Marcello Di Russo. Dal passato al futuro tra musica, matematica e pallacanestro.

Marcello Di Russo

Dopo Simone Fontecchio, ormai stabile protagonista della , Marcello Di Russo conquista da Head coach una panchina nella National Collegiate Athletic Association (NCAA) – Divisione III, come primo capoallenatore di formazione interamente italiana della storia. L'Abruzzo e Pescara aggiungono altri colori alla pallacanestro d'oltreoceano.
Marcello vi giunge dopo un percorso segnato da una intensa volontà e spirito di sacrificio che adesso iniziano a ripagare adeguatamente. Fin da liceale eccelleva nella pallacanestro e in altre discipline come matematica e . Arrivato a Firenze per i suoi studi di architettura poi continuerà il suo interessamento al basket che lo porterà ad essere responsabile MiniBasket, coach delle giovanili e assistente della prima squadra a Pontedera. Era evidentemente questa la strada che prediligeva: lo si intuì dalle giovanili all'Antoniana Pescara come viene ricordato dai suoi coach dell'epoca Gianfranco Vecchiati, Sandro D'Incecco e Bruno Pace.

Marcello nel gioco non era certo aiutato da un fisico di elezione che pure risentiva degli effetti di una alimentazione irrinunciabile, viste le abilità culinarie di mamma Aida. Eppure, quando in campo il gioco necessitava di fosforo, Marcello c'era sempre e contribuiva ai successi giovanili con assist millimetrici per il suo amico, anche nella vita, Gianluca Capponi. Faceva parte in giro per la penisola, di un bel gruppo di ragazzi che si divertivano giocando a basket. Vi si contavano alcune individualità di qualità ed attitudini ben superiori alla media. Di quel gruppo, che raggiungeva finali e vittorie nei campionati nazionali, è rimasto solo Marcello ben saldo alle massime espressioni della pallacanestro. Gli altri, che pure avevano goduto di gioie di cui inorgoglire e del divertimento scaturito in lunghi anni di basket, adesso gioiscono di riflesso grazie ai successi di Marcello. Non può essere diversamente dopo le esperienze vissute insieme in amicizia, tra tornei vinti e finali conquistate, camp estivi e incontri con gruppi omologhi di società blasonate, tra i continui problemi nel mettere insieme materiali e divise adeguate, pure sempre trovate, per presentarsi in modo decente agli incontri. È ancora vivo il ricordo della Scavolini Pesaro a Pescara accompagnata dalla gloria del basket Walter Magnifico, per partecipare alla festa dell'Antoniana.

Antoniana 2009
Antoniana 2009 una delle formazioni più competitive Marcello di Russo primo a sinistra accosciato

Non mancarono i dispiaceri più brucianti per le finali sfuggite per un nonnulla, come nei concentramenti di Cento e di Napoli. Esperienze che consolidarono ancora di più quel gruppo che poi, inevitabilmente, continuò ad esprimersi nelle serie minori e nella vita delle professioni o ad intraprendere la carriera di allenatore. Percorso che Marcello iniziò nel 2010 raccogliendo l'invito di coach D'Incecco che lo volle assistente nel camp di Fara San Martino. Fu l'inizio per lui di un cammino che passò attraverso le società toscane della Pino Firenze, e della ASD Juve Pallacanestro Pontedera. In quest'ultima ebbe responsabilità di minibasket, allenatore delle giovanili e assistente del coach in prima squadra . Dopo questa lunga gavetta la decisione di trasferirsi a New York, rispondendo a quell'affascinante richiamo che lo accompagnava fin da ragazzo e con la consapevolezza di innalzare l'asticella degli obiettivi e dei disagi da affrontare. Negli Usa occorre aver conseguito un diploma di laurea per poter aspirare ad una panchina da head coach e Marcello vi ha conseguito prima un bachelor in composizione musicale – la musica, l'altra sua passione- ed un master in Art's Administration.
Le scelte di non continuare con gli studi matematici nel post diploma non furono apprezzate nel gruppo dei genitori, me compreso, dei ragazzi che lo seguivano. Evidentemente ci sbagliavamo. Solo superficialmente infatti si potrà sostenere la non esistenza di interconnessioni stabili tra le scienze matematiche, la musica e la …pallacanestro. Marcello è diventato professore di storia della musica [1] a LaGuardia Community College e siede sulla panchina da head coach nella NCAA
Prima di darvi il resoconto della nostra chiacchierata è necessario ricordare l'importante ruolo svolto da papà Paride e mamma Aida, che hanno saputo ben interpretare e supportare un percorso lastricato di incertezze, di dubbi patiti, di nostalgia per i genitori, per la sorella Ilaria e le amicizie, della voglia di mollare che puntualmente tornava ad affacciarsi tra una difficoltà e un'altra per chi aveva mostrato coraggio enorme nel seguire le sue passioni ed il suo istinto.

