Marek Hamsik, un addio emblematico del calcio

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Finalmente possiamo salutare Marek Hamsik. L’addio del campione slovacco è stato quanto meno complesso, se ne parlava già dall’estate scorsa. Si sapeva che dalla Cina era giunta una qualche offerta irrinunciabile dal punto di vista economico. Stavolta Marekiaro non poteva dire di no, era l’ultima occasione per monetizzare in una maniera assolutamente impossibile a Napoli: 9 milioni di euro netti l’anno per vedere la cresta di Marek scorrazzare nei fantastici campi del campionato cinese. Il calcio è diventato davvero spoetizzante e la storia dell’addio di Hamsik ne rappresenta un po’ l’emblema.

Non siamo riusciti neanche a salutarlo allo stadio; abbiamo visto un’ultima partita da titolare, al ritorno da un infortunio, giocata in maniera notevole ed impreziosita da un meraviglioso passaggio per Callejon che ha dato l’avvio all’azione che ha portato al primo goal del Napoli e quindi alla vittoria contro la temuta Sampdoria. Non pensavamo, quando è uscito, che fosse il suo canto del cigno a Napoli, lo abbiamo capito dalle parole di Ancelotti nel post partita. Eppure a me convinceva molto la posizione in cui lo aveva sistemato Carletto, sarebbe stata una ulteriore evoluzione di un campione duttile e capace di adattarsi a diversi ruoli, schemi, situazioni di campo: un centrocampista moderno, un campione.

Una vicenda tipica del calcio moderno potremmo dire, le tempistiche non hanno consentito a pubblico e campione slovacco di salutarsi come avremmo sperato. In ogni caso, sappiamo tutti che si tratta di un arrivederci. Hamsik ormai è napoletano, dopo tredici anni di militanza azzurra e soprattutto di vita vissuta. La sua vicenda è simbolica del Napoli di De Laurentiis, anche il commiato così particolare. L’interesse per la parte economica è certamente la cifra dominante della gestione di Aurelio; è difficile dire che il presidente non sia particolarmente oculato e non metta al primo posto l’economicità della gestione. A Napoli in molti lo chiamano Aurieuro, in troppi lo contestano senza comprendere che effettivamente il cuore della gestione di una moderna società calcistica è proprio nella gestione economica. Senza dilungarci troppo in questa parte del discorso andrebbe riconosciuto a De Laurentiis la notevole difficoltà aggiunta nella gestione imprenditoriale nel Sud Italia. Quante squadre meridionali in questo momento sono in serie A?
Che fine hanno fatto le altre squadre delle grandi città del Sud? Lo stesso ADL ha preso il Bari da un clamoroso fallimento, eppure non si può dire che il Bari non abbia bacino d’utenza, tifosi, strutture per la Serie A? Perché a Napoli non si parla neanche dell’opportunità di costruire un nuovo stadio? A Roma almeno c’è un progetto, a Napoli nulla! Quindi la cessione di Hamsik è nel solco di una gestione ottima dal punto di vista economico ma che ci impedisce di essere forti come vorrebbe la tifoseria.

È la polemica che porto avanti con mio figlio quando parliamo del Napoli; la mia generazione ha vissuto l’epoca del miglior Napoli della storia, capitanato dal miglior giocatore di tutti i tempi che ha scelto di venire a giocare a Napoli. A quell’epoca era possibile, oggi no. Poi abbiamo vissuto i disastri successivi, il fallimento, la rinascita dell’era ADL e quindi fintantoché non ci siano serie alternative ce lo teniamo ben stretto. Hamsik è il simbolo del secondo Napoli più forte della storia: tre volte secondi in campionato, due Coppe Italia, una Supercoppa nazionale, una semifinale di Europa League, due volte agli ottavi di Champions. Si è vinto poco ma si è giocato tanto bene e noi tifosi ci siamo davvero divertiti tanto.

Marek è arrivato a Napoli nell’anno della risalita in Serie A. Pierpaolo Marino lo ha pescato dal Brescia, costo 5 milioni di euro. Presentazione di Hamsik e Lavezzi: Marek sembra davvero un bambino in quella istantanea. Il Pocho aveva già la faccia da giocatore fatto: sarà il giocatore che più di tutti ha entusiasmato la città, forse il più amato in assoluto dell’era De Laurentiis. Ma Marek e la sua cresta nel corso degli anni, con il tempo, ne sono diventati il simbolo. Già dal primo, con Reja in panchina, si capiscono le splendide potenzialità del ragazzo. Meravigliosa prestazione al San Paolo contro il Milan, con un gol splendido, nel 3 a 1 che spinge il Diavolo fuori dalla Champions. Sotto la guida di Mazzarri diviene uno dei tre tenori dell’attacco azzurro così prolifico; Hamsik, Lavezzi e Cavani. Prima coppa Italia, con gol di Marek in finale contro la Juventus, ottavi di finale di Champions dopo l’impresa contro il Manchester City. Seguono due beffe: la rocambolesca eliminazione contro il Chelsea che lancia i blues alla conquista della loro unica Champions, la sconfitta di Pechino contro la Juve in Supercoppa con un incredibile arbitraggio di Mazzoleni.
Si cambia, arriva un allenatore di grande fama internazionale, Rafa Benitez. Cambia il modulo, cambia la posizione di Marek che soffrirà alquanto questa nuova modalità di gioco. E’ il periodo in cui, però, riusciamo a vincere due trofei, tanta roba per il Napoli, e Marek capitano alza un’altra Coppa Italia ed una Supercoppa vinta ancora una volta contro la Juventus, ai rigori. Via Benitez, arriva Maurizio Sarri: tre anni bellissimi ed indimenticabili per chi ama il calcio, direi anche per i tifosi delle altre squadre tanto è bello il Napoli in alcuni frangenti. Purtroppo zero tituli (come avrebbe detto Mourinho), anche per un finale quanto meno discutibile dello scorso campionato.
Son passati campioni e capitani a Napoli, Marek è rimasto centrale nel progetto azzurro nel cuore dei tifosi, nell’animo della città. La cresta era un simbolo per tutti noi ormai, ci mancherà. A presto Marekiaro, Napoli ti aspetta. Intanto, speriamo che Lorenzo Insigne abbia altrettanta lunga vita e possa addirittura battere i record di presenze e gol realizzati in magli azzurra attualmente detenuti da Marek Hamsik.
Vittorio Fresa

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