“Mara” di Ritanna Armeni

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La giovinezza di una ragazza negli anni del fascismo e della guerra. Una tredicenne che nel ’33 partecipa ai raduni di ginnastica del sabato, con l’entusiasmo e la speranza per una nuova Italia, moderna e potente, che il Duce propugna con voce stentorea ai cittadini ammassati sotto il terrazzo di Palazzo Venezia.

Un romanzo diviso in tre parti che ripercorre l’avventura dell’Italia dal 1933 al 1946; giorni mesi, anni, passati al vaglio dello sguardo delle donne. Di Mara innanzitutto, che racconta in prima persona: giovane fascista entusiasta della possibilità di emancipazione che quel regime sembra dare alle ragazze come lei che, in camicetta aderente e pantaloncini corti, aspirano ad essere protagoniste del cambiamento. Della sua migliore amica e vicina di casa Nadia, integerrima e fiera nella sua vocazione politica. Della sorella Anna critica e scettica invece, il cui latente cammino di emancipazione prende direzioni inizialmente più private e confidenziali, per poi diventare un aperto contrasto. E poi delle madri, delle vicine di casa, delle negozianti e il loro vivere quotidiano, tra rinunce, intenti e talenti nascosti.

Il racconto di Mara e della sua vita di giovinetta fascista, di adolescente che vuole studiare latino e greco, studi allora riservati esclusivamente all’élite e maschile, e poi di diciottenne costretta a lavorare dopo la morte del padre, è intercalato da intermezzi in cui l’autrice Armeni entra in causa, approfondendo la materia tutta femminile che soffre delle contraddizioni, delle infauste decisioni, delle dolorose provocazioni di un regime che nuota veloce verso la sua stessa fine. Corsivi che disvelano il profilo di una donna che non abbandona la lotta per poter scegliere la propria via di vita, che non accetta supinamente le interdizioni o le sperequazioni di un fascismo tutto al maschile. E aggiunge esempi: in letteratura, in politica.

Alla missione fondamentale della maternità e di genio del focolare, costante imprescindibile di quegli anni, alle denigratorie sentenze di Giovanni Gentile e al suo fallimentare liceo femminile, o alle ironiche “ma disperate pagine del libretto” di Umberto Notari, le donne si ribellano senza asprezza, con inesorabile e caparbio silenzio. Non solo per studiare latino e greco o andare all’università, o avere l’opportunità di partecipare ad una meritocrazia professionale come per Mara; ma anche per essere membri attivi, per “imbracciare moschetti” e sostenere un ideale di Patria tanto alto quanto ingannevole come per l’amica Nadia; o decidere di proteggere soldati in fuga, a rischio della propria vita come per la sorella Anna.

Non accettano di immaginarsi in casa tra prole e lavori domestici e si rifiutano di seguire i mariti nelle colonie appena conquistate; firmano petizioni quando la legge del ’38 le espelle dagli uffici pubblici per fare posto a uomini e mariti. Non vogliono avere fianchi larghi e fare figli, ma vestiti attillati e alla moda e condurre una vita indipendente.

Ritanna Armeni, alterna alla storia di Mara pagine documentate di Storia. Narra di personaggi femminili di straordinaria levatura, che alla storia sociale, economica e politica hanno partecipato con la forza della propria cosciente intelligenza e irrefutabile valore: dalla lotta per il voto alle donne, a quella per un salario giusto ed equo, agli scioperi delle mondine; da Margherita Sarfatti a Irene Brin a Palma Bucarelli; da Regina Terruzzi a Maria Montessori a Grazia Deledda.

V.Ch.

Ritanna Armeni
Mara
Una donna del Novecento
Edizioni Ponte alle Grazie, 2020
pp. 304
euro 16,80

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