Intanto complimenti per essere riuscito, immaginiamo con la caparbietà ed il sacrificio che abbiamo conosciuto in gioventù, a coniugare tutte le tue passioni, la matematica, la musica e la pallacanestro. Già da allora si intuiva di quanto ti fossero proprie con naturalezza. Primo Head Coach di formazione italiana nella National Collegiate Athletic Association (NCAA); un risultato non trascurabile ed ottenuto con ostinazione. Come ci si sente? Puoi spiegarci cosa fa un Head Coach? Quali gli obiettivi sportivi da conquistare a livello personale e per il City College New York?
Grazie per i complimenti, anche se questo è solo un punto di partenza. Con tutta onestà, ti confesso che ciò che mi rende più orgoglioso è essere un piccolo riferimento per chi verrà dopo di me. Quando arrivai qui, circa nove anni fa, non trovai nessun italiano che potesse aiutarmi a capire come intraprendere questa strada. Da buon caparbio (per non dire testardo), mi sono messo in mente di ricominciare da zero e lavorare con impegno, molta pazienza e costante gratitudine per il fatto di essere riuscito a rimanere in stretto contatto con il gioco della pallacanestro.
Nella quotidianità c'è tanto lavoro da fare, anche perché, collegandomi alla seconda parte della tua domanda, la struttura sportiva nel mondo collegiale americano è molto diversa da quella delle realtà europee, sia per le prime squadre sia per i settori giovanili. In Italia, sia come capo allenatore che come assistente, mi trovavo maggiormente e quasi esclusivamente ad occuparmi delle questioni di campo. Qui invece, il capo allenatore deve gestire molte questioni manageriali come il reclutamento, che è sempre molto complicato, il budget annuale, il calendario delle partite, l'acquisto di materiali e uniformi, le trasferte, eccetera. Dato che, come spesso accade in Division III, il mio staff è molto ridotto, mi ritrovo spesso a occuparmi di tutto questo come la maggior parte dei miei colleghi.
L'obiettivo principale è riportare solidità e continuità nei numeri e nella qualità. Dopo la pandemia, il programma di pallacanestro femminile al CCNY è ripartito da zero, e nel corso degli ultimi anni abbiamo gettato delle basi per riportare la squadra ad un livello competitivo. Siamo ancora lontani dall'essere competitivi per ottenere vittorie importanti, ma lo spirito e la volontà di lavorare sono quelli giusti.

