’analisi mostra che oltre il 15 per cento ha presentato informazioni contrastanti alle autorità statunitensi e lussemburghesi sui loro beneficiari effettivi. Ciò significa che un numero significativo di fondi con sede in Lussemburgo sembra non essere riuscito a identificare i loro proprietari come richiesto dalla legge” [2].

In tutta questa faccenda poi bisogna aggiungere la questione criminalità. In assenza di trasparenza nelle attività commerciali e finanziarie le organizzazioni e singoli criminali sono invitati a nozze.
Alla testata di giornalismo investigativo, IrpiMedia, Giuseppe Lombardo procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha spiegato che in Lussemburgo

«si trovano anche nomi di imprenditori vicini alla ‘ndrangheta. L’organizzazione criminale «guarda al Lussemburgo con interesse per investire e riciclare capitali proprio per la presenza, in quello Stato, di sistemi finanziari e “casseforti” discrete, molto appetibili per chi ha necessità di occultare provviste illecite e fondi neri» [3].

Rispetto all’inchiesta OpenLux, il governo lussemburghese ha replicato respingendo le critiche e ricordando che è stato uno dei primi paesi in Europa ad aver istituito un registro pubblico dei beneficiari effettivi. Ma alla prova dei fatti

 

in circa la metà di tutte le società lussemburghesi non viene nominato il vero proprietario, ma compaiono amministratori delegati, amministratori o nessuno. L’affermazione del governo lussemburghese secondo cui il registro è “completo al 90 per cento” è quindi fuorviante” [4].

 

E poi un azionista è considerato beneficiario quando ha quote che superano il 25%, mentre la soglia andrebbe abbassata al 10 o 15% secondo Thom Townsend, direttore dell’ong inglese Open Ownership. Sono pochi gli impiegati per questo lavoro e le sanzioni, da1.500 euro e i 1,25 milioni di euro per le mancate dichiarazioni vengono raramente comminate perché l’ultima sanzione risale a luglio 2020 per 2.500 euro [5].
Pasquale Esposito

[1] https://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2021/02/08/openlux-luxembourg-radiographie-d-un-paradis-fiscal_6069143_4355770.html, 8 febbraio 2021
[2] https://www.transparency.org/en/publications/in-the-dark-who-is-behind-luxembourgs-4-5-trillion-euro-investment-fund-industry, 8 febbraio 2021
[3] https://irpimedia.irpi.eu/openlux-perche-criminali-scelgono-lussemburgo/, 9 febbraio 2021
[4] https://www.sueddeutsche.de/wirtschaft/openlux-luxemburg-steueroase-1.5201160, 9 febbraio 2021
[5] https://irpimedia.irpi.eu/openlux-perche-criminali-scelgono-lussemburgo/, 9 febbraio 2021

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