Mali. Nonostante le elezioni un paese allo stremo

Mali bandiera
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In Mali, a tre giorni dalla proclamazione dei risultati definitivi delle elezioni presidenziali, la situazione resta incandescente. Al secondo turno si sono affrontati il presidente uscente e capo del partito socialdemocratico Rassemblement pour le Mali (RPM) Ibrahim Boubacar Keïta (41,68% al primo turno) e il leader della Union pour la république et la démocratie (URD) ed ex ministro negli anni ’90 Soumaila Cissé (17,78%). Mentre Boukary Treta, direttore della coalizione per il Mali, dichiarava che «i risultati del sistema di centralizzazione del quartier generale della nostra campagna indicano che il candidato Ibrahim Boubacar Keïta sarebbe rieletto ampiamente e comodamente» [1], Cissé annunciava il suo mancato riconoscimento dei risultati per frodi. E così le misure di sicurezza, con militari e poliziotti, nei luoghi nevralgici.

Se l’eurodeputata italiana Cécile Kyenge, a capo della missione degli osservatori Ue, ha spiegato che «i nostri osservatori non hanno registrato alcuna frode, ma problemi di irregolarità procedurali» [2], la violenza nel Mali non può farci considerare queste elezioni obbiettivamente libere come dimostra l’assassinio del presidente dell’ufficio elettorale del villaggio di Arkodia, nella cerchia di Niafunké (Timbuktu) in una zona da tempo bersagliata; durante la stessa azione terroristica i jihadisti hanno molestato tutti e tutte. Inoltre «le operazioni di voto sono state sospese a Sendegué e Takoutala nel cercle di Mopti, dopo la cacciata dei rappresentanti elettorali da parte di uomini armati» [3]. Del resto in occasione di queste elezioni sono stati schierati decine di migliaia di uomini tra militari e forze di sicurezza.

Un paese che deve fare i conti con la costante minaccia di azioni terroristiche dello Stato Islamico (IS) e di Al Qaeda nonostante le migliaia di militari statunitensi e soprattutto francesi presenti in Mali e secondo il sito mAliLink, gestito da cittadini maliani espatriati, «nella prima metà del 2018 ci sono stati 932 attentati, quasi il doppio di tutti quelli avvenuti nel 2017 e quasi il triplo di tutti quelli del 2015» [4]. A dimostrazione di quanto le occupazioni militari servono a poco senza investimenti massicci nello sviluppo e nella cooperazione senza mire espansionistiche, geo-politiche o economiche che siano.

Sulla sicurezza si è giocata parte della campagna elettorale a cominciare dalla definitiva realizzazione dell’Accordo di pace di Algeri [5] successiva alla fine delle ostilità dei ribelli tuareg che combattevano per l’indipendenza dei territori del nord del paese, da loro chiamati Azawad. Un Accordo che avrebbe dovuto pacificare la regione anche rispetto alla presenza di Al Qaeda. Sta di fatto che si sono registrate ancora oltre un centinaio di vittime tra i tuareg nel 2018 e la cui matrice jihadista.

La lunga instabilità, l’incapacità delle forze politiche oltre che la corruzione e un sistema internazionale da tempo non in grado di aiutare nella crescita fanno si «secondo il rapporto delle Nazioni Unite sull’insicurezza alimentare, la violenza ha causato un’emergenza umanitaria tale per cui 4,3 milioni di persone dovranno fronteggiare gravi mancanze di cibo tra giugno e ottobre 2018, e almeno 1 milione avranno bisogno di assistenza alimentare di emergenza. […]. Stato dell’Africa occidentale, situato all’interno e senza sbocchi sul mare, il Mali si colloca nelle ultimissime posizioni della graduatoria dell’Indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite, al 175° posto. Le condizioni di vita sono precarie per la maggior parte della popolazione, come confermano l’altissima mortalità infantile, la bassa speranza di vita, l’elevato tasso di analfabetismo. In media solo una persona su 3 ha accesso all’acqua potabile. Le carenti condizioni igienico sanitarie favoriscono il diffondersi di epidemie e la diffusione dell’Aids» [6].
Pasquale Esposito

[1] Baba Ahmed, «Présidentielle au Mali : Bamako sous haute surveillance dans l’attente des résultats», http://www.jeuneafrique.com/616062/politique/presidentielle-au-mali-bamako-sous-haute-surveillance-dans-lattente-des-resultats/, 15 agosto 2018
[2] “Présidentielle au Mali: les observateurs de l’UE n’ont constaté aucune « fraude », mais des « irrégularités»“, http://www.jeuneafrique.com/615927/politique/presidentielle-au-mali-les-observateurs-de-lue-nont-constate-aucune-fraude-mais-des-irregularites/, 14 agosto 2018
[3] Aïssatou Diallo, «Présidentielle au Mali: un mort et une faible mobilisation pour le second tour», http://www.jeuneafrique.com/614821/politique/presidentielle-au-mali-peu-dincidents-observes-a-la-mi-journee/, 12 agosto 2018
[4] “Oggi si decide il prossimo presidente del Mali”, https://www.ilpost.it/2018/08/12/mali-ballottaggio-elezioni-presidenziali/, 12 agosto 2018
[5]“Cosa prevede l’accordo di pace tra governo e ribelli tuareg in Mali”, https://www.internazionale.it/notizie/2015/06/23/mali-accordo-pace-governo-ribelli-tuareg, 23 giugno 2015; Salvatore Loddo, “Un bilancio del processo di pace in Mali”, https://www.ilcaffegeopolitico.org/54190/processo-di-pace-in-mali, 9 maggio 2017
[6] “Verso le elezioni presidenziali con “una mentalità nuova per un nuovo Mali”, http://www.fides.org/it/news/64563-AFRICA_MALI_Verso_le_elezioni_presidenziali_con_una_mentalita_nuova_per_un_nuovo_Mali, 21 luglio 2018

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