Marco Marsullo: I miei genitori non hanno figli

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Nel suo terzo libro, Marsullo ci mostra i genitori visti dai figli e sullo sfondo la scelta che porta verso la letteratura. Con la sua ironia, lo scrittore napoletano ci racconta del complesso rapporto tra una coppia di genitori separati e il loro figlio.

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Confessione del lettore: alzo la testa, mentre scrivo di questo nuovo libro di Marco Marsullo, e mi rendo conto che lì, nella libreria, fanno bella mostra di sé i tre romanzi dello scrittore napoletano.
Li ho seguiti dal primo momento.
Forse ammaliato dal titolo nel primo caso; invogliato dal positivo ricordo, quando è apparso il secondo; ormai convinto lettore, nel terzo.
Ed eccolo I miei genitori non hanno figli: un padre e una madre separati, raccontati da un figlio diciottenne che insegue se stesso nelle manie, nelle mancanze e nelle indecisioni dei suoi genitori.

i-miei-genitori non hanno figli copertinaCitazione 1
Noi figli dei separati siamo come ostaggi. Merce di scambio, casi diplomatici, dividiamo l’opinione pubblica. Solo che non c’è una nazione con il fiato sospeso che affanna per la nostra sorte. Ci siamo solo noi, e basta. Le due controparti, talvolta rumorose, a bisticciar tra loro, talvolta silenziose, si alternano nel gioco di ruolo dei reclamanti e dei rapitori. Ognuna è nel giusto, l’altra il demonio da debellare con qualunque mezzo.

Marsullo racconta, dunque, di un ragazzo che vive con una madre che non ha mai metabolizzato la separazione dal padre, e, soprattutto, non ha mai accettato che il marito abbia scelto un’altra donna, secondo un copione che aveva ritenuto sempre squallido e quasi volgare.
Così, tra amori poco affidabili, corsi delle più svariate discipline, questa madre non sa più guardare avanti, e non sa trovare la serenità necessaria ad accompagnare il figlio alle prese con la difficile scelta della facoltà giusta.
Il padre, trasferitosi a vivere in campagna, diviso fra cani, piante e prove di forza, sembra aver già emesso un giudizio senza appello sulle carenze del proprio figlio e sull’inevitabile catastrofe che deriverà dalle sue scelte.
Insieme, racconta Marsullo, non hanno niente da dirsi e non hanno il coraggio di ammetterlo.

Citazione 2
Il professore mi invita a ritornare ad aprile. Aprile, come dire: mai più. A conti fatti, a me della bocciatura, di aprile, di Francesco che stratta una stretta di mano convinta e il primo trenta della sua carriera universitaria proprio accanto a me, non me ne importa niente.
Penso solo alle due chiamate che dovrò fare una volta fuori di qui. Perché avevano ragione, avevano ragione loro. E per loro conta solo questo.

Marsullo racconta questi rapporti con ironia e semplicità, mostrando la difficoltà dei figli a essere ascoltati da genitori troppo presi da se stessi, dalle proprie ferite, dalle proprie attese.
Giovani a tutte le età, questi genitori vivono ancora incentrati su stessi, in una sorta di delirio narcisistico, in cui il figlio entra solo quando è in grado di produrre successo e riconoscimenti.
Ogni difficoltà, ogni sconfitta manda in tilt i già precari equilibri.
Quando si palesa la difficoltà, quando si mostra qualcosa di difficile, da parte di questo tipo di genitori scatta una mossa rabbiosa di allontanamento, di rifiuto che potremmo riassumere in tre frasi difensive: non sono colpevole; non ho responsabilità; non dipende da me.
Eppure la forza di Marsullo risiede nella capacità di far emergere tutto il dolore della vicenda, senza la tentazione di elevarsi a giudice.
Il protagonista, delusione dopo delusione, tentativo dopo tentativo, intravede – guardando il mare dalla sua panchina prediletta, una sorta di oasi dove mettere ordine nei propri pensieri – il proprio cammino e comprende che in fondo non ci sono colpevoli.
Quel padre e quella madre hanno visto amaramente svanire sogni, sentimenti e legami in cui avevano comunque creduto e sono, per così dire, vulnerabili nella loro precarietà emotiva.
Accettando le loro debolezze e i loro limiti, questo giovane ragazzo saprà concedersi l’orizzonte di un sogno da inseguire davvero: scrivere, lavorare con la parola, raccontare, narrare.

Citazione 3
Mi sono alzato e me ne sono andato fuori. Quando il mio cognome e il mio numero echeggeranno nell’aula, ormai quasi vuota, nessuno andrà a sedersi di fronte alla commissione. In quel momento io sarò ancora qui, su questo muretto.
Antonio Fresa
Marco Marsullo
I miei genitori non hanno figli
Einaudi, 2015
Pagine 144, € 16,50

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