Marcos Morau e la compagnia La Veronal: Pasionaria

pasionaria
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Nel mito, quando Pandora apre il vaso che contiene tutti i mali del mondo, rimane la speranza. Ma questo è un sentimento che nel mondo distopico disegnato da Marcus Morau sembra inesistente. Nel suo Pasionaria siamo destinati a essere marionette disarticolate che ripetono senza sosta gesti, tracciati, impossibilitati a incontrare gli altri pianeti. Pregevole il lavoro del

Mmarcos Morau
Marcos Morau

coreografo spagnolo direttore della compagnia La Veronal, che ha messo in scena lo spettacolo Pasionaria. Così come è notevole il rigore con cui i suoi ballerini si mettono completamente al servizio della drammaturgia e della coreografia, riuscendo per i 75 minuti dello spettacolo, a incarnare corpi senza anima che richiamano l’astrattismo, Braque, il cubismo.

Il balletto è denso di riferimenti culturali di ogni genere, con commistioni che vanno dal cinema alla fotografia, alla pittura. Ma soprattutto preziosa rimane la ricerca sul movimento effettuata. Non è cosa semplice rendere così frammentati e segmentati come ha fatto la compagnia La Veronal gesti e movimenti. I ballerini esibiscono una capacità quasi da contorsionisti che si unisce a una grande qualità del passo di danza.

C’è chi ha lodato Marcus Morau di essere un genio per questa sua capacità coreografica che ho sicuramente apprezzato. Nello stesso tempo l’hanno anche accusato di chiedere cose impossibili. A questa obiezione lui risponde che a volte non sa che cosa è fattibile o meno, nel momento in cui lo propone. Sta al lavoro collettivo poi mostrare in quale direzione poter realmente andare. In questo sicuramente il coreografo mostra una grande disponibilità alla sperimentazione, ma anche a sapersi ritrarre di fronte all’impossibilità. Non si tratta di una sperimentazione fine a se stessa, ma di una ricerca del gesto in grado di richiamare emozioni e immaginari, al di là dell’utilizzo della logica e del razionale.

Durante lo spettacolo i corpi si muovono in solitario sul palcoscenico. Ci sono rari momenti corali, con coreografie sicuramente raffinate e avvincenti, che catturano per la loro perfezione, ma anche per la capacità di restituire un senso di meccanicità allo spettatore che guarda.

La Pasionaria è uno spettacolo che non lascia spazio ai sentimenti e alle emozioni, nonostante in modo ironico si apra con la passione di Giovanni e si chiuda con la passione di Matteo.
Al regista, nella mezz’ora in cui si è stato disponibile al dibattito pubblico a fine spettacolo, ho chiesto quali fossero gli elementi che richiamavano la speranza. La risposta è stata che probabilmente la speranza è quella che hanno gli spettatori, quando a sipario chiuso, vanno a bere una cerveza. Se questa è stata la risposta ironica, quella più seria suggeriva che più che parlare di elementi c’è un’atmosfera che riconduce a questo sentimento, soprattutto nel finale.
Ammetto la mia difficoltà nel trovarli. Probabilmente l’intenzione è stata superata da una realizzazione, che preclude la possibilità di dare una via di uscita diversa da quella di un nichilismo frenetico, sottolineato continuamente dalla coreografia.

Pasionaria
PASIONARIA ©Alex Font

Interessante la cornice formata da tubi di neon che delineano lo spazio scenico, giocato con costumi e scenografie da cui il colore è bandito. Primeggiano colori freddi che vanno dal grigio al beige.
Il paesaggio, intravvisto al di là di una enorme finestra che dà verso un altrove non meglio definito, di pianeti, di stelle, di collisioni di galassie, sottolinea ancora una volta il vagare senza senso delle figure dello spettacolo. Rese non umane anche dal ritmo frenetico e incalzante della danza, scandita da una musica sincopata, utilizzata in modo accurato, che ripropone ancora una volta l’estraneità dell’uomo a se stesso.

Se lo spettacolo è stato di grande interesse e di grande coinvolgimento, un apprezzamento va anche allo staff del teatro. Le hostess, gli steward, l’addetto stampa, il direttore di sala e il direttore artistico, hanno accolto il pubblico con stile e professionalità. Riuscendo a facilitare l’ingresso anche a chi viaggia in carrozzina, mostrando in questo che accessibilità e agibilità non sono traguardi raggiungibili.
Gianfranco Falcone

Triennale – Milano
Pasionaria
La Veronal
13 – 14 aprile, 2022
durata 75’
ideazione, direzione artistica: Marcos Morau
coreografia: Marcos Morau in collaborazione con i danzatori
assistenza alla coreografia: Lorena Nogal
ripetitore: Estela Merlos
consulenza artistica e drammaturgica: Roberto Fratini, Celso Giménez
danzatori: Lorena Nogal, Marina Rodríguez, Sau-Ching Wong, Ariadna Montfort, Núria Navarra, Àngela Boix, Alba Barral, Jon López
scenografia: Max Glaenzel
costumi: Silvia Delagneau
suono: Juan Cristóbal Saavedra
video: Esterina Zarrillo
luci, direzione tecnica: Bernat Jansà
assistenza tecnica, effetti speciali: David Pascual
realizzazione costumi: Ma Carmen Soriano
maschere, accessori: GADGET
Effetti speciali
caschi: Ricardo Vergne
protesi: Martí Doy
realizzazione sfere: Goretti Puente
calzature: Natalio Martin
produzione esecutiva: Juan Manuel Gil Galindo, Cristina Goñi Adot
coproduzione: Teatros del Canal, Théâtre national de Chaillot, Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, Sadler’s Wells, Tanz im August – HAU Hebbel am Ufer, Grec 2018 Festival de Barcelona – Institut de Cultura Ajuntament de Barcelona, Oriente Occidente Dance Festival, Mercat de les Flors
con la collaborazione di: El Graner Centre de creación
con il sostegno di: INAEM – Ministerio de Cultura y Deporte de España, ICEC – Departament de Cultura de la Generalitat de Catalunya
in collaborazione con: Instituto Cervantes

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