Mainstream, il secondo album di Calcutta

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Quando nei film il protagonista sta viaggiando in treno e guarda fuori dal finestrino con le cuffie nelle orecchie, ci si domanda sempre quale album stia ascoltando per fargli avere quell’aria così sognante. Dopo averlo ascoltato per ore, posso dire con certezza che il disco si chiama Mainstream ed è un lavoro di Calcutta, giovane cantautore per metà romano.

Cammino dritto fino al tuo risveglio e stanotte, se ci va, noi a questa America daremo un figlio che morirà in jihad.

 


È sicuramente un disco che racconta di storie d’amore fallimentari, di posti decadenti, di una Roma che non è quella bella e ricca, ma quella di borgata di Torpignattara, di lavori precari, di una vita che non ci aspettavamo. Mainstream si inserisce in quella nuova musica italiana nata quasi vent’anni fa, portata sui grandi palchi da band ormai apprezzate come I Cani, Thegiornalisti e Le Luci della Centrale Elettrica. Se infatti lo stile di Calcutta di questo ultimo disco può sembrare non proprio affine all’indie rock dei gruppi citati, quello che lo accomuna è il cinismo di questa nuova generazione di musicisti che si rispecchia principalmente nei testi.
Mentre in Forse…, l’album precedente, il linguaggio sfiorava il futurismo (indimenticabile per me la carezza sull’altopiano di Giza), Mainstream è più maturo e consapevole. Dalla scarsissima strumentazione, una chitarra mezza scordata suonata in modo elementare, si evolve in un suono più pieno e intenso, dove compaiono batterie, chitarre classiche e piano, i quali supportano sicuramente meglio il particolare timbro di Calcutta. Se, però, a qualcuno l’evoluzione è sembrata troppo brusca e snaturante (soprattutto per i fedelissimi seguaci), c’è da dire che il successo che questo artista merita necessita di un affinamento; un album “da pub”, molto bello sicuramente, ma di una qualità sonora appena passabile, avrebbe difficilmente conquistato il grande pubblico. Il disco appena uscito invece rimane comunque nello stile dell’artista e nei gusti del pubblico di nicchia pur essendo ormai pienamente pop, ma allarga il raggio inglobando non solo chi lo seguiva nei club, ma anche chi mai si sarebbe aspettato di ascoltare buona musica indipendente italiana. Con questo non intendo assolutamente dire che Calcutta si sia adattato alle esigenze discografiche di oggi, anche perché i suoi testi rimangono davvero comprensibili a pochi, ma le nuove sonorità più avvolgenti e calde contribuiscono sicuramente a far sì che il suo lavoro venga ripagato con il giusto successo.

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Delle dieci tracce, tre sono strumentali. Nemmeno a dirlo, il disco si potrebbe ascoltare in loop per ore. Mainstream è per tutti, e forse questo spiegherebbe anche il titolo un po’ ambiguo che di certo non rispecchia il genere lo-fi dei lavori precedenti e, soprattutto, i brani strumentali (Intermezzo 2, Intermezzo 1 e Dal Verme) di cui, sinceramente, l’album ne avrebbe di sicuro fatto a meno.
La prima traccia è Gaetano, un interessante gioco di voci inseriti in un esile ma appagante sfondo di piano e batteria. Il primo singolo uscito è stato Cosa mi manchi a fare, una canzone di non-amore che si lascia cantare a squarciagola dopo appena due ascolti; il ritornello (E non importa se non mi ami più e non importa se non mi vuoi bene, dovrò soltanto reimparare a camminare) è magistrale e nel video ufficiale pubblicato su YouTube a cantare è Hermanto, un bambino cingalese che racconta il suo strazio amoroso, inascoltato, in giro per Torpignattara, a personaggi come barbieri e fruttivendoli.  Le Barche, brano conclusivo, è l’unica traccia in cui Calcutta ritrova una dimensione intima e sentimentale, chiudendo l’album con un rimando alle sonorità più sporche del precedente Forse…, rimasto ingiustamente entro i limiti territoriali del Pigneto.
Se il riconoscimento del talento esiste, spero che Mainstream superi quei confini e che possa diventare davvero mainstream.
Michela Bonamici

genere: pop, lo-fi, alt-pop
Calcutta
Mainstream
etichetta: Bomba Dischi
data di pubblicazione: 30 Novembre 2015
brani: 10
durata: 27.14
cd: singolo

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