Ma l’Italia ha cambiato verso nei 1000 giorni di Renzi?

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Sembrerebbe proprio di no, almeno leggendo le classifiche  del rapporto del World Economic Forum presentato a Davos in questi giorni. Il rapporto [1] analizza in dettaglio il posizionamento dei paesi in funzione di indicatori che cercano di individuare inclusione e progresso. Pressoché  in tutte le categorie occupiamo uno degli ultimi posti fra le trenta economie più avanzate (minimo 17.000 euro di PIL pro capite), fra le quali per fortuna siamo ancora annoverati. I punteggi sono assegnati sia attraverso le indicazioni di una commissione di esperti che raccoglie i dati quantitativi del paese, sia attraverso un questionario distribuito a 140.000 capi di azienda e businessmen  tra febbraio e giugno 2016. Da questo processo scaturisce una votazione da uno a sette dove uno è il fondo scala e sette è il massimo attribuibile.
L’Italia si classifica nel complesso ventisettesima delle economie avanzate, con un punteggio complessivo peggiorato nel corso degli ultimi cinque anni e quindi anche dopo avere “cambiato verso”. Questo per i risultati scadenti in termini di crescita, occupazione e equità intergenerazionale, con indicatori economici che potrebbero pesare sulle generazioni future.
Alti livelli di esclusione visto che l’Italia si colloca solo ventunesimo per livelli di povertà e disuguaglianza, mentre il sistema di protezione sociale comincia a mostrare crepe consistenti e gravi inefficienze; corruzione dilagante,  preoccupazioni per affari e l’etica politica. L’imprenditorialità in crisi per mancanza di finanziamenti e per la scarsa efficacia di ricerca e brevetti con l’effetto collaterale di limitare l’occupazione per cui il paese presenta troppo lavoro precario o a tempo determinato e una bassa partecipazione delle donne al mondo del lavoro con un  alto divario retributivo; poca mobilità sociale, con alte differenze  salariali intergenerazionali. Questo è sostanzialmente il resoconto testuale delle considerazioni generali del rapporto. Gli estensori sono troppo conservatori e liberisti? Forse! Certamente, per dirlo con D’Alema, non pericolosi troskisti
Per il resto in veloce rassegna la classifica delle varie aree: Sistema educativo (votazione 5,27/7) 27 posto su trenta, servizi e infrastrutture 29/30 (4,89/7), Economia e Finanza  29/29(3,86/7), corruzione 29/29 (3,75), imprenditorialità 29/29 (3,78), Occupazione  23/30 ( 4,33) ma ultima nella classifica dell’occupazione produttiva, Fiscalità 24/30 (4,09).
In nessun caso in classifica si è andati prima dell’ultima decina. Altro che vantarsi dei risultati ottenuti! Sembra molto ragionevole la reazione del paese di mandare a casa colui che si è vantato dei risultati di scelte che non hanno portato nessun vantaggio al paese e sono costate decisamente troppo!
Francesco de Majo

[1] The Inclusive Growth and Development Report 2017

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