Macedonia, il referendum sul nome non raggiunge il quorum

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Il referendum che avrebbe dovuto far fare un passo avanti alla Macedonia verso l’Europa e la Nato è stato un disastro. Premettendo che si trattava di un referendum consultivo non si è raggiunto il quorum necessario dei votanti.

I cittadini macedoni avrebbero dovuto approvare l’accordo di Prespa che mette fine alle decennali dispute con la Grecia con la richiesta di un cambio del nome in Repubblica di Nord Macedonia per distinguerla dall’omonima regione greca. La Grecia si impegna a revocare il veto per l‘adesione alla NATO e di non opporsi al processo di adesione all’UE. Etnia e lingua potranno continuare a chiamarsi macedone e la nazionalità sarà indicata come macedone/cittadino della Repubblica di Nord Macedonia.

Per ottenere un risultato positivo l’europeista premier socialdemocratico Zoran Zaev si è molto adoperato ed è stato appoggiato da molti leader arrivati nella capitale Skopje quali Angela Merkel, Federica Mogherini capo della diplomazia europea, Elisabetta Trenta ministra della Difesa italiana, Sebastian Kurz Cancelliere austriaco, Jens Stoltenberg Segretario generale della Nato, James Mattis Segretario della difesa USA.
Inoltre «tutti i politici di alto livello, attuali e del passato, hanno unito le forze per sostenere l’accordo. Anche molti fondatori del VMRO-DPMNE [maggior partito di opposizione e che nominalmente è in dell’identità macedone, ndr] si sono uniti alla campagna per il “sì”. Sostegno è arrivato anche da due ex primi ministri Ljubco Georgievski (VMRO-DPMNE) Branko Crvenkovski (SDSM) che hanno governato, sommando i loro mandati, per 12 anni» [1]. Il leader dell’opposizione VMRO-DPMNE, Hristijan Mickoski, ha lasciato libertà di voto, mentre il presidente della repubblica, Gjorge Ivanov ha invitato a disertare le urne.

È possibile che il mancato raggiungimento del quorum sia dovuto ad una serie di componenti come «una campagna condotta male, concentrandosi principalmente sui benefici della UE e della NATO e trascurando l’accordo e le sue conseguenze, combinata con il quesito complesso e non diretto, ha lasciato spazio al fronte del boicottaggio per diffondere speculazioni, sfiducia e false notizie attraverso oscuri siti web di notizie e troll. […]. una serie di scandali di corruzione, verificatisi nell’ultimo anno e mezzo durante il governo SDSM-DUI, ha ulteriormente minato la fiducia nella nuova élite al potere» [2].

L’accettazione dell’accordo con la Grecia è il prerequisito per entrare in Europa e nella Nato. Poi occorre il voto parlamentare richiesto in Grecia e non sarà facile nonostante gli sforzi di Tsipras. Dopo tutto ciò si sarebbe potuto avviare il processo per l’adesione che sarebbe avvenuto solo quando i parametri raggiunti saranno quelli indicati da Bruxelles. E la Macedonia è lontana.
Questo flop potrebbe rinvigorire le tesi di paesi come Francia e Olanda che vorrebbero avviare nuovi negoziati solo dopo che sarà completato il piano per “Approfondire l’Unione economica e monetaria”. Adesso bisognerà vedere cosa si inventa l’Europa e soprattutto la Nato per portare sotto il suo cartello un’altra nazione ad est.
Pasquale Esposito

[1] Kristijan Fidanovski, “Referendum in Macedonia: il dilemma del vagone”, https://www.balcanicaucaso.org/aree/Macedonia/Referendum-in-Macedonia-il-dilemma-del-vagone-190184, 26 settembre 2018
[2] Ilija Minovski, “Macedonia, si vota sul nome”, https://www.balcanicaucaso.org/aree/Macedonia/Macedonia-si-vota-sul-nome-190239, 28 settembre 2018

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