manzOni, …si aspetta l’inverno… Blues e post rock con sensibilità poetica

manzOni si aspetta l’inverno
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Ho scaricato l’album subito dopo la lettura della mail che ne segnalava l’uscita. Qualche minuto dopo mi spostavo a piedi tra gli alti palazzi, spesso anonimi, di un quartiere popolare di una grande città e la musica diveniva una colonna sonora. Non quella che accompagna, sostiene, da forza alle immagini ma quella che racconta ciò che non vedo: gli eventi, i pensieri, gli animi, la condizione umana. E lo fa anche quando il brano, l’ultimo intitolato (inverno), è strumentale con placidi accordi e un respiro affannoso poi profondo, poi quasi un lamento e infine un ritmo per trovare la pace. Un respiro è un movimento semplice, essenziale, coinvolgente e così si presenta nei suoni e nei versi …si aspetta l’inverno…

ma intanto il passato diventa più lento –  bandiere al vento cantando e ballando si va –  e mi immagino che diventa complicato il continuo alternarsi dei sacchetti per la raccolta differenziataVittorio che continua a parlare e non sente quel che dicoe il pensiero di un sorriso parte dalla tua mentecom’è vivere in un condominio alto come il cieloricordo che tradiva sua moglie  e che mi ha licenziatoDomenico ride come sempre ed è morto da poche settimane

Il disco dei manzOni arriva quattro anni dopo l’ottimo esordio e a due dall’altrettanto ottimo Cucina Povera, ma alla band delle parti di Chioggia qui manca un elemento, Ummer Freguia e così ritroviamo Fiorenzo Fuolega (batteria, chitarra elettrica, chitarra acustica), Luigi Tenca (voce e autore), Carlo Trevisan (chitarra elettrica, batteria) e Emilio Veronese (chitarra elettrica, chitarra acustica, mandolino, loop vocali).
…si aspetta l’inverno… è una conferma della capacità espressiva del gruppo e di Tenca, un sopraffino maneggiatore di parole e un sofferto, quanto originale, cantore di esistenze condotte alla decadenza. Con i suoi compagni di viaggio a trovare quella trama su uno spartito inusuale tra post-rock e un blues dalla durezza industriale e che riescono sempre ad aprirsi per un mandolino o una chitarra acustica. Mentre le percussioni sono nelle retrovie, ma quando compaiono lasciano il segno, come quello che continua a lasciara l’opera dei manzOni.

E così l’iniziale Lento che parte con un giro di blues quasi tradizionale ed inesorabile, il nostalgico e coinvolgente momento di una manifestazione di 12 11 1994 che procede rilassata e acustica fino ad accenni distorsivi ed elettronici  con il dubbio che tutto quel rosso vivo sia stato un sogno, il post-rock  di Manca il ritorno dove domina un’inesorabile batteria fino all’entrata di loop vocali e chitarre sempre più possenti quando la cavalcata sonora apre gli spazi e chiude il brano, le distorsive chitarre di Il suono di un bacio con quella chiusura che richiama il lento e reiterato arpeggio iniziale e il pensiero di un sorriso parte dalla tua mente ignorando la tv e toccando i tuoi capelli bianchi arriva sulla tua bocca.
Non vi curate di noi e ascoltate!

Ciro Ardiglione

genere: post-rock
ManzOni
…si aspetta l’inverno…
etichetta: autoprodotto
data di pubblicazione: 18 dicembre 2014
brani: 9
durata: 38:38

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