Quali sono i momenti degli anni della gioventù in Italia e dei primi periodi dopo l'arrivo negli Stati Uniti che ancora ti rappresentano? Nel bagaglio umano e sportivo cosa pensi possa esser trasferito nei tuoi insegnamenti?
La mia storia è e rimarrà sempre quella di un immigrato. Anche se ho avuto il privilegio di scegliere di partire, dato che nessuno mi ha costretto, mi trovo comunque ad affrontare tutti i pro e contro che un immigrato deve affrontare nel suo processo di integrazione in una nuova cultura. Parto dall'idea che viaggiare apre le prospettive personali e umane di ogni individuo, e di questo sono molto convinto. Nel corso degli anni, ho ottenuto soddisfazioni umane e professionali perché non ho mai dimenticato le mie origini. Riguardo alla pallacanestro, il fatto di far parte dell'ambiente che da ragazzo osservavo solo da lontano ancora mi emoziona. Questa prospettiva mi ha aiutato a rimanere concentrato nel mio percorso anche quando mi sono sentito sottovalutato ed emarginato da vari punti di vista.
Parlando del mondo che osservavo solo da lontano, ti faccio due esempi simpatici: nel 2016, poco dopo il mio arrivo, tramite un evento privato organizzato dal mio primo college qui a New York, ho avuto una breve ma piacevole conversazione con David Stern, storico commissario NBA, il quale ha scherzosamente ricordato i bei momenti in Italia con i suoi amici Dino Meneghin e Bob McAdoo. Un altro esempio sono le palestre e i campi all'aperto (come il Rucker Park, vicino al City College; Holcombe Rucker ha studiato al City College!) dove spesso mi trovo ora per reclutamento o altre attività, luoghi che da bambino conoscevo solo attraverso le decine di VHS che collezionavo.
Dall'altra parte, ci sono le difficoltà della vita da immigrato. Difficoltà nell'inserimento sociale a tutti i livelli, soprattutto nel padroneggiare la lingua. Appena arrivato qui, mi sono spesso trovato a non capire o a non riuscire a esprimermi come volevo a causa del mio livello di inglese, che è migliorato solo nel corso del tempo. L'isolamento dovuto alla mancanza di padronanza della lingua è indescrivibile, quasi come se fossi costretto a non essere completamente me stesso per via delle limitazioni nell'apprendimento e nella comunicazione. Immagino che molti immigrati possano identificarsi con questa descrizione.

Hai importanti responsabilità per il ruolo apicale in una disciplina sportiva selettiva e complessa come può essere la pallacanestro d'oltreoceano, sapresti indicarci in che direzione il movimento cestistico negli USA e nel resto del mondo?

Marcello Di Russo
Marcello Di Russo. Time out Courtesy of CCNY Communications & Sports Information, Sebastian Bush

Se parliamo del gioco della pallacanestro, a qualsiasi livello e in qualsiasi parte del mondo, è evidente che il gioco stia vivendo un'evoluzione grandiosa. Osservare ciò che avviene nelle principali leghe globali, come la NBA, la WNBA, l'Eurolega maschile e femminile e la NCAA Division I maschile e femminile, è estremamente stimolante. Riguardo al confronto “USA vs resto del mondo“, è importante considerare che negli Stati Uniti le cose sono sempre state gestite in modo diverso rispetto al resto del mondo, inclusa la pallacanestro. Dalle loro unità di misura basate sul miglio e sulla libbra al loro sistema politico complesso e probabilmente unico al mondo, anche nel mondo della pallacanestro hanno un approccio particolare. Qui non esiste il concetto di squadra giovanile o senior, e le uniche leghe professionistiche (NBA e WNBA) operano in un sistema chiuso, senza retrocessioni o promozioni. Non esiste una pianificazione a lungo termine per i settori giovanili, e il sistema collegiale, in molti aspetti organizzativi come, ad esempio, la gestione dei calendari delle partite, non è centralizzato come avviene con la Federazione Italiana Pallacanestro in Italia e in altri Paesi. Queste differenze, unite ad altri aspetti strutturali e organizzativi come calendari di partite molto densi, richiedono degli adattamenti essenziali anche in termini di strategie di gioco. In sostanza, i principi fondamentali che rendono la pallacanestro un gioco straordinario rimangono gli stessi, ma l'approccio dentro e fuori dal campo è diverso rispetto a quello europeo, proprio per via di queste differenze strutturali e organizzative.

