Mammiferi, uccelli, pesci, anfibi e rettili: dal 1970 sono il 68% in meno

giraffa in un parco della Tanzania
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La ricerca Living Planet Report 2020 del WWF e della Società zoologica di Londra questo dice: la popolazione di fauna selvatica è distrutta ad un ritmo senza precedenti. È facile dedurre che a queste velocità il massacro sarà completo nel giro di pochi anni.
Non sono le malattie a distruggere gli animali ma è principalmente l’uomo la causa in tutte le regioni del mondo.

I modelli di produzione, consumo, finanza e governance, insieme a popolazione, alle migrazioni e l’ urbanizzazione sono fattori indiretti di perdita di biodiversità e sono alla base del cambiamento dell’uso del suolo e della perdita di habitat, dell’ipersfruttamento di risorse naturali, dell’inquinamento, della diffusione di specie invasive e del  cambiamento climatico – e cioè i fattori diretti della distruzione della terra, degli ecosistemi d’acqua dolce e marini.

Ci spiegano che ora le attività degli uomini richiede 1,56 volte la quantità che la Terra può rigenerare. È come vivere di 1,56 Terre. Come è accaduto dopo il crollo economico del 2008, anche quest’anno la riduzione delle attività produttive e di consumo a causa della pandemia da COVID-19 hanno ridotto il consumo di elementi naturali del 10%. Tuttavia, poiché questa riduzione non è stata causata da cambiamento strutturale è improbabile che i guadagni durino e anzi potrebbero ritardare le azione di contrasto al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità

La ricerca portata a termine da 134 scienziati ha riguardato i territori più disparati dall’Amazzonia, al Polo, agli Oceani. L’analisi è stata fatta tenendo sotto osservazione 20.811 popolazioni di 4.392 specie di vertebrati.
Non è solo questione, e non è poco, che stiamo ammazzando animali ma, si legge nel Rapporto, “l’alterazione dei sistemi naturali del mondo minaccia di annullare gli straordinari progressi nella salute umana e nel benessere raggiunti il secolo scorso”.

Sir Robert Watson – Tyndall Centre for Climate Change Research – scrive che “dalla rivoluzione industriale, le attività umane sono aumentate e sono state distrutte e degradate foreste, praterie, zone umide e altri importanti ecosistemi, minacciando il benessere umano. Il 75% della superficie terrestre non ghiacciata è già stata significativamente alterato, la maggior parte degli oceani è inquinata e poi oltre l’85% della superficie delle zone umide è andato perduto. Questa distruzione degli ecosistemi ha portato a 1 milione di specie (500.000 animali e piante e 500.000 insetti) minacciate di estinzione […] anche se molti di queste estinzioni sono prevenibili se conserviamo e ripristiniamo gli ambienti naturali.”.
Sembra dirci che c’è speranza ma non vediamo nessuna inversione di tendenza nei modelli produttivi e di consumo che portano a distruggere terreni, inquinare l’aria e i mari.
La mattanza che stiamo provocando e che sta distruggendo la biodiversità sul Pianeta sta facendo ritenere dagli scienziati che stiamo entrando in una nuova epoca geologica, il Antropocene.

L’America Latina e i Caraibi hanno registrato il calo più allarmante, con un – 94% medio nelle popolazioni di animali selvatici vertebrati. Rettili, pesci e anfibi della regione sono stati colpiti in modo più pesante, a causa dello sfruttamento eccessivo degli ecosistemi, della frammentazione dell’habitat e delle malattie. Sono minacciate più di 2.000 specie di anfibi, la percentuale stimata più alta tra i vertebrati.
Non che l’Africa e la regione Asia-Pacifico stiano meglio vista un enorme calo (65% e 45% rispettivamente) della numerosità di mammiferi, uccelli, pesci, anfibi e rettili. Il Nord America ha registrato una diminuzione del 33%, mentre l’Europa e l’Asia centrale hanno registrato un calo del 24%.

Nell’ambito della biodiversità, un capitolo importante e spesso sottovalutato perché poco visibile ai più e poco narrato è quello dei terreni.
Il Rapporto spiega come il suolo ospiti uno dei più grandi serbatoi di biodiversità sulla Terra: fino al 90% degli organismi viventi negli ecosistemi terrestri, inclusi alcuni impollinatori, trascorrono parte del loro ciclo di vita negli habitat del suolo. La varietà di componenti del suolo, pieni di aria e acqua, crea un’incredibile diversità di habitat per una miriade di organismi della terra che sono alla base della nostra vita su questo pianeta. Oltre alla produzione alimentare, la biodiversità del suolo offre una vasta gamma delle funzioni e dei servizi ecosistemici, inclusa la formazione del suolo, la ritenzione e la purificazione dell’acqua, il ciclo dei nutrienti, la degradazione di alcuni contaminanti del suolo e la regolazione dei gas serra, oltre a sostenere piante, animali e salute umana.
Senza la biodiversità del suolo, gli ecosistemi terrestri potrebbero collassare. The Status of the World’s Soil Resources ha concluso che la perdita della biodiversità del suolo è considerata una delle principali minacce per i terreni in molte regioni del mondo. Alcune risposte per piegare la curva la perdita di biodiversità includono l’uso sostenibile delle risorse genetiche del suolo e una migliore gestione del suolo per salvaguardare anche il biota del suolo e le sue molteplici funzioni. I futuri sistemi agricoli dovrebbero combinare pratiche tradizionali, soluzioni basate sulla natura e novità tecnologie come l’intelligenza artificiale, il sequenziamento del DNA e agricoltura di precisione basata sul microbioma.
Ciro Ardiglione

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