Mali: le proteste contro la gestione del potere di Keàta

Mali
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A Bamako, capitale del Mali, lo scorso fine settimana ci sono stati violentissimi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine con 12 morti e 164 feriti (anche se l’opposizione parla di molti più morti). Si è provato ad assaltare sia il Parlamento che la TV di Stato.
Ora ci si chiede perché e chi ha deciso di schierare gli uomini della Forza speciale antiterrorismo (Forsat) mantenendo alta la tensione. A questo proposito la nuova manifestazione convocata dall’opposizione per venerdì è stata rimandata per non esacerbare ulteriormente gli animi mentre si cerca una soluzione.

Nei giorni passati, soprattutto venerdì e sabato, decine di migliaia sono scese in piazza per protestare contro il presidente Ibrahim Boubacar Keàta e per chiederne le dimissioni. Il motivo scatenante è stata la decisione dei giudici costituzionali di annullare i risultati delle elezioni legislative della scorsa primavera, tenutesi dopo oltre un anno e mezzo di rinvii, che avevano capovolto i risultati delle votazioni in alcune circoscrizioni della capitale, attribuendo la vittoria al partito del presidente Keita, il Rassemblement pour le Mali (Rpm), diversamente da quanto annunciato precedentemente quando era stata registrata una pesante sconfitta dei candidati di Rpm.

Qualcosa è accaduto.
Il Presidente ha sciolto la Corte costituzionale e ha dichiarato che il suo scioglimento «ci porterà già la prossima settimana a chiedere alle autorità competenti di nominare membri in modo che, rapidamente, una Corte ricostituita ci aiuti a trovare soluzioni alle controversie sul risultato delle elezioni legislative» [1]. Con questa affermazione Keàta sembra voler dar seguito alle richieste della missione della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) che appunto aveva raccomandato di indire nuove elezioni nei collegi contestati.  Va anche detto che da mesi il Presidente disattende tutte le promesse fatte agli interlocutori dei partiti e movimenti dell’opposizione.
Inoltre sono stati liberati leader e manifestanti e Karim Keïta, figlio del Presidente maliano si è dimesso dalla presidenza della Commissione parlamentare Difesa rimanendo come membro della commissione stessa. Duramente contestato durante le manifestazioni anche con immagini che «lo riprendono con amici in compagnia di donne in abiti succinti. Il figlio del presidente ha assicurato che viaggi e feste non sono stati a carico del contribuente. […] si dice convinto che le vere cause di questa rabbia va cercata altrove, è persuaso di essere vittima di un “delitto patronimico”. Infatti, dalla creazione del Movimento 5 giugno, Karim è stato spesso criticato dai membri dell’organizzazione che chiedono con veemenza le dimissioni di suo padre e denunciano corruzione, cattiva governance, accaparramento del potere da parte di clan» [2].

La protesta vede la leadership dell’Imam Mahmoud Dicko che di fatto ha sostituito Soumaila Cissé rapito dai jihadisti nel marzo scorso. Il Movimento del 5 giugno Raggruppamento delle forze patriottiche (M5 – Rfp) è l’organizzazione che include le forze di opposizione del Coordinamento di movimenti, associazioni e simpatizzanti (Cmas), del Fronte di salvaguardia della Democrazia (Fsd) un insieme di partiti di opposizione e del movimento Speranza per un nuovo Mali (Emk) che fa capo alla società civile.

Il Mali, uno dei paesi più poveri al mondo, attraversa una gravissima crisi economica e sociale, aggravata in questi mesi dall’emergenza sanitaria a causa del coronavirus. In più, come dicevamo, regna una corruzione spaventosa, e in diverse aree del paese si registra l’insicurezza più totale nonostante la presenza di forze che a vario titolo e appartenenti a diverse organizzazioni e stati, primo fra tutti la Francia, L’opposizione contesta anche questa incapacità da parte di IBK di proteggere la popolazione civile. Come precisa Luigi Serra, titolare della cattedra di Lingua e Letteratura Berbera all’Università “L’Orientale” di Napoli, «è un Paese “vivisezionato da potenze straniere” e da interessi estranei da quelli nazionali. […] aggiungendo che quella in Mali è una situazione gravissima che affligge, oggi più che in passato, la povera gente» [3].

Della situazione in Mali sono preoccupati anche in Europa e non solo perché «la crisi di legittimità di Keita e dell’intera classe politica maliana possa aggravare l’instabilità nel paese, già teatro delle operazioni Serval prima e Barkhane poi, cui si aggiungerà a breve la nuova task-force Takuba (spada, in lingua tuareg) e che vedrà coinvolte forze speciali di vari paesi europei tra cui l’Italia. A questi si aggiungono i circa 15mila caschi blu Onu della Minusma e altri 5mila dei paesi limitrofi, organizzati nel G5 Sahel già presenti. Un dispiegamento che, pur aumentato progressivamente dal 2012 a oggi, non è riuscito a riportare sicurezza e stabilità in un paese chiave nella lotta al traffico di esseri umani e al terrorismo di matrice jihadista» [4]. Potrebbe destabilizzare l’intera area circostante.
Saranno circa duecento i militari italiani che, secondo quanto approvato in Senato, avranno un mandato di «consulenza, assistenza e addestramento delle forze armate locali, al mantenimento della sicurezza e alle operazioni di contrasto al terrorismo».

Mi sognerà chiedersi perché non bastano i militari? Non è arrivato il momento di cambiare approccio alle relazioni internazionali?
Pasquale Esposito

[1] Baba Ahmed, «Au Mali, IBK annonce une « dissolution de fait » de la Cour constitutionnelle », https://www.jeuneafrique.com/1014098/politique/au-mali-ibk-annonce-une-dissolution-de-fait-de-la-cour-constitutionnelle/, 12 luglio 2020
[2] Cornelia Toelgyes, “Mali: cadono le prime teste del potere, ma la situazione resta tesa a Bamako”,  https://www.africa-express.info/2020/07/14/mali-cadono-le-prime-teste-del-potere-ma-la-situazione-resta-tesa-a-bamako/, 14 luglio 2020
[3] “Mali: proteste contro la corruzione, in una situazione sociale gravissima“, https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-06/proteste-mali-contro-corruzione-ucciso-droukdel.html, 6 giugno 2020
[4]“Mali, la piazza contro Keita”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/mali-la-piazza-contro-keita-26948, 14 luglio 2020

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