Entrando nello specifico pensi che la ricerca dello spettacolo e la costante diffusione del modello NBA, che cerca di essere riproposto altrove, faccia bene alla disciplina e soprattutto ne conservi i capisaldi da purezza sportiva?
Mi fa piacere che, non molto tempo fa, Ettore Messina abbia rilasciato un'intervista in cui definiva i playoff NBA come l'espressione più bella di pallacanestro al mondo, un concetto con cui sono completamente d'accordo. Questo ci riporta un po' alla domanda precedente; è importante analizzare la struttura e il concetto statunitense di sport e intrattenimento. La cultura sportiva qui è molto diversa da quella europea, e mi piace sottolineare che l'NBA è più di un semplice campionato di pallacanestro: è un marchio, una lega, un brand potentissimo dal punto di vista del marketing. Quello che accade nella NBA è spesso strettamente legato a dinamiche politiche ed economiche.
Resta il fatto che durante i playoff NBA, che rappresentano un momento completamente diverso dalla stagione regolare e sono quasi come un campionato a parte, è possibile ammirare i più grandi talenti al mondo e godere della massima espressione del gioco.

Della Storia della Musica che insegni, quali sono i periodi o i generi musicali a cui fanno maggiore attenzione le/gli allieve/i? Tra di loro esistono delle differenze sui generi musicali?
Prima la digitalizzazione e ora l'Intelligenza Artificiale hanno completamente sconvolto i canoni della musica: in che direzione va la musica dei nostri giorni? Sappiamo di banalizzare il discorso musicale, ma se ti fosse chiesto di consigliare cinque brani che caratterizzino questo primo quarto di secolo cosa consiglieresti di ascoltare e perché?
Al livello culturale, New York è una delle città più cosmopolita del mondo, e questa diversità è particolarmente evidente negli ambienti universitari. Questo semestre sto insegnando un corso introduttivo sulla storia della musica occidentale, partendo dai canti gregoriani medievali fino alla musica della prima metà del novecento. Ciò che continuo a sottolineare ai miei studenti è che ciò che studiamo in classe rappresenta solo una piccolissima parte della storia di una zona del mondo che, nonostante la sua dimensione ridotta, ha influenzato notevolmente tutta la cultura occidentale. Sono convinto che Bach, Mozart, Beethoven e molti altri debbano essere studiati e conosciuti, ma sono anche combattuto dal fatto che, nelle università e nei conservatori occidentali, si dia per scontato che questa sia la musica da studiare ed analizzare, mentre tutte le altre culture musicali mondiali vengono spesso compresse in una classe denominata World Music. Le cose stanno cambiando, almeno qui a New York, ma nel frattempo ci adattiamo ancora a questa visione molto occidentale del sistema universitario.
Per quanto riguarda i miei studenti, è evidente che prestino più attenzione a composizioni spesso utilizzate in film e a altre culture musicali, come alcune composizioni da camera di Bach o le principali sinfonie di Beethoven. Mi appoggio a questo punto per rispondere all'ultima parte della tua domanda. Mi piace molto vedere come si stia sfidando l'idea di sistematizzazione dei generi musicali. È stimolante osservare come anche la musica da concert hall  (non mi piace nemmeno più definirla “classica”) stia aprendo le porte all'elettronica ed ad altre forme di sperimentazione, e come la musica definita più “pop” si stia evolvendo verso nuovi orizzonti meno schematizzati. Rispettando il passato, è importante che la tecnologia e l'innovazione siano presenti anche nel mondo musicale, e accogliamo favorevolmente qualsiasi tipo di sperimentazione! Nella sua biografia, Shoe Dog il co-fondatore della Nike, Phil Knight, afferma spesso che veniamo ricordati per le regole che infrangiamo, non per quelle che seguiamo, sia nel bene che nel male.

Cinque brani da consigliare. Qui ti potrei dare una risposta diversa ogni giorno! Ma ci proviamo. Dopo l'introduzione scritta precedentemente, lasciami spaziare molto sui generi e stili musicali.

Thomas Adès, Dante: una composizione di più movimenti e recentemente registrata dalla Los Angeles Philarmonic. In piú, questa registrazione ha ricevuto un Grammy come Best Orchestral Performance nel 2023. Considero l'inglese Adès un compositore eccezionale e molto innovativo, e trovo molto interessante l'uso di canti pre-registrati nella sinagoga Ades di Gerusalemme nel secondo movimento di Dante, Purgatorio. Cambiando completamente genere, anche se non ho mai seguito attivamente la carriera di Beyoncé, devo ammettere che il suo recente album, Cowboy Carter, è un grande esempio di mix di generi. Tra l'altro, nella sua canzone Daughter, Beyoncé rende omaggio a Puccini, e alla sua opera Gianni Schicchi, cantando un pezzo della famosa aria O mio babbino caro. Sentire Beyoncé cantare l'aria in italiano in questa unione di generi musicali è molto affascinante. Simile discorso per il premio Pulitzer 2018 Kendrick Lamar, artista che spinge spesso i limiti musicali più canonici nell'hip-hop. La traccia United In Grief del suo recente album Mr. Morale & The Big Steppers, è un ottimo esempio di ciò. Tornando ad un discorso più da musica da concert hall, ci sono molti compositori che stanno riscrivendo nuovi canoni e tecniche soprattutto grazie all'uso di componenti elettronici. Mi piacerebbe citare Pamela Z e il suo album Echolocation – l'ononima traccia che apre l'album è molto orecchiabile, ritmica ed intrigante allo stesso tempo. Finisco citando un artista forse meno conosciuto, JoeDeninzon, un violinista molto dedito alla ricerca di nuovi suoni ed interpretazioni dello strumento. Ho ascoltato recentemente dei frammenti del suo concerto per violino elettronico a sette corde ed orchestra, Dream Diary, interpretato da lui e la Muncie Symphony Orchestra, e ne sono rimasto allibito per la sua capacità di unire suoni acustici ed elettronici creando un mix perfetto.

Allargando il colloquio in altri settori non certo meno importanti: nell'Università dove insegni sono in corso manifestazioni simili a quelle che si registrano in altre parti degli Stati Uniti? Qual è il clima che si respira da voi?
Si, ci sono stati e stanno continuando. Noi siamo uno dei pochissimi (se non l'unico) campus universitario pubblico a Manhattan che ha molto spazio tra i vari edifici. Molti studenti da diverse scuole pubbliche si sono accampati in segno di protesta nel prato centrale del nostro campus, ed, ancora oggi, le lezioni vengono fatte su Zoom e non ci è permesso di entrare nel campus (ora è più di una settimana ormai). Immagini della protesta sono andate in onda sui maggiori canali d'informazione americani come la CNN, FOX, CNBC, etc nello stesso momento in cui le proteste si stavano manifestando al campus della Columbia, che dista meno di 30 blocchi da CCNY.
Non voglio esprimere commenti politici, ma trovo molto interessante osservare le generazioni più giovani scendere in piazza per i loro ideali. Da quando sono qui a New York, sto per la prima volta nella mia vita percependo nel mio quotidiano le conseguenze di eventi che possono influenzare gli equilibri a livello mondiale. Specialmente a partire dal 2020, ho visto di persona scene di tensione nella metropolitana, all'università e in altri luoghi pubblici in risposta a eventi come la pandemia, le proteste contro l'amministrazione Trump e l'assalto del 6 gennaio al Capitol City, le manifestazioni in favore del movimento Black Lives Matter in risposta all'assassinio di George Floyd, e ora il conflitto a Gaza.
Gli impegni di Marcello probabilmente allontaneranno le possibilità di un suo imminente ritorno in Abruzzo. Magari si troverà però un buco raccogliendo l'invito di Coach D'Incecco -tanto orgoglioso da augurare a Marcello gli stessi successi di un altro suo allievo, Luigi Lamonica-  per un incontro tra i vecchi amici, ex atleti e genitori compresi. Siamo certi che mamma Aida preparerà per lui polpette e agnello cacio e ove che saranno un privilegio culinario non da poco per i partecipanti a quel banchetto.

Emidio Maria Di Loreto
[1] Ha realizzato e diffuso un progetto che dimostra come la musica possa essere matematica applicata attraverso le sequenze numeriche di Fibonacci e la serie aurea, ed aiuta a completare i concetti comprendendo anche armonia, ritmo e melodia. Nella pallacanestro moderna le posizioni in campo ormai sono studiate con uso di funzioni e algoritmi matematici.

 

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